La stele di Axum, smontata nei mesi scorsi, continua a giacere in un deposito in attesa del ritorno in Etiopia. Doveva rientrare entro l'estate in Etiopia dopo 67 anni, ma i tempi già sono slittati a settembre. I controlli della stele sono sicuri? E se venissero rubati pezzi di statua o danneggiata di chi sarà la responsabilità? Il progetto per il viaggio di ritorno della stele di Axum, 150 tonnellate di pietra basaltica scura, messo a punto dai tecnici del Provveditorato alle opere pubbliche del Lazio era pronto, ma ancora deve partire. Dal sistema di fasciatura e imballaggio dei tronconi al tipo di vite che chiuderà le casse, ingegneri e architetti hanno previsto tutto. Ma ancora nulla da fare. Oltre naturalmente al tipo di vettore, un Antonov russo o un Galaxy americano, in grado di trasportare 160 tonnellate di pietra alte 24 metri divise in tre parti. Inoltre, in alcuni sopralluoghi è stato affrontato anche il problema della pista dell'aeroporto di Axum, la sua estensione di 2100 metri quadri e la sua quota a 2000 metri che, secondo i parere degli esperti, non sono elementi ostativi all'atterraggio di un jet. Nel progetto di viaggio erano stati indicati anche la pressione e la temperatura della cabina che ospiterà la stele, il modo di imbarcare i tronconi e la tempistica. Peraltro, i tempi del trasporto prendono in considerazione anche il clima locale, possibili stagioni di pioggia o di siccità che potrebbero creare difficoltà non solo al trasporto aereo ma anche a quello via terra. L'obelisco, arrivato a Roma nel 1937, venne trovato durante l'occupazione italiana dell'Etiopia, spezzato in tre tronconi nella città santa di Axum. Fu trasportato nel porto di Massaua, distante 400 chilometri da Axum, e fu caricato su una nave diretta a Napoli dove attraccò due mesi dopo. Arrivato a Roma per volere di Benito Mussolini, fu collocato, in coincidenza col quindicesimo anniversario della marcia su Roma, in Piazza di Porta Capena, vicino al Circo Massimo. La stele fu, però, prima rafforzata con un'anima in ferro e un grosso pezzo angolare, rimasto ad Axum, fu ricostruito. Ora quell'unico pezzo originale rimasto nella città sacra attende di ricongiungersi col resto. «Tutto è pronto, le difficoltà tecniche sono state superate e l'obelisco di Axum potrebbe partire a settembre, se ci fossero finanziamenti». Lo ha affermato appena una settimana fa l'architetto Susanna Giara, che, nel novembre scorso ha diretto i lavori di rimozione della famosa stele di 24 metri che l'Italia deve restituire all'Etiopia. «Non c'è stato nessun trasferimento in gran segreto - ha poi precisato l'architetto - anzi, l'obelisco di Axum è dove tutti sanno che doveva stare, cioè nella caserma della polizia Gelsomini, di Santa Maria di Galeria, dove è arrivato, in pompa magna, scortato dalla polizia municipale».
Axum? "Abbandonato" in una caserma
La stele di Axum, smontata a Roma, continua a rimanere in un deposito in attesa del suo ritorno in Etiopia. Il progetto per il suo viaggio di ritorno è pronto, ma i tempi sono stati slittati a settembre. I tecnici hanno previsto tutto, compresi il tipo di vettore e la pressione e la temperatura della cabina. Il trasporto prevede anche il clima locale, con possibili stagioni di pioggia o di siccità. La stele, arrivata a Roma nel 1937, fu trovata durante l'occupazione italiana dell'Etiopia e fu trasportata a Napoli e poi a Roma, dove fu collocata in Piazza di Porta Capena. La stele originale rimane ad Axum, e il progetto prevede il suo ritorno.
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