MILANO Hanno accolto il ministro Urbani con una scritta sulle magliette: «Questo museo è aperto grazie a me». I precari della pinacoteca di Brera, a margine della presentazione del nuovo assetto funzionale di Accademia e Pinacoteca, hanno chiesto «più garanzie per il posto di lavoro». «Avete trovato le risorse per il nuovo assetto di Brera - lamentano -, ma per noi non fate nulla, ci lasciate nell'incertezza». E si sono arrabbiati quando il ministro ha fatto notare che sono stati fatti «sforzi importanti» e che loro «ricevono ancora lo stipendio». Urbani ha ascoltato le lamentele del personale assunto con contratto a termine (senza di loro, assistenti tecnici museali e addetti alla sorveglianze, la Pinacoteca non aprirebbe), ricordando che finora «nessuno è stato licenziato». «Non fa piacere sentirsi dire che dobbiamo ancora ringraziare per lo stipendio di 900 euro - hanno risposto i precari - In finanziaria non ci sono notizie di noi». Durante la conferenza stampa, il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani ha parlato della vertenza dei precari, intravedendo la «possibilità di risolvere anche la loro situazione nella costituenda Fondazione di gestione per Brera», sulla quale si comincerà a lavorare a settembre. Sulla necessità di una Fondazione interviene Gianfranco Cerasoli, segretario nazionale Uil per i beni Culturali. «Intanto non c'è ancora un progetto specifico - dice Cerasoli -. E poi, il primo esperimento di Fondazione, quello del Museo Egizio di Torino, gravita da un anno e mezzo, senza nessuna soluzione. Non si conosce ancora il piano aziendale. Senza contare il fallimento delle Fondazioni dei musei civici, costituiti e sciolti per fallimento». Per Cerasoli «necessita un tavolo politico» al quale dovranno sedere parti sociali e ministero, «altrimenti sarà un autunno davvero caldo, con manifestazioni di protesta in tutta Italia». E il futuro dei precari? «È appeso a un filo, non c'è nessuna certezza. È grave che il ministro abbia dichiarato di non conoscere nei particolari il progetto». Un nuovo assetto, dunque, ancora da definire. «Mi sembra che non tutti siano contenti - conclude -. Ad esempio, gli spazi dell'Osservatorio astronomico verrebbero ridotti. Tutto da rifare, il progetto è stato annunciato alla stampa senza chiedere prima una mediazione sindacale».