Le immagini agghiaccianti in diretta della frana di Maierato e delle ferite inferte alle case di Sanfratello, sono scioccanti e impongono una riflessionie profonda e allargata. Profonda perchéè ormai doveroso passare dalla cultura dell'emergenza a quella della gestione del territorio, allargata perché siamo tutti chiamati in causa, in primis le istituzioni, per dar vita a una vera rivoluzione culturale. In un Paese che ha fatto della gestione dell'emergenza un modello di efficienza a livello mondiale, manca del tutto infatti la cultura della prevenzione. Al punto che, giocando con le sigle, basterebbe cambiare il significato dell'acronimo Pc, da Protezione civile a Prevenzione civile, ma purtroppo non si riesce con altrettanta facilità a investire in programmazione. Oltre la battuta si cela però il vero punto dolente dell'Italia su questo tema, inefficiente e inefficace com'è nel prevenire i tanti, davvero troppi, disastri naturali annunciati. Non è solo un problema legato all'incremento della sinergia e dell'interazione fra i numerosi enti che sovraintendono la gestione del territorio, è soprattutto una questione di consapevolezza circa i limiti di puro buon senso da osservare nel rapporto fra uomo e ambiente. Non aver imparato ancora nulla o quasi, dalle tante drammatiche e dolorose lezioni che la natura, ferita e offesa, ci ha impartito, è sintomo di un pericoloso strabismo intellettuale che ci porta a guardare solo alla dimensione speculativa, cara a una certa visione economica, e non nella giusta direzione di un armonioso e possibile sviluppo urbanistico territoriale. Il nostro è un Paese naturalmente esposto al rischio di sollecitazioni idrogeologiche distruttive, con un terreno in perenne e magmatico movimento. Da Nord a Sud, Piemonte e Calabria, Liguria e Sicilia, Toscana e Campania condividono il comune destino di territori pericolosi. I dati parlano chiaro: quelli del Cnr indicano in oltre 500.000 le aree a rischio di frana, oltre 16.000 quelle già colpite da inondazioni, di cui circa il 30 in modo ricorrente. È curioso notare come esista una mappatura aggiornata dei disastri naturali che elenca ben 21.00 frane e 15.000 inondazioni già avvenute: ma non vi è traccia di un'inversione di tendenza nel considerare solo episodicamente questi eventi, e questo è il dato allarmante. Stime attendibili quantificano in non meno di 4 miliardi di euro gli investimenti per mettere in sicurezza le sole aree a rischio idrico. Sembrano tanti, ma se non interveniamo ora, il bilancio sarà ben più gravoso in futuro e metterà a rischio altre vite. Ciò che più colpisce è che l'ansia del sacco del suolo, la cementificazione forzata e l'incuria di tutto ciò che è pubblico (reti, fogne, infrastrutture viarie e ponti) hanno cancellato la memoria storica delle generazioni precedenti che si attenevano a prudenti principi basilari. Ed ecco quindi che il Bel Paese collassa, frana, esonda mentre noi scordiamo la lezione delle sagge testimonianze stratificate nella memoria delle nostre comunità. Non si tratta di ambientalismo di maniera anzi, di difesa dei presidi (quelli virtuosi) della presenza antropica nell'ambiente. Per questo ora è tempo di agire e di inserire quindi nel dibattito politico corrente delle elezioni in corso, precisi vincoli di mandato per la tutela del territorio nelle singole regioni, proprio per convertire le nostre assonnate e distratte coscienze alla cultura della prevenzione, l'unica che può aiutarci a evitare gran parte di quei disastri naturali annunciati che si verificano ormai con preoccupante, crescente frequenza. La credibilità dei candidati presidenti delle Regioni e delle loro coalizioni passa anche per l'impegno che si assumeranno nel gestire il territorio con l'attento monitoraggio delle aree a rischio, la realizzazione di adeguati piani di intervento e il loro relativo finanziamento. Sarebbe bello trovarne traccia nei loro programmi.Alessandro Leto è docente di Relazioni internazionali e Sviluppo sostenibile alla Franklin University ed è senior advisor del ministero degli Esteri per il G8 sul tema dell'acqua e della sicurezza alimentare.
LIGURIA - Governatori, preoccupatevi del territorio: emergenza frane e programmi elettorali
L'articolo esamina la gestione del territorio in Italia, criticando l'efficienza e l'inefficienza delle istituzioni nel prevenire i disastri naturali. Si sostiene che il Paese ha bisogno di una cultura della prevenzione e di un cambiamento nella gestione del territorio, che richiede un attento monitoraggio delle aree a rischio e la realizzazione di piani di intervento adeguati. L'articolo richiama l'attenzione sulla mappatura dei disastri naturali e sulle stime di investimenti necessari per mettere in sicurezza le aree a rischio idrico. Si sostiene che è necessario agire per convertire le coscienze italiane alla cultura della prevenzione e per garantire la tutela del territorio.
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