Protesta. Dopo la manifestazione di domenica i sindacati guardano al nuovo esecutivo Passata la tempesta di domenica, per i lavoratori del teatro lirico ora è il tempo dei bilanci e delle attese. Che posizione assumere dopo le esternazioni del sottosegretario alla Cultura Nicola Bono, ospite l'altra sera alla prima della Traviata? E ancora, quale effetto avrà sortito, sui politici locali, la lettura davanti alla platea del documento contenente tutte le doglianze di un teatro messo alle strette da anni di gestione «scellerata», e minacciato oggi dai tagli voluti dal governo Berlusconi? Appuntamento decisivo a settembre quando una delegazione avrà un incontro al ministero risposte potrebbero arrivare già in questi giorni, e potrebbe essere proprio la Regione a darle. Chiamata in causa già la scorsa settimana, quando i sindacati si appellarono al neo assessore alla Cultura Elisabetta Pilia (e insieme a lei anche al sindaco-presidente della fondazione Emilio Floris e al sovrintendente Maurizio Pietrantonio) per farle presente la situazione di grave crisi, la Regione rappresenta infatti la grande incognita. Il teatro lirico affossato dai debiti (un buco che sfiora i 27 milioni di euro) sarà tra le sue priorità? E se sì, in che misura? Nell'attesa, a dare- fiducia ai sindacati è il pubblico del teatro, che domenica non è parso affatto disturbato per quello slittamento dello spettacolo di mezzora. Un ritardo voluto per sensibilizzare la gente sul momento di difficoltà attraversato: si è cominciato con la distribuzione di centinaia di volantini davanti all'ingresso, per finirla sul palco, con la lettura da parte di Loris Triscornia, tenore e portavoce delle Rsu, di un documento che spiegava il significato della protesta. «I lavoratori delle Fondazioni lirico sinfoniche sono fortemente preoccupati dalle recenti iniziative di legge e dai tagli ai finanziamenti da parte del Ministero», si leggeva nei fogli distribuiti. In particolare, a sconcertare è il paventato taglio al Fus (Fondo unico 'per gli spettacoli): venti per cento in meno nel 2004,40 per cento in meno nel 2005. Se a ciò si aggiungono la frammentazione delle fondazioni in aree di interesse "nazionale" e altre d'interesse "locale", e la riduzione al lumicino (dal 12 all'otto per cento) della partecipazione dei privati, ce n'è abbastanza perché i lavoratori nutrano legittime preoccupazioni sul futuro dei teatri lirici. Preoccupazioni che per i dipendenti del Lirico di Cagliari si moltiplicano, data la situazione di forte indebitamento. Nonostante tutto domenica, prima dello spettacolo, in un incontro coi lavoratori il sottosegretario Bono è voluto comunque apparire rassicurante: «II ministero ai Beni e attività culturali è l'unico che, nonostante la scarsità di risorse, non abbia subito tagli negli ultimi provvedimenti. Ragion per cui non vedo motivo di preoccuparsi». Parole su cui i sindacati, per ora, preferiscono non esprimersi. Anche se, qualche impressione già trapela: quel documento contenente tagli e poi "congelato" all'ultimo momento, pare stridere con le dichiarazioni di Bono: «n ritiro di un documento è un ritiro dice qualcuno il congelamento ben altra cosa». Ad ogni modo entro settembre si potrà vedere con più chiarezza: per quella data una delegazione del lirico sarà accolta, al Ministero. Nel frattempo, chiarezza si chiede a sindaco- presidente, regione e sovrintendente: ciascuno di loro, dice Triscornia, per la sua sfera di competenza, dovrà dare risposte.
CAGLIARI. Teatro lirico, parola alla Regione
I sindacati del teatro lirico di Cagliari hanno organizzato una protesta dopo la manifestazione di domenica. Il nuovo esecutivo ha ricevuto critiche per le sue iniziative, tra cui il taglio al Fus (Fondo unico per gli spettacoli) e la riduzione della partecipazione dei privati. La Regione è stata chiamata in causa per aiutare il teatro, che è in grave crisi finanziaria. La delegazione del teatro sarà accolta al Ministero per settembre per discutere le sue preoccupazioni. Il sottosegretario alla Cultura, Nicola Bono, ha voluto apparire rassicurante, ma i sindacati non hanno espresso opinioni sulla sua dichiarazione.
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