Il sindaco: «La battaglia del decoro continua». L'opposizione: «La città è ancora invasa» Bloccati da sei anni. Centoventisei megacartelloni 6x3 piantati al suolo e lasciati lì. Il magistrato ne aveva disposto il sequestro. Ma le lunghezze procedurali avevano di fatto condannato per sei anni Roma a convivere con i giganti della pubblicità. Una beffa. Ieri, dopo il dissequestro, le prime demolizioni in viale Maresciallo Pilsduski. Una piccola vittoria rispetto all'aggressione premeditata e continuata che la capitale subisce da anni. In realtà la caccia alla balena bianca della pubblicità era iniziata da tempo. A cancellare i «mezzi pubblicitari superiori ai 12 metri quadrati» era stata una deliberazione del consiglio comunale, la n. 175 del 2002: «Il formato non appare compatibile con la particolare formazione del territorio del Comune di Roma dal punto di vista storico, artistico, archeologico, paesaggistico e ambientale e impedisce la sua libera fruizione e il completo godimento da parte dei cittadini, costituendo, altresì, in molti casi un concreto e grave pericolo per la sicurezza stradale e del pubblico transito». Otto anni dopo il problema si ripropone. Le ditte fanno e disfanno, piantano pali, conquistano territorio. Si contendono i marciapiedi. E i cartelloni spuntano come funghi. Solo che ora pagano e si autocertificano . «Stiamo facendo una grande battaglia contro l'abusivismo delle affissioni - assicura il sindaco Alemanno, sceso in campo direttamente - . Questo avviene senza nessun condono, con una spesa di circa un milione di euro tutte le strutture abusive devono essere abbattute». «Ma si sono moltiplicati i 4x3 , vogliono arrivare a 300 mila metri quadrati» Nella nuova banca dati sono finiti 31.600 impianti pubblicitari. 5000 rimozioni effettuate. Le sanzioni registrate al 17 febbraio 2010 sono 1285 e 1528 le multe notificate nell'ultima settimana «ad aziende che si sono servite di volantinaggio irregolari». L'opposizione contesta i numeri del Campidoglio. Mostra le foto satellitari scattate da GoogleMaps. Gli effetti definiti «devastanti» della delibera 37 del 2009 - quella, appunto, dell'autocertificazione - il prima e il dopo. E ha già chiesto all'assessore al Commercio Davide Bordoni, considerato «responsabile di questo scempio», di rimettere la delega. E l'assessore? Bordoni rivendica censimento e maggior introiti - circa 20 milioni di euro nel 2009, garantisce «l'impegno del Comune», impegno che «si intensifica di giorno in giorno, grazie ad una rinnovata sinergia tra Ufficio affissioni e Polizia municipale». Giovedì scorso nel quartier generale della Polizia municipale l'assessore ha incontrato i comandanti dei vigili, i presidenti dei municipi e i direttori degli uffici tecnici per fare il punto della situazione. «Gli impianti 6x3 - ha garantito l'ex presidente del XIII Municipio - saranno solo un vecchio ricordo. Con il dissequestro dei primi 44 abbiamo dato il via alle rimozioni. Entro la fine dell'anno sarà presentato il primo Prg degli impianti pubblicitari». Lo scontro sui cartelloni pubblicitari è anche una questione di cifre. L'opposizione sostiene che in circolazione ve ne sarebbero almeno 60 mila. «Che senso aver tolto di mezzo i 6x3 se poi molte zone di Roma sono piene di impianti 4x3 uno in fila all'altro senza soluzione di continuità?», si chiede Roberto Tavani, assessore all'Ambiente del XVII Municipio, una delle zone pi centrali e dunque prese di mira dai «cartellonari». Gli impianti «autocertificati» in contrasto con il codice della strada verranno rimossi e rilocalizzati. Non si butterà niente, insomma. «Bordoni vuole raggiungere i 300 mila mq di spazi per le affissioni, un'enormità», lancia l'allarme Tavani. E intanto infuria la campagna elettorale: manifesti selvaggi ovunque. I vigili compilano centinaia di verbali. Lavoro sprecato: in Parlamento è già stato votato un emendamento della Lega al decreto «milleproroghe». Prevede il condono preventivo. Una piccola sanzione e passa la paura.