ORISTANO. Nel bel mezzo della relazione del presidente del Tar, Paolo Numerico, spunta un foglio. È lo stesso giudice a leggerlo, interrompendo l'esposizione del documento riassuntivo dell'attività del Tribunale amministrativo regionale. Appena nella sala viene pronunciata la parola Tuvixeddu tutti capiscono. Si apre così un fronte polemico tra i giudici del Tar e il pubblico ministero Daniele Caria che si era occupato della parte penale dell'inchiesta cagliaritana legata alla battaglia sui vincoli edilizi nel colle che ospita la necropoli fenicio-punica. A dar fuoco alle polveri era stato proprio il pubblico ministero cagliaritano, che nell'ultima pagina del provvedimento con cui aveva richiesto l'archiviazione per gli indagati per abuso d'ufficio - tra questi c'era anche l'ex presidente della giunta regionale, Renato Soru - aveva fatto riferimento proprio al ruolo che il Tar avrebbe avuto nel giudicare, dal punto di vista amministrativo, la vicenda. «Non critichiamo le critiche - ha affermato il presidente Paolo Numerico -. Non c'è e non ci sarà contrasto e il giudizio penale non fa stato sul nostro procedimento. Restano però le perplessità sul contenuto dell'ultima pagina della richiesta di archiviazione, in particolare laddove si dice che il costruttore aveva conoscenze al Tar». È solo l'inizio di un pensiero più articolato: «C'è dispiacere - ha proseguito Paolo Numerico - perché ciò provoca il rischio di delegittimazione del Tar e di tutti i suoi magistrati. Sembra che nella vicenda Tuvixeddu si sia agito sulla base di indirizzi preordinati e che non abbiamo giudicato secondo scienza e coscienza». Poi la chiusura, prima di riprendere con l'analisi di un anno di attività: «La magsitratura inquirente conosce bene il significato della parola delegittimazione, soprattutto quando si trova nel pieno del proprio impegno e del proprio lavoro». È stato insomma un duello a distanza, sebbene ci si sia subito affrettati a gettare acqua sul fuoco. Ma il fatto che si sia scelto un luogo istituzionale, come la cerimonia d'inagurazione dell'Anno giudiziario del Tar Sardegna, e non un organo di stampa per ribattere alle parole del collega - peraltro anche queste contenute in un atto processuale, per quanto poi siano finite sulla stampa - assume sicuramente un valore particolare. L'argomento, del resto, è caldissimo. Oltre che finire sulle pagine delle cronache giudiziarie ha invaso anche l'agenda politica regionale, con il centrosinistra che è tornato all'attacco. Una linea che era già emersa chiaramente durante la precedente legislatura e che aveva anche portato all'avvio dell'inchiesta della procura cagliaritana per abuso d'ufficio. L'ex presidente della Regione, Renato Soru, e gli altri indagati erano finiti sotto inchiesta dopo l'esposto presentato dall'impresa Cualbu, che aveva fatto seguito alla decisione della Regione di estendere i vincoli paesaggistici sul colle di Tuvixeddu, bloccando così i lavori del progetto di edilizia residenziale della stessa impresa. Se con la richiesta di archiviazione sembra conclusa la battaglia penale - sempre che il giudice per le indagini preliminari Roberto Cau decida di accoglierla -, la guerra giudiziaria tra l'imprenditore e la Regione non è certo conclusa. Il gruppo Cualbu, che si ritiene comunque danneggiato, chiederà i danni in sede civile e aprirà a breve un nuovo fronte. -