L'ambasciatore d'Etiopia e i ritardi per la rìcollocazione della stele di Axum «Sono rimasto scioccato e confuso alla notizia che servono ancora dieci milioni di euro per i] trasporto della stele di Axum». Mengistu Hulluka, ambasciatore dell'Etiopia in Italia, commenta così la notizia sul ritardo della partenza dell'obelisco per il paese d'origine, pubblicata la settimana scorsa dal «Corriere della Sera». Ma aggiunge che apprezza «tutto quello che sta facendo il governo italiano per la restituzione del monumento». «L'Italia - commenta - si è impegnata e siamo sicuri che onorerà questo impegno». Le è stata indicata una data certa? «All'inizio sapevamo che la stele sarebbe partita subito dopo lo smontaggio con un aereo americano. Poi ci hanno detto che i vettori di quel tipo erano tutti impegnati in Iraq a tempo indeterminato». Quindi il motivo ufficiale del ritardo sarebbe la mancanza dell'aereo? «Uno dei tre motivi. Il secondo è la mancanza di fondi da parte del governo italiano, anche se non ci avevano parlato di dieci milioni di euro. Ma quello più importante sembra il terzo motivo, ossia la mancanza di un progetto preciso per il trasporto». Un progetto? «Sì, di tipo tecnico. Pare che il trasferimento della stele ad Axum sia molto più complicato dello smontaggio, che pure ha richiesto la messa a punto di un sistema all'avanguardia». Quali problemi deve risolvere questo progetto tecnico? «Innanzi tutto deve verificare se l'aeroporto di Axum è in grado di far atterrare un aereo di quel peso. L'equipe del professor Giorgio Croci ha fatto un primo sopralluogo e ha scoperto che la pista è troppo corta». Quindi? «Si pensava di allungarla. Il governo etiopico è pronto ad aggiungere, a spese proprie, un tratto di pista provvisorio, fatto di brecciolino». La pista di atterraggio esistente è stata costruita appositamente per il ritorno dell'obelisco cinque anni fa. Quanto misura? «Due chilometri e mezzo». Di quanto bisogna allungarla? «Di un altro chilometro». Fino ad oggi qual è l'aereo più grande che vi è atterrato? «Gli Antonov vi scendono normalmente». Quindi, se per il trasporto della stele venisse scelto un Antonov, non ci sarebbero problemi. «Ma pare che gli Antonov non siano in grado di sollevare 87 tonnellate, ossia il terzo blocco della stele». Le notizie più recenti sul trasporto? «Le ha fornite la settimana scorsa il sottosegretario italiano agli Esteri Alfredo Luigi Mantica, che ha incontrato ad Addis Abeba il nostro primo ministro Meles Zenawi. Mantica ha detto che si sta lavorando, ma ha ribadito che non esiste una data certa per il ritorno della stele». Ad Axum che cosa è stato fatto oltre alla nuova pista di atterraggio? «Il governo etiopico ha costruito i trenta chilometri di strada dall'aeroporto alla piazza di Axum, dove la stele sarà rimontata, ed ha rinforzato i ponti lungo questa strada». Spesa? «L'equivalente di tre milioni di euro. Inoltre è stato acquistato un Tir in grado di trasportare i tre blocchi fino ad Axum ed è stata preparata la base che dovrebbe accogliere l'obelisco. Quest'ultima l'ha costruita gratis una impresa italiana che lavora da tanti anni in Etiopia». E adesso? «Avendo appreso che l'obelisco è nel cortile di una caserma, abbiamo chiesto al direttore generale dell'Africa subsahariana, Bruno Gabras, di vederlo». Risposta? «Stiamo aspettando». «Mancano i fondi ma soprattutto l'aereo e un progetto preciso» «Neanche l'Antonov è in grado di sollevare le 87 tonnellate del terzo blocco»