L'Italia finisce di fronte alla Corte di Giustizia del Lussemburgo per la sua legge quadro sui lavori pubblici perché la norma non permette la piena concorrenza intracomunitaria, pecca di trasparenza e discrimina i candidati non nazionali nelle procedure di project-financing. La commissione Europea porta davanti alla Corte anche la gara d'appalto con cui nel 2002 la regione Sicialia ha affidato il trattamento dei rifiuti urbani prodotta in tutto il territorio dell'isola per un periodo di 20 anni. «Il Presidente della Regione Sicilia - ricorda il comunicato della Commissione - ha indetto nel 2002 una gara d'appalto per la selezione di tali operatori senza rispettare gli obblighi di pubblicità previsti per l'aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi dalla direttiva».
BRUXELLES Appalti italiani a giudizio
L'Italia finisce di fronte alla Corte di Giustizia del Lussemburgo per la sua legge quadro sui lavori pubblici perché la norma non permette la piena concorrenza intracomunitaria, pecca di trasparenza e discrimina i candidati non nazionali nelle procedure di project-financing. La commissione Europea porta davanti alla Corte anche la gara d'appalto con cui nel 2002 la regione Sicialia ha affidato il trattamento dei rifiuti urbani prodotta in tutto il territorio dell'isola per un periodo di 20 anni. Il Presidente della Regione Sicilia - ricorda il comunicato della Commissione - ha indetto nel 2002 una gara d'appalto per la selezione di tali operatori senza rispettare gli obblighi di pubblicità previsti per l'aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi dalla direttiva.
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