MESSINA - La grande opera appare nei video, il ministro Matteoli festeggia ma nei ringraziamenti non ci si dimentica di Di Pietro MESSINA Il video di Impregilo è stato immaginifico: la potenza di un colosso industriale che per la prima volta dopo decenni di dibattiti e a otto anni dall'approvazione del progetto preliminare, costruisce virtualmente il Ponte sullo Stretto di Messina. Una fotocomposizione animata di un'opera che viene su dal nulla in una manciata di minuti. Così Pietro Ciucci, amministratore delegato della Stretto spa e Alberto Rubegni, ad di Impregilo, capofila della Eurolink, general contractor del Ponte, hanno voluto mostrare i muscoli di fronte ad una platea sostanzialmente amica. In un Palacultura, inaugurato a quasi quarant'anni dalla progettazione e senza agibilità, aperto al pubblico per l'evento nell'evento, di no pontisti ce n'erano pochi. Altri sono rimasti fuori più per scelta che per «censura», manifestando all'arrivo delle autorità. Dal ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, al presidente della regione Raffaele Lombardo, dal presidente della commissione trasporti della Camera, Mario Valducci fino al presidente di Eurolink, Carlo Silva. L'eccezionalità della presentazione del progetto del Ponte a Messina, ieri sera, è stata proprio nella massiccia presenza di autorità, tecnici e progettisti che da qui a qualche mese metteranno un punto al «definitivo» del Ponte. Sessanta nuovi tecnici, insediati nella sede milanese della Impregilo, infatti, lavorano al perfezionamento del preliminare osservando le prescrizioni imposte dal ministero dell'ambiente nel 2002. Ma sono sicuri: entro il 2010 contano di concludere la pianificazione, ottenere l'approvazione del cda della Stretto spa e dopo uscire «vincenti» dalla seduta del Cipe che ne decreterà l'approvazione finale. Continuando a restare in vita il governo Berlusconi. Perché è al premier che va il «merito» di aver resuscitato il progetto del Ponte. E va anche all'ex ministro Antonio Di Pietro, l'onere, ora che siede sui banchi dell'opposizione, di aver mantenuto in vita la Stretto di Messina spa. Una sottolineatura che non ha mancato di rimarcare il presidente onorario Nino Calarco. Ricordando anche: «Due anni fa l'onorevole Di Pietro volle venire in visita al mio giornale dove abbiamo avuto modo di ringraziarlo per aver lasciato in vita la Stretto spa». I tecnici, quindi: Pietro Paolo Marcheselli di Impregilo ha illustrato i numeri, mostrato i cantieri, commentato i metodi di costruzione. Bypassando alcuni temi chiave: gli espropri ad esempio. Un milione 328 mila metri quadrati di territori da espropriare. «I fondi ci sono, sono adeguati - ha chiarito in conferenza stampa l'ad Pietro Ciucci - e saranno aumentati a seconda delle esigenze. Ma la mappa degli espropri sarà redatta solo dopo la progettazione definitiva ad opera del general contractor. Come in Liguria intendiamo proporre agli espropriati oltre ad un accordo bonario anche un'offerta per la rilocalizzazione delle loro abitazioni». Ma il primo ostacolo che la Stretto spa dovrà superare, si gioca mercoledì al Tar del Lazio, dove la Regione Calabria ha fatto ricorso contro il trasferimento di competenze da Rfi a Stretto spa sulla variante di Cannitello, opera connessa al Ponte, i cui cantieri sono stati «formalmente» avviati il 23 dicembre scorso. La Regione Calabria ha impugnato la delibera del Cipe che ha autorizzato la realizzazione della variante in quanto sarebbero state violati le procedure di legge per autorizzare il progetto e il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni. Quattro anni fa la Regione Calabria aveva avallato la precedente delibera del Cipe purché l'opera «non fosse condizione essenziale alla realizzazione del Ponte, ma servisse solo a migliorare il sistema della rete ferroviaria».