In attesa di Rho-Pero, al sindaco Moratti affidate le procedure demergenza per espropri e lavori in città Unordinanza del governo azzera 16 norme per i lavori Per snellire i tempi si potranno saltare i consueti iter per strade, metrò e parcheggi Addio valutazioni ambientali e apertura alle chiamate dirette Dalle onnipresenti metropolitane ai restauri di Palazzo Reale e del Piccolo Teatro di via Rovello, da strade come la Paullese o via Ripamonti allilluminazione, dalla riqualificazione dei parchi Forlanini, Baravalle, delle Cave alle ristrutturazioni di edilizia pubblica in via Feltrinelli e a Lorenteggio. Unordinanza, quella firmata da Berlusconi il 19 gennaio, cucita ad hoc sulla Moratti, pubblicata in Gazzetta due mesi dopo quella telefonata - intercettata dai carabinieri che indagavano sullo scandalo dei grandi appalti del G8 - che getta una luce sinistra sugli appetiti e sui progetti intorno allEsposizione milanese. Perché la "Grande deroga" ottenuta dal sindaco per accelerare i tempi di realizzazione di un centinaio di lavori compresi nel Piano triennale delle opere 2009-2011 e nel Piano dei parcheggi potrebbe essere estesa - potenzialmente, con unaltra firmetta - anche su ulteriori pezzi del mosaico di opere necessarie per Expo. Una torta da oltre 15 miliardi su cui molti vorrebbero mettere per primi il cappello. Quel che è scritto, per ora, è già talmente eccezionale da sollevare dubbi anche in chi avrebbe tutto linteresse a servirsi di quelle deroghe. Tre paginette di ordinanza zeppe di riferimenti anodini a decreti legislativi, regi decreti, leggi regionali che, decodificati, raccontano dellenorme potere che avrà la Moratti. «Per snellire tempi e procedure», ufficialmente. Per agire senza controlli dallalto e dal basso, decidendo in solitaria su patrimoni artistici e ambientali, instaurando una prassi di chiamate dirette, secondo una lettura meno benevola. Del resto Berlusconi ha solo esaudito il desiderio espresso dal sindaco-commissario in una lettera a Bertolaso: per evitare che nel 2012, allapertura dei cantieri Expo, la città fosse ancora impantanata nei cantieri delle altre opere pubbliche già programmate (circa 300, più 170 parcheggi) serviva una «ottimizzazione dei tempi per le procedure» e quindi «lautorizzazione a derogare ad alcune disposizioni normative». Non si sa quale sia linterpretazione della parola "alcune", alla presidenza del Consiglio: sta di fatto che lordinanza individua 16 testi normativi, con un centinaio di articoli, che diverranno inutili, per il sindaco. Come le norme sugli espropri per pubblica utilità (dpR 3272001), con deroghe, per esempio, alle limitazioni che il Comune ha nel togliere terreni ai privati; oppure le deroghe al Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 16306), con decine di eccezioni alle norme sui subappalti (dove si annida il pericolo che, senza controlli stringenti, arrivino le mani della criminalità organizzata), sulle varianti in corso dopera, sui rimborsi per uneventuale inadempienza del Comune, sugli avvisi per le gare dappalto, resi superflui dalle chiamate dirette. In nome della "ottimizzazione dei tempi", ovviamente. Di portata «dirompente, specialmente per i bilanci comunali», spiega lavvocato Renato Perticarari, esperto di diritto legato allurbanistica, le deroghe al decreto legislativo 2672000, «perché viene prevista una deroga che regola le fasi della spesa pubblica finalizzate a garantire anche la preventiva copertura dei costi, che così, invece, salta, nascondendo lammontare di un eventuale buco nei bilanci comunali». Meglio abbondare, avranno pensato: così, tra le norme a cui tutti, di regola, devono sottostare, hanno deciso di togliere in blocco tutte quelle sulle valutazioni di impatto ambientale (contenute nel decreto legislativo 1522006), dalle procedure di verifica preventiva agli ambiti di applicazione, passando per le finalità della valutazione di impatto ambientale (allarticolo 24 si spiega che tra gli obiettivi cè quello di «proteggere la salute e di migliorare la qualità della vita umana»: cè la deroga anche su questo?). Stesso discorso per il Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 422004): lordinanza consente deroghe anche a principi basilari, come quello per cui «i beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico». Volendo la Moratti potrà, senza dover chiedere autorizzazioni al Ministero, anche trasferire intere collezioni artistiche dalla loro sede naturale a unaltra. Magari, nei padiglioni di Expo.