DIECI ANNI DOPO "MANI PULITE", che ne decapitò la classe politica moderata, la Milano di Formigoni ed Albertini rinasce. A primavera sarà pronta la nuova zona fieristica, trasferita a Pero-Rho. Al posto della vecchia fiera Daniel Libskind, l'architetto che ridisegna Ground Zero a New York, reali zzerà tre grattacieli, il più alto di 218 metri, urlici, negozi parcheggi, verde attrezzato. Milano avrà una Città della Moda, la nuova torre della Regione, che sostituirà il Pirellone, la Città dello Sport. Il progetto più ambizioso è la Beic, l'avveniristica biblioteca europea di informazione e cultura capace di ospitare un milioni di libri e totalmente informatizzata. Su Milano e la Lombardia affluiranno nei prossimi anni investimenti, iti gran parte di privati, per circa 4 miliardi di euro. Perfino L'Espresso, il settimanale più ostile al centrodestra, che governa la regione Lombardia ed il Comune da un decennio, ammette: "Milano rialza la testa. Tra dieci anni sarà un'altra Milano". Nello stesso decennio a Napoli ha governato, praticamente senza opposizione, e rafforzato da una decine di deleghe commissariali governative, Antonio Bassolino, con una sinistra a lui totalmente subalterna e la complicità della ex Dc. E Napoli si ritrova con i motori di sviluppo fermi, in piena regressione. La zona orientale industrializzata è ridotta ad un deserto. Nel Centro direzionale disegnato negli anni'80 da Kenzo Tange,dove avrebbero dovuto trovare posto le funzioni direttive c'è soltanto lo scatolone vuoto dell'Authority per le Comunicazioni, emigrata a Roma. La notte, come ha documentato proprio questo giornale, vi si prostituiscono ragazzi minorenni. Lo slogan bassoliniano della "capitale delle comunicazioni" finisce nel ridicolo. Anche la Wind trasferisce la propria di-rezione via da Napoli, insieme ai lavoratori. La bonifica di Bagnoli, che avrebbe dovuto terminare il 31 dicembre '99 ed è già costata 500 miliardi di vecchie lire, è ferina. Per ora tacciono tutti. Tra qualche mese sarà lanciato il nuovo allarme e riprenderà il coro straccione e ricattatorio verso il Governo, perché stanzi ancora altri fondi. Qui il piano regolatore non è stato redatto da Libskind, e neanche da Oriol Bohigas, che è stato chiamato a ridisegnare Salerno, ma da un oscuro burocrate. Nelle more della estenuante approvazione oltretutto è invecchiato. Non scioglie nessuno dei nodi della città. Del trasferimento delle raffinerie della zona orientale, un fucile permanentemente puntato, un rischio di tragedia costante, non si parla. L'aeroporto di Capodichino, che perfino un innamorato folle di Napoli come Jean-Noel Schifano ha definito un biglietto da visita ridicolo, non verrà delocalizzato grazie ad un vergognoso pateracchio tra Comune e Regione. Fino a quando? Fino alla prossima ed annunciata tragedia. La città dovrà ringraziare ancora Bassolino, il suo assessore ai trasporti Ennio Cascetta, ed una lobby trasversale che non vuole disturbare i proprietari britannici di Capodichino. L'aeroporto intercontinentale di Grazzanise, che avrebbe potuto cominciare a funzionare durante il Giubileo del 2000 ed aveva ottenuto perfino l'ok del ministro dei Trasporti diessino Claudio Burlando è stato affossato dallo stesso sodalizio. A Milano basta passeggiarci per cogliere le differenze con la Napoli agonizzante di Bassolino e Rosa Russo Iervolino. Al corso Vittorio Emanuele, area di shopping della città tra il Duomo e San Babila, una volante della polizia pattuglia senza sosta. Da un lato la zona pedonalizzata è chiusa dai vigili urbani, dall'altro dai carabinieri. Sotto i portici laterali non c'è neanche un ambulante. Anche dopo la chiusura dei negozi il centro città è presidiato. Potete camminarci di notte da Brera al Duomo. Non sarete aggrediti, scippati, travolti da un motorino. A Napoli ogni sera, ogni domenica, anche il cosiddetto salotto buono, dalla Prefettura a piazza Dante, si trasforma in terra di nessuno. La galleria Umberto e via Toledo diventano un suk arabo, dove qualunque ambulante può gettare a terra un lenzuolo e cominciare a vendere borse, occhiali, orologi, ed e qualunque altra cosa gli passi per la testa. Certo, anche Milano ha avuto problemi con lo sport. La squadra di ba-sket cittadina era sull'orlo del fallimento. Per evitarlo si è formata in poche settimane una cordata di imprenditori. Tra essi, grandi nomi della moda. A Napoli la squadra di calcio, un pezzo dell'identità e, in passato, dei sogni di riscatto della città, un simbolo intorno al quale si ritrovano milioni di meridionali, in Italia ed all'estero, viene fatta fallire. Il sindaco Iervolino che a maggio aveva promesso la gestione dello stadio al coraggioso loto Naldi, tace. Bassolino fa di peggio, e lavora contro chi , si è fatto avanti per rilevare la squadra, che gli è sgradito. Se nessuno glielo impedirà, il Napoli in serie CI, sarà il suo prossimo successo. Dopo la scomparsa della Cirio, dopo la svendita del Banco di Napoli, dopo il regalo dell'aeroporto di Capodichino agli inglesi. Continua la liquidazione della nostra economia, della nostra identità, delle nostre speranze. Passo dopo passo...