SIRACUSA. Il «Paolo Orsi» si colloca nell'Isola dopo quello agrigentino. Per il sovrintendente Voza il vero problema è il turismo non stanziale ACRICENTO. Crateri attici, efebo marmorei e telamoni di tufo così belli da lasciare senza fiato. C'è questo ed altro dietro l'ennesimo exploit del Museo archeologico regionale San Nicola di Agrigento. Nel 2003 ha sfondato il muro delle 130 mila presenze, mettendo a segno un più 21 per cento rispetto all'anno precedente. Quest'anno viaggia spedito verso un altro record: superare quota 150 mila. Nei primi sei mesi del 2004, i visitatori sono stati quasi 70 mila contro i poco più di 58 mila dell'anno scorso, l'anno del record appunto. E il 2003 è stato anche l'anno dell'ingresso nella top venti dei musei italiani (il San Nicola è 19, mentre nel 2002 era 21). Giuseppe Castellana, che dal 1999 è il direttore del San Nicola è orgoglioso del dato e non lo nasconde di certo: «È vero, siamo al 19 posto, ma bisogna considerare che si tratta di una graduatoria che comprende diversi tipi di musei. Il nostro, non bisogna dimenticarlo, è specialistico. E infatti se consideriamo soltanto questa categoria noi ci piazziamo ai primissimi posti». Il San Nicola, che da ormai 5 anni registra incrementi piuttosto sensibili di visitatori è una specie di isola felice. Nel Sud è il terzo museo più visitato dopo Napoli Capodimonte e Reggio Calabria. «Il nostro museo - spiega Giuseppe Castellana - da un po' di tempo ha avviato una serie di iniziative collaterali perché l'obiettivo è stato quello di dare un'immagine diversa. Ogni anno facciamo un calendario da tavolo che è molto ambito, ma abbiamo anche la stagione concertistica e poi le mostre. Dal 25 settembre ci sarà quella sull'architettura urbanistica in Sicilia». Insomma non solo vasi greci, reperti della preistoria e testimonianze della Sicilia Romana anche se è ovvio che la ricchezza del San Nicola sono le sue opere d'arte della Magna Grecia, degli anni a cavallo tra il 480 ed il 430 avanti Cristo, durante il massimo splendore di Akragas. Reperti peraltro richiestissimi: «Ci sono in programma - spiega subito Castellana -due grandi mostre in occasione delle Olimpiadi, e non a caso sono chiamate Olimpiadi culturali. Al Museo di arte cicladica ad Atene, c'è una mostra sullo spinto atletico nelle periferie del mondo greco e noi abbiamo inviato diversi reperti. Poi ce n'è un'altra di museo nazionale di Atene Agon. inaugurata il 15 di luglio e che si chiude a fine ottobre. Abbiamo prestato il cratere a fondo bianco con Perseo e Andromeda, che risale al 430 a.C. Era ad inviti e siamo l'unico museo siciliano presente». Il San Nicola è anche l'esempio di come i servizi aggiuntivi possano concorrere nello sviluppo delle strutture museali. Dallo scoi so giugno, oltre che la biglietteria, c'è anche il hook shop e tra poco partirà la caffetteria. Rimarrà aperta durante le ore in cui si potrà visitare il museo (da martedì a sabato dalle 9 alle 19,30 non stop, domenica e lunedì dalle 9 alle 13,30]. Quest'anno per questioni di carattere finanziario non è stato infatti possibile avviare l'apertura serale fino alle 22. Ma l'obiettivo come conferma il direttore Castellana resta lo stesso: «Sfondare il muro del le 150 ml SIRACUSA. Magra consolazione per la politica del museo vivo. I numeri non premiano l'impegno: Siracusa scacciata dal trono; miseramente. Un offensivo secondo posto, tra le città dell'isola meno visitate, dopo Agrigento e prima di Palermo, nei luoghi culto della memoria. Il museo archeologico Paolo Orsi venticinquesimo in Italia, evidentemente poco apprezzato, dal 2003 in qua. Parola del Touring Club Italiano. Una partita giocata male? 1 risultati danno il capoluogo perdente, con un flebile incremento di visitatori: 3,4 contro il 27 registrato da Palermo e il 21 da Agrigento. E' una questione di tempo. Già, potrebbe essere una spiegazione. Il Sovrintendente Giuseppe Voza prova ad individuare la causa e riflette sul meccanismo che muove i viaggi organizzati. Siracusa non rientra tra le tappe stanziali. Cosa vecchia, il vero tallone di Achille della città: il turismo mordi e fuggì, distratto irrimediabilmente dai tre soliti e consolidati punti di arrivo, Messina, Catania, Taormina. «Solo per visitare il museo archeolo-gico"Paolo Orsi" occorrerebbero tre ore buone - afferma Voza - Ci vuole del tempo. I tour operator talvolta lo eludono addirittura perché le soste sono brevi: pochi minuti qui, pochi là, un salto al parco millenario. Non è possibile così». Pensare che la struttura regionale, ospitata dalla severa Villa Landolina, un opulento giardino a corredo e percorsi guidati tra i più complessi e innovativi, sorse non a caso in una postazione bari-centrica rispetto al centro storico, Ortigia, e al Neapolis. La spiegazione potrebbe essere dunque racchiusa in un paradosso, 11 museo è troppo all'avanguardia per la città di Archimede. «Attende, da anni, - aggiunge Voza - infrastrutture e strumenti di approccio. Ricordo un tempo in cui si pretendeva che il turista rimanesse in Ortigia e Ortigia non contava un solo albergo. Si vuole pretendere qualcosa di simile». Siracusa battuta da Paestum e Reggio Calabria. «Conosco la realtà del napoletano - replica il Sovrintendente - che ha un sistema di trasporti eccezionale. Da noi non accade, non si è in sintonia con la tempistica. Il Museo chiede una permanenza più lunga e che abbia un senso». Il mea culpa lo deve fare qualcun altro, e non la gestione del Paolo Orsi. La gestione è immutata, dal 1988 ad oggi, dice Voza, e il primato fu assoluto e peculiare sin da allora. La ruota però dal 2003 ha cominciato a girare male, fino allo scacco matto conclusivo. «Non ho il polso della situazione - prosegue il Sovrintendente di Siracusa - posso dire soltanto che il museo, per anni, è stato il prototipo della modernità e dell'incremento. Il problema semmai è altro, l'avanguardia, la modernità e la proposta non sono all'altezza della fruizione».