Sei anni di caccia, sulle tracce di quel ricchissimo patrimonio d'arte che da Siena si è disperso nelle collezioni di mezzo mondo. Tanto è costata in impegno (e dai due ai tre milioni di euro di vile denaro), la mostra Da Jacopo della Quercia a Donatello. Le arti a Siena nel primo Rinascimento, che inaugurerà il 26 marzo nella città del Palio. Proporrà al Santa Maria della Scala circa 300 opere, con 25 polittici ricostruiti e 25 restauri (curati dall'Opificio delle pietre dure); oltre ad itinerari inediti in giro per la città, fino al territorio circostante, per quello che si candida essere il più importante appuntamento mai dedicato al primo Rinascimento senese. Curata da Max Seidel, del Max-Plant Institut di Firenze, l'esposizione si aprirà con una sezione dedicata a uno dei sommi scultori che accompagnarono il passaggio dal gotico ai linguaggi rinascimentali, il senese Jacopo della Quercia, di cui sarà esposta, fra l'altro, la monumentale Madonna della melagrana per la Cattedrale di Ferrara. Per proseguire con due sezioni «pittoriche», la prima dedicata alla fortuna che continuò a godere anche nel 400 la lezione dei Lorenzetti e di Simone Martini, la seconda a quei rivoluzionari forestieri come Donatello e Lorenzo Ghiberti, attivi a Siena negli anni 20, il cui contributo fu basilare per la svolta rinascimentale dell'arte Donatello, Spiritello senese. Coinvolti insieme a Jacopo e altri artisti nel progetto del nuovo Fonte Battesimale, a cui era destinato lo stupendo bronzetto donatelliano che torna, dopo secoli, dal Bode Museum di Berlino. Ci sarà anche quella Madonna dell'umiltà testimone del passaggio senese di Gentile da Fabriano, e tutti quei pittori del «Rinascimento umbratilex, come Giovanni di Paolo, il Sassetta, Sano di Pietro. Per arrivare alla sezione dedicata a Donatello e al suo influsso, a cavallo del secolo (l'ultimo suo soggiorno senese fu dal 1457 al 1461), su artisti quali il Vecchietta e Matteo di Giovanni. Dopo un'immersione nelle cosiddette arti minori, uscendo si transiterà per la sagrestia vecchia dell'ospedale, affrescata dal Vecchietta, come la successiva sala del Pellegrinaio (insieme a Domenico di Bartolo e Priamo della Quercia). Per proseguire al Duomo, al Museo dell'Opera, al Battistero, alla Pinacoteca Nazionale. Fino ai percorsi tematici di sette musei del territorio.