A rischio i disegni del regista Potrebbero essere messi all'asta gli schizzi a matita di Gelsomina, di Cabiria e altri gioielli firmati dal maestro RIMINI. I disegni dell'Anitona nella fontana, di Gelsomina, delle prostitute delle notti di Cabiria, della gigantessa di Casanova, del pavone di Amarcord... tutti rischiano di andare all'asta. Schizzi a matita o pennarello di Federico Fellini potrebbero essere venduti per ripianare i debiti della Fondazione Fellini sull'orlo del crack finanziario. Nata a Rimini per conservare il patrimonio del regista e promuovere la memoria con rassegne e un Premio internazionale (l'ultimo a Sidney Lumet), la Fondazione deve far fronte a un debito di oltre 200mila euro. Il deficit viene dalla riduzione dei finanziamenti degli enti pubblici (il Ministero dei Beni Culturali ha più che dimezzato la quota, versando ora 65mila euro) e privati, con il risultato di non riuscire a coprire le spese. Di qui l'allarme della bancarotta. Se non si arriva in tempi brevi a sanare il 'buco', la Fondazione Fellini, presieduta da Pupi Avati, potrebbe anche chiudere. Un'ipotesi che nessuno vuol nemmeno sentir pronunciare. «Mancano i fondi alla cultura sostiene Avati ma non si può prescindere da una Fondazione che ha il compito di mantenere la memoria del Maestro". Il caso è ora sui tavoli degli amministratori locali. Come provocazione il vicepresidente della Fondazione Giuseppe Chicchi, ex sindaco di Rimini, ha ventilato la possibilità di vendere una parte del tesoro felliniano. «Se nessuno - spiega - vuol prendersi la responsabilità di versare le quote che mancano, può essere l'ultima soluzione praticabile». Una minaccia più che una proposta. Ma prima di metter mano al portafoglio, i rappresentanti locali vogliono vederci chiaro. Il più possibilista è l'assessore regionale alla Cultura Alberto Ronchi che nel nome di Fellini fa capire di essere disposto a trovare qualche voce nei magri bilanci pubblici. Su posizioni più rigide, Comune, Provincia e Fondazione Cassa di Risparmio che pretendono maggiore trasparenza nelle spese e un rilancio dell'istituzione basato su una struttura più snella ed efficiente. La vendita dei beni felliniani, peraltro una contraddizione per una Fondazione che ha il compito di conservare i gioielli artistici del regista, viene considerata come extrema ratio. E' singolare come il fallimento della Fondazione Fellini emerga proprio nel momento in cui si festeggia il compleanno dei 50 anni di La dolce vita festeggiato in tutto il mondo. Ancor più ingiustificato davanti al cantiere del cinema Fulgor dove il Fellini adolescente conobbe le prime fascinazioni prodotte dal grande schermo. Lì, nel pieno centro storico di Rimini, sorgerà il nuovo Museo Fellini e la Casa del cinema, con un progetto ideato dallo scenografo Dante Ferretti. Il Comune ha voluto e finanziato l'opera, mentre la Fondazione stava andando alla deriva.