Per il teatro pugliese non credi sia sbagliato aprire agli artisti come Biondi o Venditti La ricetta di Fontana "Tutta la musica va bene ma se segue un progetto" Lex sovrintendente della Scala: nessuno scandalo se cantano Biondi o Venditti «Vista la storia e il contesto dove è inserito, non è sbagliato aprire al pop al Petruzzelli». Carlo Fontana, che da sovrintendente del Teatro alla Scala, aprì le porte del Piermarini a West Side Story di Bernstein e a Keith Jarrett, non considera uno scandalo la svolta del Politeama, allinsegna della musica leggera. «A condizione però che siano seguiti criteri di qualità anche per quanto riguarda la musica duso. E soprattutto che non si tratti di scelte estemporanee pensate solo per fare cassetta». SARA CHIAPPORI SARA CHIAPPORI Nel 1983, quando era alla guida della Biennale Musica, scatenò un vespaio di polemiche per aver invitato artisti come Brian Eno e Laurie Anderson. Qualche anno dopo, da sovrintendente del Teatro alla Scala (carica che ha ricoperto dal 1990 al 2005), aprì le porte del Piermarini a West Side Story di Bernstein e a Keith Jarrett. E anche lì non mancarono le critiche. Da «laico contrario a ogni fondamentalismo", Carlo Fontana non si scandalizza per la svolta pop del Petruzzelli. Ma con alcune precisazioni. Carlo Fontana, il Petruzzelli sdogana la musica leggera. Che ne pensa? «Prima di tutto è necessaria una premessa. La distinzione tra musica alta e musica bassa, o se preferisce tra musica colta e musica extracolta, non esiste. La differenza sta nella fruizione: cè lascolto consapevole, attento, e cè lascolto passivo che punta allevasione». Detto questo, che effetto le fa un teatro lirico che ospita Mario Biondi e Antonello Venditti? «Trovo che siano ottimi artisti. Non ho nulla in contrario, a patto che questa scelta si inserisca in un progetto ad ampio respiro. Che identità culturale vuole darsi il Petruzzelli? Vuole essere un luogo dove si produce musica o un contenitore di intrattenimento? Questo è il cuore del problema». Secondo lei quale dovrebbe essere lidentità del Petruzzelli? «Non sta a me dirlo, ma ritengo che, vista la sua storia e il contesto dove è inserito, non sia sbagliato aprire al pop. A condizione però che siano seguiti criteri di qualità anche per quanto riguarda la musica duso. E soprattutto che non si tratti di scelte estemporanee pensate solo per fare cassetta». Il sindaco Cacciari sostiene che invece questo è lunico modo per far vivere i teatri lirici. «Stimo Cacciari ma non sono daccordo. Lunico modo per far vivere i teatri, e non solo quelli lirici, sono i finanziamenti pubblici. In Italia non si fa altro che tagliare con il risultato che trionfa la cultura della non cultura. Se il Petruzzelli fosse messo nelle condizione di fare opere, concerti e balletti tutte le sere il problema non si porrebbe. E comunque non si fanno quadrare i bilanci con qualche concerto pop una tantum. In questo senso torno a ripetere che lerrore non è ospitare la musica leggera, ma farlo senza un progetto culturale preciso». Ma il pubblico non andrebbe educato anche allascolto di musica impegnata? «Certo, ma è anche lofferta che induce la domanda. E torniamo allemergenza principale di un paese come lItalia che sulla cultura non investe, anzi taglia senza nessun riguardo, quando invece la storia ci insegna che il teatro, da sempre, è finanziato: che sia il principe rinascimentale, i privati o lo Stato, poco importa». Quando nel 1983 chiamò alla Biennale Musica Brian Eno, le diedero del trasgressivo. «Me lo ricordo bene, ma quella fu una scelta molto meditata. Volevo dare spazio alla musica di confine e non solo allavanguardia colta. Esattamente come quando portai West Side Story alla Scala: in una stagione che celebrava il '900, quella era unopera a tutti gli effetti rappresentativa della contemporaneità». Bernstein è una cosa, Baglioni unaltra. Alla Scala lavrebbe mai invitato? «No, ma non perché non apprezzi Baglioni, che al contrario amo molto. Il motivo è un altro: la Scala fa storia a sé, non è paragonabile a nientaltro. È un simbolo che richiede una cura particolare: bisogna stare molto attenti a non intaccare la sua aura mitica». Uto Ughi ha definito "vergognosa" la svolta pop del Petruzzelli. «Questo snobismo non aiuta ad affrontare la questione. Mi porrei piuttosto un altro problema». Quale? «Ogni musica esige per sua natura un luogo preciso. Nei grandi spazi la musica barocca soffre, così come un concerto rock in un teatro lirico risulta sicuramente penalizzato. Al Petruzzelli si sono chiesti come risolvere il problema "ambientale"?».
BARI - Fontana sul Petruzzelli Pop "Sì, ma serve unidentità"
Carlo Fontana, sovrintendente del Teatro alla Scala, sostiene che non c'è nulla di sbagliato aprire al pop al Petruzzelli, a condizione che si seguano criteri di qualità e non si tratti di scelte estemporanee. Fontana ritiene che la distinzione tra musica alta e musica bassa non esista, ma che la differenza sta nella fruizione. Ha aperto le porte del Piermarini a West Side Story di Bernstein e a Keith Jarrett, e non ha trovato problemi. Il sindaco Cacciari sostiene che lunico modo per far vivere i teatri lirici è con concerti pop.
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