A trent'anni dall'avvio delle discussioni sui progetti di ampliamento, la Pinacoteca di Brera raddoppia i propri spazi e l'Accademia li amplia annettendo il vicino Palazzo Citterio e realizzando una nuova sede nel quartiere della Bovisa. Insomma, nasce il Sistema Brera. Il progetto, che entrerà nella fase attuativa nei prossimi mesi, e i cui primi frutti si vedranno tra due anni, nasce da un accordo tra i ministeri per i Beni culturali e della Pubblica istruzione con l'Accademia di Brera e la soprintendenza ai Beni storici e artistici della Lombardia che gestisce la Pinacoteca, ed è stato presentato ieri dai ministri Giuliano Urbani e Letizia Moratti, con il presidente dell'Accademia Stefano Zecchi e la soprintendente Maria Teresa Fiorio. Mentre i progetti degli anni Settanta e Ottanta (l'ultimo fu quello del defunto architetto James Stirling) prevedevano di ampliare la Pinacoteca collegandola con Palazzo Citterio e di trasferire altrove l'Accademia, l'intervento presentato ieri sembra aver trovato una quadratura del cerchio non sfrattando nessuna delle due istituzioni dallo storico Palazzo di Brera, riprogettato nel 1776 dall'architetto Giuseppe Piermarini per ospitare l'Accademia di Arti al posto del collegio dei Gesuiti. Le due istituzioni, che hanno vissuto sempre insieme, resteranno a Brera: la Pinacoteca raddoppierà i propri spazi passando da 4.800 a 8.800 metri quadri grazie alle aree liberate, al piano terra, dall'Accademia. La quale conserverà a Brera 1.200 degli attuali 5.200 metri quadrati occupati, ma si assicura 5.200 metri nell'adiacente Palazzo Citterio per i corsi di alta formazione e una sede tutta nuova di circa 14.000 metri quadrati alla Bovisa, di fianco al già attivo campus del Politecnico. In totale l'Accademia (che è la più grande d'Italia per numero di iscritti e docenti) si espanderà sino a quasi 21.000 metri quadrati. La nuova sede alla Bovisa sarà progettata dall'architetto Luigi Chiara e costruita in circa due anni. Poi sarà affittata a prezzo agevolato all'Accademia (con canone a carico del ministero dell'Istruzione). Il progetto di risistemazione del Palazzo di Brera sarà curato dall'architetto Alberico Barbiano di Belgiojoso e finanziato da Banca Intesa. L'intervento vero e proprio, che potrà essere un appalto integrato in partenza tra circa un anno, costerà 50 milioni di euro in parte già stanziati dal ministero per i Beni culturali. Sul raddoppio della Pinacoteca, c'è grande soddisfazione da parte del ministro Giuliano Urbani, che parla di un «progetto storico, perché era un secolo che si aspettava», e di «progetto caratterizzato dal tipico pragmatismo ambrosiano». Ma Urbani ha anche annunciato che, con la nascita dei nuovi spazi, potrà nascere anche una nuova forma di gestione. La prima, così intesa, in Italia. «Grazie al nuovo codice sui Beni culturali ha proseguito il ministro possiamo pensare da settembre alla costituzione di una Fondazione di gestione per la Pinacoteca di Brera, ovvero a una fondazione che si occupi del suo rilancio e nella quale potranno entrare a far parte, oltre all'Accademia stessa e alle istituzioni locali, anche i privati, pur restando la Pinacoteca sotto la direzione del ministero attraverso la Soprintendenza ai Beni storici e artistici. Credo si tratti di una soluzione molto ambrosiana e adatta a Milano, dove ci sono risorse. E credo che sia una soluzione adatta anche a risolvere il problema dei lavoratori precari di Brera» che, all'esterno dell'edificio, distribuivano volantini. Quindi il ministro ha voluto ricordare tre illustri «milanesi» che amavano Brera: Luigi Einaudi, che passando davanti a Brera per raggiungere la Bocconi e il «Corriere della Sera» suggeriva «un Napoleone per rilanciarla»; Giovanni Spadolini, per il quale Brera «era enorme» come patrimonio di cultura milanese e Indro Montanelli, che per sferzare le istituzioni ad occuparsi di Brera sosteneva che nessuno l'avrebbe «mai rilanciata». E invece, lascia intendere Urbani, il rilancio è varato. Non si sa ancora quali opere verranno esposte nei nuovi spazi della pinacoteca, ma qualche indicazione viene dalla soprintendente, Maria Teresa Fiorio. «Oggi, a Brera, sono esposte 460 opere; domani potremmo arrivare a 600 senza appesantire le sale. Potrebbero trovare posto opere di leonardeschi, come Andrea Solario o Donato Bramante, e di pittori del Seicento lombardo, Procaccini, Cerano, Morazzone, le cui opere sono oggi in gran parte nei depositi». «Nel 1776, quando nacque l'Accademia ha ricordato invece il ministro Letizia Moratti i corsi erano quattro; oggi sono 21, sono maggiormente interdisciplinari e richiedono ampi spazi per i laboratori. Per necessità didattiche e di valorizzazione del patrimonio, quindi, è nata l'esigenza di far uscire l'Accademia dai suoi spazi d'origine, conservando qui, però, la sede ufficiale». Per patrimonio, come ha ricordato il direttore dell'Accademia, Fernando De Filippi, si intende la quadreria dell'Ottocento i cui quadri servirono come modelli agli studenti, e una gipsoteca di circa 800 pezzi, con marmi anche di Canova, per le quali si devono trovare forme di valorizzazione e una sistemazione. «Ma ora abbiamo spazio ha affermato De Filippi : i nostri studenti dispongono oggi solo di 1,4 metri quadrati a testa, contro una media europea di 14». Ben venga dunque la Bovisa, assicura anche il presidente dell'Accademia Stefano Zecchi, che con il varo di questo progetto ha deciso di lasciare l'istituzione: «Andiamo ad abitare a fianco del Politecnico costituendo uno dei più grandi campus universitari d'Europa. Io ora termino il mio secondo mandato con il varo del progetto, e spero che siano altri a portarlo avanti». Per la messa a punto del Sistema Brera si dovranno ora coinvolgere nella definizione complessiva anche i l'Osservatorio astronomico, che ha sede a Brera dal 1764, e la Biblioteca nazionale Braidense.