La lunga vicenda dell'Atleta di Fano pescato in mare da un battello da pesca di Fano in acque internazionali nel lontano 1964 si è temporaneamente conclusa con una ordinanza illuminata ed illuminante del GIP di Pesaro Lorena Mussoni. Ordinanza che impone la confisca della statua (...) ovunque essa si trovi . La nuova vicenda giudiziaria aveva avuto inizio con un esposto dell' Associazione Le Cento Città a firma del Presidente pro tempore avvocato Tullio Tonnini e, dopo il respingimento delle eccezioni presentate dai difensori del Getty Museum di Malibù in California sulla competenza di un Tribunale italiano a giudicare in merito, ha avuto un esito positivo. Ma la storia era cominciata molto prima, esattamente il 18566, con l'assoluzione per insufficienza di prove presso il Tribunale di Perugia di quattro imputati (gli eugubini Pietro, Fabio e Giacomo Barbetti ed il piete Giovanni Nagni) che erano entrati illecitamente in possesso della statua. A condannare i tre per ricettazione ed il Nagni per favoreggiamento fu invece la Corte d'Appello di Perugia il 27167, sentenza annullata dalla Corte di Cassazione il 22568 e seguita da una nuova assoluzione della Corte di Appello di Roma il 181170 per la impossibilità di accertare I'interesse artistico, storico od archeologico del reperto. Il tutto avvenuto quando la statua era ancora nascosta in Italia. Mai accertata è la storia che fu un antiquario milanese nel 1971 a vendere la statua al tedesco Heinz Herzer; angosciante è poi la versione che la statua lasci Gubbio con una spedizione di forniture mediche mandate in Brasile presso una missione in cui operava un religioso parente dei Barbetti, già riportata dal giornalista Bryan Rostron sulla Saturday Review del 31379. Certo è che Herzer dichiarò di aver acquistato la statua per Aatemis, consorzio internazionale d'arte, da una collezione sudamericana e che nell'ottobre del 1971 la fece sottoporre ad analisi presso il Doerner Institut in Barer Str. 29 di Monaco. Thomas Hoving, Direttore del Metropolitan Museum, esaminò la statua nel 1972 in quella città senza procedere al suo acquisto per i dubbi sulla legalità della provenienza, come egli stesso dichiarò a Rostron. La statua fu invece acquistata dal Getty Museum per 3.950.000 dollari (purtroppo anche con l'avallo di Federico Zeri, allora uno dei consulenti del Getty Museum) dopo la morte del vecchio Getty che, di fronte all'impossibilità di avere la documentazione sulla legittimità dell'uscita dall'Italia, aveva sempre rinviato l'operazione. E' infine certo che il Direttore generale dei Beni culturali nel 1990 segnalò al Ministero degli Esteri che in Italia era stato rinvenuto nel 1989 un frammento della concrezione marina che al momento del recupero ricopriva quasi interamente la statua. Esattamente quella concrezione che personalmente feci consegnare, da colui che la deteneva, alla Procura della Repubblica di Pesaro retta allora dal dottor Savoldelli Pedrocchi. Era la prova provata che si cercava da anni. Nessuno da allora osò più sostenere che la statua del Getty non fosse la stessa recuperata dai pescatori fanesi. La concrezione marina si era staccata, dichiarò il signor Dario Felici, proprietario del terreno in cui la statua era stata temporaneamente seppellita, per un colpo di vanga da lui stesso inferto all'atto del dissotterramento all'altezza di uno stinco . Quindi l'opera ripescata in mare durante una battuta di pesca in acque internazionali , come ha sempre sostenuto con me il capobarca Romeo Pirani, fu sbarcata a Fano dove rimase per un breve periodo, poi sotterrata in un campo di cavoli a Carrara ed infine trasferita a Gubbio presso i Barbetti. Da Gubbio per un lungo periodo di tempo della stessa si perdono le tracce. Certo è che, poiché non esiste nessuna autorizzazione all'esportazione e gli avvocati del Getty, pur sfidati a farlo dal sostituto procuratore Silvia Cecchi, dall'avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli e dall'avvocato de Le cento città Tristano Tonnini, si son ben guardati dall'esibire qualsiasi documento, l'opera è uscita illegalmente dall' Italia, in altre parole: è uscita di contrabbando. Lo sosteniamo da trent'anni per una atavica fiducia nella Legge in opposizione alla legge ieri della forza ed oggi del denaro che per molte, troppo persone, è l'unico strumento che regola le cose del mondo. Siamo alle battute finali. L'impegno di pochi, tra i quali alcuni validissimi servitori dello Stato (i carabinieri guidati dal Capitano Salvatore Strocchia, l'avvocatura dello Stato, alcuni magistrati, qualche giornalista e Le Cento Città , nel silenzio, lungo, troppo lungo, della politica nazionale, uniche eccezioni i già Ministri dei BBCC Buttiglione e Rutelli) è stato finalmente ripagato da coloro che hanno riportato nei suoi esatti termini una vicenda che, se la cupidigia non avesse ottenebrato le menti, non sarebbe neppure nata. La statua fa parte del patrimonio indisponibile dello Stato ed è uscita illegalmente dal nostro Paese; la Repubblica italiana ha non solo il diritto ma il dovere di confiscarla ovunque si trovi. Et de hoc satis. Attendiamo il suo ritorno con l'ottimismo della ragione.
MARCHE - Un reperto che uscì illegalmente. La vicenda dell'Atleta di Fano si è per ora conclusa. Un'ordinanza impone la confisca della statua ovunque questa si trovi.
La statua dell'Atleta di Fano è stata recuperata in mare da un battello da pesca di Fano nel 1964. La statua era stata acquistata illegalmente dal Getty Museum di Malibù in California nel 1971. La statua era stata trovata in Italia nel 1856, ma la sua provenienza era stata messa in dubbio. La Corte di Cassazione aveva annullato la sentenza del 1967, ma la Corte d'Appello di Roma aveva confermato l'assoluzione dei quattro imputati nel 1971. La statua era stata venduta all'Getty Museum da un antiquario milanese nel 1971.
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