Confida di non nutrire eccessiva fiducia negli appelli corali Franco Cardini, storico e saggista italiano specializzato nello studio del Medioevo, ma anche profondo conoscitore delle vicende politiche fiorentine. Tanto che sei anni fa, era il giugno del 2004, si era iscritto alla corsa per Palazzo Vecchio: «Sono molte le cose che non vanno scuote la testa. Ma le soluzioni andrebbero ricercate nel dialogo politico». Professor Cardini non sembra entusiasta della proposta lanciata dal presidente dell'Osservatorio giovani editori, Andrea Ceccherini: «Firenze smetta di dividersi fra Guelfi e Ghibellini e cominci a unirsi e fare squadra per tornare a vincere». «Sarà perché io sono Ghibellino e me ne vanto. Resto convinto che se ci fossero più cultura e più onestà nella società civile, non ci sarebbe bisogno di lanciare appelli. Purtroppo dobbiamo fare i conti con le promesse mai mantenute, con lavori pubblici avviati e mai portati a compimento, con grandi e piccoli drammi individuali e collettivi sui quali è caduto il generale disinteresse». Soluzioni possibili? «Esistono e sono nella mani di ciascuno di noi. Il traffico soffoca la città? Smettiamola di prendere due o tre auto a famiglia. Firenze è sporca? Cerchiamo di collaborare nella sua pulizia curando il proprio condominio, la propria strada. Pensiamo alla solidarietà, rispettiamo l'ambiente: non tollero chi non ha ancora capito e organizzato la raccolta differenziata: metterei multe pesantissime. Facciamole queste cose... Sembra poco, ma è un grande passo». Da dove inizierebbe? «Personalmente ho già iniziato, abolendo l'uso dell'auto nel 1995. Se vogliamo veramente fare squadra per ripulire e rilanciare Firenze, cominciamo col farlo in prima persona. A partire dal dare il buon esempio». Non guidando ricorre ai mezzi pubblici: la nascita della tramvia per lei rappresenta il salto di qualità? «In senso assoluto, credo di sì. Ma voglio spezzare una lancia a favore di tutti i mezzi di trasporto alternativi a disposizione del pedone, taxi compresi. Un invito che vorrei rivolgere ai fiorentini, come anche a chi li amministra, è di informarsi e di prenderli, ma farlo sul serio. Anche economicamente parlando (visti i costi di auto e assicurazioni, bollo, multe e carburante), scoprirebbero che non c'è poi una grande rimessa. Per non parlare dei benefici che l'assenza di stress garantisce...». Perché la gente continui a scegliere Firenze serve un aeroporto più collegato? «Sono sempre stato contrario all'aumento del Vespucci: è inutile, scomodo e pericoloso: troverei più intelligente ridurlo a un traffico limitato, con voli destinati a città come Parigi, Bari, Palermo, Atene. La Toscana ha già il suo grande aeroporto internazionale, che è a Pisa. Ecco il mio, di appelli: smettiamola di fare questi giochi di campanile banali, capaci di offendere il Medioevo!». Ma alcuni grandi eventi richiedono spostamenti rapidi. «Dire che è necessario un aeroporto più grande perché a Firenze c'è Pitti, è una sciocchezza. Ormai, grazie alle ferrovie, i collegamenti con Roma e Milano sono veloci e continui. E poi, siamo sinceri: la grande moda ce la siamo giocata non certo per l'aeroporto». Una ricetta per far recuperare il suo prestigio internazionale a Firenze? «Questa è una città unica al mondo e deve sviluppare le sue peculiarità: arte, cultura, valorizzare i suoi luoghi meravigliosi». Delle trasformazioni urbanistiche cosa ne pensa? «L'area pedonale del Duomo sembra stia funzionando e la ricaduta, a livello d'immagine, è stata notevole; tanto che ne hanno parlato negli Stati Uniti e in buona parte d'Europa Il battesimo della tramvia è stato un altro successo». Quindi...avanti così? «Firenze è una città sonnecchiosa, che fa fatica a scuotersi, soprattutto per quanto riguarda le iniziative culturali: è questo muro che il sindaco Renzi sta cercando di sfondare». A proposito di cultura, sono in arrivo due grandi occasioni: la Legge speciale per Firenze e l'Anno vespucciano. «Le celebrazioni del grande navigatore sono tutte da giocare e, indubbiamente, questa città merita una legge speciale. Per il semplice fatto che è un unicum al mondo. Ma c'è un piccolo particolare....». Che sarebbe, professor Cardini? «Quando ero un giovane dirigente politico - erano gli anni '50-'60 - già sentivo parlare di una legge speciale per Firenze: una proposta che è stata trascinata per mezzo secolo». Quindi? «Le alternative sono due: possiamo continuare a baloccarci rimpiangendo le occasioni mancate, o cominciare a puntare decisamente sulle qualità di nicchia della città. Il nostro patrimonio è l'unicità di Firenze: gli Uffizi non ce li ha nessuno».