Al Ministero per i Beni culturali, dopo i tagli feroci inferti da Tremonti e supinamente subiti da Bondi, non c'è un euro. Non se ne trovano, almeno, per scongiurare lo sfratto dato al glorioso Istituto Centrale per il Restauro (120.000 euro di affitto all'anno) nel Palazzo Borgia-Cesarini. Una vergogna nazionale: l'ISCR stava lìdal 1939, progettato da Argan e diretto da Brandi. Si trovano per contro 400.000 euro per pagare l'affitto del palazzetto in via dell'Umiltà, n. 3233, dove stanno insediandosi uno dopo l'altro i consulenti del supermanager alla valorizzazione Mario Resca, e cioè: l'ex titolare del Mi.BAC, Giuliano Urbani, Paolo Peluffo, già al Quirinale con Ciampi, da ultimo l'ex soprintendente al Polo Museale romano, Claudio Strinati. Il palazzetto, proprietà (a quanto si dice) di una immobiliare collegata ai Berlusconi, fu la prima sede di Forza Italia. Che lo trovò poi angusto traslocando due numeri più in là. Allora il ministro Urbani lo prese in affitto per il Servizio dei beni librari e per quello di Controllo. Da poco il primo è stato, di corsa, mandato altrove per far posto alla squadra di consulenti del poliedrico Resca che continua a sedere nel CdA della Mondadori SpA (Fininvest) controllante al 100 di Electa, società di servizi museali, e in altri CdA (Finbieticola, ecc.). Alla Reggia di Caserta faticano a pagare i tagliaerba per il parco. Per via dell'Umiltà 400.000 euro d'affitto non pesano a nessuno. Non c'era spazio al Collegio Romano, ai piani alti, per lo staff specialissimo (un ex ministro, mai visto) di Resca? Sì, ma si sarebbe fatto un torto a Silvio. Non si sa però chi pagherà quei 400.000 euro se per l'ISCR non se ne sono trovati 250.000. Improbabile che sia il Servizio Beni librari. Quest'ultimo è stato spedito alla Lungara, nella palazzina dell'auditorium dei Lincei, assieme al Centro per il libro. Che Bondi ha presentato come una gran novità, ma in realtà esisteva dal 2007. Cambiata la forma giuridica, entrati i privati, subito è stato chiamato un altro uomo-MondadoriFininvest, dopo Resca: Gian Arturo Ferrari all'epoca direttore della divisione libri. Lo stesso che, eroicamente, ha subito rafficato "il comunista" Giulio Einaudi morto dieci anni prima. C'è il decreto di nomina di Ferrari? C'è un capitolo di bilancio? Lo si dovrebbe chiedere al Collegio Romano. Ma al Mi.BAC sono stufi di rispondere alle interrogazioni parlamentari. Sul superdirettore Resca, ora anche commissario a Brera, e sul suo mega-emolumento finale, hanno replicato, il 18 scorso, alle ostinate deputate del Pd, De Biasi e Ghizzoni: "in via preliminare", leggetevi i comunicati già apparsi sui giornali La Camera incasserà lo sgarbo senza battere ciglio? Sarebbe grave. Chiedevano anche di quali "soggetti attuatori", di quali consulenti si avvarrà Resca, con "ulteriori oneri per le casse dello Stato". Su tutto ciò il più completo silenzio. A De Biasi e Ghizzoni diciamo: guardatevi le prime formidabili pubblicità partorite dall'ingegnoso Mario Resca «Se non lo visitate, ve lo portiamo via». Riguardavano: il Colosseo, cioè il più visitato di tutti; il Davide di Michelangelo, "star" dell'Accademia; il Cenacolo di Leonardo dagli ingressi severamente contingentati. Un genio della comunicazione.