Uno stanziamento di 30 mila euro permetterà di concludere gli scavi archeologici Due anni fa erano venute alla luce 180 tombe risalenti al periodo fra il II secolo a.C. e il I secolo d.C. quando la zona era abitata dai Galli Un contributo del Comune di Zevio di 30 mila euro consentirà alla Soprintendenza di ultimare, finalmente, gli scavi nel sito archeologico di Rivalunga, un chilometro a sud di Santa Maria, lungo la provinciale tra il Mulino dei Sassi e la rotonda per Volon, scoperto nel gennaio del 2008 in seguito a un considerevole intervento di bonifica agraria. Grazie a un contributo finanziario dei proprietari del terreno, la Soprintendenza intervenne quasi subito per recuperare le 180 tombe emerse durante le operazioni di livellamento dei terreni, tutte risalenti tra la fine del II secolo avanti Cristo al I dopo Cristo. Le tombe avevano topologia a fossa o a «cassetta», composte cioè da lastre di materiale in cotto. Tuttavia, a fronte del loro consistente numero e della ricchezza dei corredi funebri, l'ammontare messo a disposizione dai privati non permise un'indagine esaustiva della necropoli. Così l'assenza di soldi interruppe per nove mesi i lavori per riportare alla luce la totalità dei sepolcri. Ne approfittarono ignoti saccheggiatori: nottetempo, furono violate una sessantina di tombe e trafugati i corredi più preziosi. Nell'autunno del 2009 la Soprintendenza riprese l'attività di scavo in seguito all'attivazione di un finanziamento di somma urgenza, anche questo rivelatosi insufficente ad ultimare i recuperi. Quasi un calvario, dunque, le operazioni di scavo. Che ora dovrebbero finalmente concludersi grazie al contributo comunale. «Mettiamo i soldi noi con la speranza che la Regione ci aiuti», fa sapere l'assessore alla cultura Michele Caneva, alludendo alle difficoltà delle cassa municipali. Caneva ha una seconda speranza: allestire in loco quantomeno un centro di documentazione sulle innumerevoli testimonianze emerse a Santa Maria relativamente al periodo intorno alla nascita di Cristo, quando la zona era abitata dai Galli cenomani. Con la denominazione gli studiosi indicano il terzo gruppo celtico transalpino sceso in Italia nel IV secolo avanti Cristo che s'insediò tra gli Insubri e i Veneti, nella zona di penetrazione etrusca, lungo il corso del Mincio, fra il lago di Garda e il Po, fino all'Adige a est. A detta della Soprintendenza, la frazione di Zevio è da considerarsi in assoluto uno dei più importanti siti cimiteriali della tarda Età del ferro. Il terreno ghiaioso specie a ridosso dell'Adige ha restituito un'infinità di importanti reperti. Puntualmente, però, i ritrovamenti hanno dato la stura al malcontento di chi vorrebbe la creazione in zona di un museo. La localizzazione? Per il Comune il sito migliore sarebbero i sotterranei del castello. Per Calogero Cani, lo scopritore di tutti gli antichi cimiteri di Santa Maria, e il suo gruppo d'appassionati di archeologia, invece, non può esserci sito migliore della frazione epicentro dei ritrovamenti, in cui Cani abita. La guerra di campanili sulla realizzazione del museo che fa fatica a avanzare anche per mancanza di fondi e difficoltà burocratiche, rimane aperta. Intanto, tranne qualche eccezione, la mole di reperti santamariesi rimane stoccata nei magazzini della Soprintendenza senza essere restaurata per la solita carenza di fondi. Piero Taddei
ZEVIO. Rivalunga, il Comune ora spera nella Regione
La Soprintendenza ha ricevuto un contributo di 30.000 euro dal Comune di Zevio per concludere gli scavi archeologici nel sito di Rivalunga, un chilometro a sud di Santa Maria. I lavori erano stati interrotti per nove mesi a causa di un contributo insufficiente e di saccheggiatori che avevano violato e trafugato alcune tombe. La Soprintendenza aveva recuperato 180 tombe risalenti al periodo tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C. I reperti archeologici trovati nella zona sono stati indicati come uno dei più importanti siti cimiteriali della tarda Età del ferro.
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