Il presidente della Triennale parla del futuro della città e preannuncia un nuovo progetto per l'Expo: «Serve una visione armonica che fonda ricerca,formazione e paesaggio. L'ambiente è un punto cruciale» Ora che lo spettro di una biennale del design in Laguna sembra definitivamente scongiurato («era un'idiozia»), Davide Rampello guarda al futuro con moderato ottimismo. Per il presidente di Triennale, il 2010 si prospetta come un albero carico di frutti, su cui primeggia la prossima apertura del grande spazio espositivo a Manhattan, a due passi dal Moma. Si parlava di maggio, ma forse i tempi slitteranno. Di poco. Nel frattempo, altre sorprese sono imminenti, specie in vista dello sprint finale al 2015. «Sono molto soddisfatto perchè Triennale sarà in prima fila per l'Expo con un progetto legato alla Cultura che sarà approvato in questi giorni e che presenteremo ufficialmente a marzo. Mancano soltanto i dettagli, ma posso anticipare che sarà focalizzato soprattutto sulla narrativa». Quando associamo la Milano dell'Expo al concetto di cultura viene spontaneo pensare ai futuri musei, da quello di Liebeskin alla Grande Brera. E una declinazione corretta? «No, ed è questo il punto. Il tema dell'Expo 2015 dev'essere finalmente un' occasione per ridefinire il concetto di cultura che sarebbe un grave errore quantificare nelle mostre d'arte, quale sia il numero dei visitatori. Occorre una visione più armonica, più contemporanea e soprattutto più inerente al genius loci del nostro territorio». Si spieghi meglio, sta dicendo che i musei non servono? «Affatto, ma non è con i contenitori che si fa cultura e neppure soltanto con le mostre. E' una parcellizzazione che definirei obsoleta. Dobbiamo invece provare a fare tesoro della sfida di un'Expo che parla di nutrimento, di ambiente e di pianeta Terra. Ecco, occorre partire da lì per creare una nuova sensibilità che fonde l'ambiente, la produzione e il paesaggio in un'unica visione dell'uomo. L'ambiente non è soltanto verde e ossigeno, è un bene culturale» E allora a Milano siamo messi male dottor Rampello, per respirare bisogna lasciare l'auto a casa e gli alberi dobbiamo immaginarceli in piazza Duomo... «Premesso che Milano sconta una posizione geografica infelice e che non sta a me giudicare le misure contro l'inquinamento, voglio sottolineare che l'ambiente non è soltanto la qualità dell'aria e non sono soltanto i parchi. L'ambiente inteso come bene culturale vuol dire anche architettura, formazione, ricerca e l'idea di una città nuova e policentrica. Se poi vogliamo parlare di parchi, allora le dico che Milano ha una cintura verde che attende di essere valorizzata. C'è un progetto, ad esempio, di recupero delle nostre cascine che merita attenzione. Quanto ai famigerati alberi dico che è bene piantarli anche per il loro valore simbolico, perchè anche i simboli sono importanti per affermare un percorso di sviluppo». Va bene, dottor Rampello, ma concretamente come si può fare per creare in città quella sensibilità di cui parla e che, a quanto pare, manca? «Come Triennale abbiamo già cominciato da tempo a lavorare sulla rappresentazione del genius loci come convergenza tra risorse del territorio, formazione e ricerca. A parte la questione Expo - di cui è un bene che non esista una sola direzione artistica così da valorizzare i talenti della città - abbiamo avviato progetti pilota con le Università, ad esempio con lo Iulm sulla gestione dei beni culturali, con il Politecnico, il Mario Negri e l'istituto di Agraria. Nella politica culturale, la formazione ha un ruolo fondamentale e non a caso alla Triennale Bovisa abbiamo da poco inaugurate un padiglione dedicato ai bambini e uno analogo sorgerà qui in viale Alemagna». E' ottimista per il futuro della città? «Guardi, c'è molto da fare, ma ho trovato nel sindaco Moratti un interlocutore attento e sensibile proprio sul tema dell'armonizzazione delle diverse anime della cultura che a Milano significano grande creatività, capacità di rinnovarsi e di produrre, design, moda, arte contemporanea e solidarietà. In più, con il sindaco c'è perfetta sintonia sulla vocazione internazionale su cui Triennale in questi anni sta puntando molto». Cosa vi aspettate dall'avventura nella Grande Mela? Là non scherzano e se sbagliate... «Vero, ma così come in Cina e in Corea sapremo sfruttare l'occasione di rappresentare il prodotto Italia nella sua immagine più dinamica, ponendo al primo posto il bello al servizio dell'impresa». Davide Rampello. Dalle regie televisive alla docenza universitaria. Agrigentino di Raffadali, classe 1947, dal 2003 è presidente della Triennale di Milano, incarico che affianca alla docenza universitaria presso allo Iulm, dove insegna «Teorie e tecniche del linguaggio televisivo". E al mondo delle tv ha dedicato parte significativa della carriera: regista televisivo dalla fine degli anni 70, prima in Rai poi in Fininvest, è stato direttore artistico di Canale 5 e responsabile della comunicazione del gruppo Fininvest. Negli anni'90 ha deciso di tornare all'originale passione per l'arte.
Intervista a Davide Rampello: La cultura? Non si fa solo con le mostre
Il presidente della Triennale, Davide Rampello, parla del futuro della città e del progetto per l'Expo 2015. Egli sostiene che il tema dell'Expo dovrebbe essere finalmente un'occasione per ridefinire il concetto di cultura, che non può essere quantificata nelle mostre d'arte. Rampello vuole una visione più armonica e contemporanea, che fonda la ricerca, la formazione e il paesaggio. Egli sottolinea l'importanza dell'ambiente come bene culturale e vuole valorizzare la cintura verde di Milano e i parchi. Il presidente della Triennale è ottimista per il futuro della città e crede che il sindaco Moratti sia un interlocutore attento e sensibile sul tema dell'armonizzazione delle diverse anime della cultura.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo