L'attuale valanga di sciocchezze mediatiche e mediocri suggestioni canore sembra contrastare con il successo riscosso da alcuni appuntamenti culturali, ritenuti imperdibili da un pubblico sempre più vasto. Della fruizione e della sorte delle manifestazioni artistiche nel nostro paese ha parlato in toni perentori Emmanuele Francesco Maria Emanuele, con un passato di amministratore delle più varie aziende italiane, attualmente presidente della Fondazione Roma e neo eletto presidente dell'Azienda Speciale Pala Rxpo di Roma. È necessaria un'organizzazione sistemica tra pubblico e privato. Questa è l'unica formula per competere a livello internazionale. Il successo delle sue recenti iniziative lo dimostra ampiamente: file ininterrotte per visitare la mostra di Edward Hopper allestita prima a Milano e ora a Roma, e le cinquantamila prenotazioni per la mostra di Caravaggio, che ha inaugurato ieri alle Scuderie del Quirinale. Altro esempio di efficace politica culturale è il MART di Rovereto (che ora ospita la grande mostra Dalla scena al dipinto - La magia del teatro nella pittura dell'Ottocento) che nel 2009 ha registrato 240.000 presenze. Grande eco anche mondana per l'apertura dei nuovi contenitori romani destinati all'arte contemporanea, come il MAXXI, disegnato da Zaha Hadid, e il MACRO che ieri ha presentato il nuovo splendido spazio della Pelanda, all'interno del mattatolo di Testaccio. "Il nostro paese" dice ancora Emanuele, "ha infatti grandi capacità di asset culturale che i vari ministri hauno sempre considerato marginale". Basti pensare all'incuria in cui versano gli Uffizi di Firenze, male illuminati e fatiscenti, e ai ritardi del progetto della Grande Brera di Milano. Persino l'altro manager votato alla cultura Mario Resca, tra le aspre polemiche che stanno investendo il suo molo come direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, si dichiara furibondo: nominato dal ministro Bondi, si è visto decurtare drasticamente dal governo le risorse per la cultura che lui era chiamato a rilanciare. COMPETIZIONE. Come rendere competitive a livello internazionale il sistema museale italiano? Emanuele parla della sinergia pubblico-privato come di una strada obbligata, e non come un terreno di conquista. Si tratta a ben vedere di una controffensiva culturale, dal momento che il prodotto che ci viene riproposto come altrui era già nostro in origine. Ne è già un limpido esempio il programma delle mostre previste dalla sua gestione: presso le Scuderie, la mostra sul 1861, Lorenzo Lotto, Lippi padre e figllo, e presso il Palazzo delle Esposizioni, una mostra grafica di De Chirico, Arte Azteca, e Arte Americana. Ancora più provocatoriamente, Emanuele lancia l'ipotesi inverosimile che un fondo privato possa riacquistare le opere di Caravaggio perdute in tempi recenti. Caravaggio era italiano e non ci si capacita di come suoi capolavori possano essere stati ceduti a musei stranieri addirittura dopo il 1950. Ma un servizio all'altezza del nostro paese prevede i giusti ingredienti: dopo l'assalto all'insolita mostra della Galleria Borghese dedicata a Caravaggio-Bacon, Roma, la città che rappresentò per l'artista lombardo il rifugio più lungo della sua breve vita (e che ospita, tra musei e chiese, la maggior parte dei suoi dipinti), lo celebra in pompa magna in occasione del quattrocento anni dalla sua morte con una mostra alle Scuderie del Quirinale. Dopo i secoli dell' oblio, e la deflagrazione della sua fama, prosegue e si afferma più che mai il mito dell'artista Caravaggio. Temperamento violento, uomo in fuga, morto precocemente e in circostanze tuttora misteriose, nella coscienza collettiva è un furfante, irruento e litigioso. Ma è un artista geniale, che ha lasciato in eredità al mondo tracce indelebili. Da più di 60 anni la sua fama ha raggiunto apici altissimi, alimentata dal fascino del teorema arte-vita, un interesse morboso che ha trascinato la sua biografia e le sue opere in un ginepraio di contese e attribuzioni (come se la passione condivisa contribuisse a dividere) e ha moltiplicato gli eventi e le mostre su di lui. Alla ricerca di una modalità espositiva originale, l'ideatore della mostra alle Scuderie, Claudio Strinati, ha immaginato di dialogare in filo diretto col Maestro che avrebbe desiderato di rappresentarsi con le sole opere considerate certe, escludando tutte le attribuzioni che gli storici dell'arte hanno effettuato nel corso del secolo scorso. Un'approccio volutamente didattico che, sottolinea Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani e collaboratore della mostra, dal manuale del liceo consegna al visitatore solo l'immagine pura, e solo quella, di Caravaggio. Indiscutibili sono stati la pazienza e l'abilità dei curatori nel reperire le 24 opere (su 60 certe di tutta la sua esigua produzione) prestate dal tanti musei italiani e stranieri che mai avrebbero voluto privarsene, soprattutto in occasione dell'attuale ricorrenza. Il persorso così depurato prende il via con la Canestra di frutta (detta Rocella), che per la prima volta lascia la Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Si tratta del suo dipinto più elegante e luminoso. La canestra si staglia su uno sfondo chiaro, la frutta è lucente e rigogliosa, ed accezione di quel buco nella mela e di una foglia secca, che inducono a guardare oltre, verso la caducità he attende qualsiasi cosa sia giunta al culmine della sua maturità. È il germe di un'inquietudine esistenziale, quintessenza di tutta l'opera caravaggesca, che si svela lentamente, apparendo solo a tratti nei quadri dipinti nel corso dei primi anni romani (1591-1597). I Musici, giunto da New York, il Suonatore di liuto, da San Pietroburgo, il Ragazzo con canestra di frutta, il Bacco, sono ritratti frontali nati per collezioni private, scevri da impegno religioso, dotati di una soavità leggera, la cui unica bizzarria consiste in quell'ammiccamento licenzioso affidato a volti di persone più facilmente reperibili nei vicoli che nel salotti del tempo. La Conversione di Saulo, del 1600, è l'unica opera dipinta su legno, e svela la rivoluzione strutturale e iconografica che marchierà a fuoco anche la sua interpretazione della religione. Il taglio è centrifugo e ritrae su un unico piano una serie di azioni riprese in simultanea e toccate dalla luce solo nei punti più strategici. Un'interpretazione incongrua - come la definirà Berenson, l'unico convinto detrattore della sua opera - che apre la strada alle multiforni visioni successive, come la Deposizione dei Musei Vaticani e la straordinaria Cattura di Cristo nell'orto. L'attribuzione di quest'ultima tela, è stata clamorosamente messa in discussione, alla vigilia dell'inaugurazione, da Antonio Paolucci, a dimostrazione di quanto ancora sia controverso il pensiero degli studiosi della sua pittura.