L'intervento PER piacere diteci che è tutto un incubo. Diteci che dopo cinque anni di reticolati, di abbandono ai topi e alle sterpaglie, di cumuli di rifiuti e di pozze fangose e maleodoranti la Darsena tornerà, perlomeno, com'era prima: un piccolo specchio d'acqua che permetta ai vecchi di raccontare ai nipoti che Milano era una città di canali e commerci fluviali. Che fino a un secolo fa somigliava ad Amsterdam e aveva un porto che per traffico era il quinto d'Italia. Per piacere, non scherziamo con questa storia dei giardinetti al posto dell'acqua, «perché le sponde potrebbero non reggere più le correnti», come ha osato preconizzare l'assessore all'Arredo urbano Maurizio Cadeo. Il fallimento rovinoso dello sciagurato progetto del parcheggio sotterraneo ha già portato in dote il degrado di uno dei più caratteristici, e storici, quadranti di Milano. La palude in cui è stata trasformata l'ultima parte della Darsena è diventata, come documentato mesi fa proprio su queste pagine, il retroterra dello spaccio di cocaina ed eroina su viale Coni Zugna. PERCHÉ si vuole infliggere ai residenti, ai turisti e alle migliaia di "urban user" dei Navigli anche l'umiliazione di un riassetto abborracciato, di uno sfregio alla storia e al paesaggio cittadino, del "rappezzo" con quattro aiuole? Par di capire che il problema sia economico, che Palazzo Marino non abbia i denari per affrontare l'eventuale spesa di rifacimento delle sponde malate. Se questa è la ragione, è semplicemente inaccettabile che si tratti dello stesso Comune che rischia di perdere 140 milioni per la sciagurata operazione dei derivati, della stessa città che ha gonfiato il petto per la conquista dell'Expo, dello stesso sindaco che un giorno sì e l'altro pure si vanta di aver fatto tornare grande (?) Milano. E poi, a parte il fatto che non si comprende perché l'eventuale spesa di ripristino delle sponde non ricaschi sulle spalle dell'impresa che doveva fare il parcheggio e non l'ha fatto, per quale motivo l'assessore Cadeo nemmeno considera l'ipotesi più ovvia: rifare a regola d'arte quel che è stato compromesso, perlomeno ponendo all'amministrazione e alla città il problema dei costi? Abbiamo letto di un progetto, presentato dal gruppo di residenti "Darsena Pioniera", che vagheggia di realizzare nell'attuale invaso piste ciclabili, orti urbani, un boschetto di pioppi, salici e lythrum e persino di piazzare sdraio per prendere il sole. All'appello mancano i campi di bocce ma, vista la filosofia, credo si tratti soltanto di una dimenticanza. Il progetto viene presentato come "un piano spontaneo" della zona, con la collaborazione di architetti e paesaggisti, ispirato a quel che Parigi ha fatto con le rive della Senna (sic). Costo: 400mila euro. Roba da saldi, che piace anche a Cadeo. Che infatti si dichiara vivamente interessato. Chiamiamo le cose con il loro nome: questo progetto non solo è insensato, è un insulto al buon gusto e al buon senso. Non c'è nessuna ragione per un simile accrocco in un luogo storico della città. E men che meno può essere la difesa del verde infestante - comprese le piante cresciute col "guerrilla gardening" - a giustificare lo sfregio e la nascita di una specie di baraccone. La Darsena deve tornare a riempirsi d'acqua, di barchette e barconi, di germani e di canottieri. Ce lo devono: è il minimo, dopo cinque anni di sconcezze.
MILANO - Solo l'acqua restituirà la Darsena alla storia
La Darsena a Milano è stata trasformata in un invaso con rifiuti e pozze fangose. Il progetto di rifacimento delle sponde è stato abbandonato a causa di problemi economici. L'assessore all'Arredo urbano Maurizio Cadeo ha proposto un nuovo progetto che prevede la creazione di giardinetti e piste ciclabili, ma è stato criticato per essere insensato e un insulto al buon gusto. Il progetto costa 400mila euro e il sindaco è interessato. La Darsena deve tornare a essere un luogo di interesse turistico e storico.
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