Favilla: «Un normale incontro di lavoro». Il sindaco tranquillo: «Ricevo tutti e quella pratica ha un iter corretto» LUCCA. Non si scompone il sindaco, Mauro Favilla, alla notizia che nei verbali dell'inchiesta della Procura di Firenze sui rapporti tra l'onorevole Denis Verdini (coordinatore nazionale del Pdl) e l'imprenditore Riccardo Fusi compare anche un viaggio dei due a Lucca a sollecitare pratiche in Comune. «Io ricevo tutti, lo sapete, e non ho alcuna difficoltà - spiega Favilla - a confermare l'incontro con Fusi e Verdini nel febbraio del 2009. L'imprenditore, accompagnato dal politico, venne a perorare la causa di un piano attuativo relativo ad un'immobile e ad un'area di sua proprietà, l'ex magazzino della Manifattura Tabacchi nel piazzale dello scalo merci della stazione. Si tratta di un intervento di restauro dell'esistente che deve ovviamente seguire tutte le procedure previste dalla normativa urbanistica». Un iter lungo, che prevede tra l'altro passaggi in commissione urbanistica, poi in consiglio comunale per l'eventuale adozione e di nuovo, passato il periodo previsto per le osservazioni, per la definitiva approvazione. «L'intento di Fusi era di sollecitare la pratica che è andata avanti secondo quanto è previsto, con i normali tempi» specifica il sindaco Favilla. Di fatto, la pratica è ferma, come tante altre, nell'attesa della variante al regolamento urbanistico, se non addirittura del nuovo piano strutturale. Non sembra insomma abbia dato particolari frutti il sostegno dato da Verdini a Fusi. Il sindaco ha una spiegazione anche per il successivo contatto tra l'avvocato Giuseppe Stancanelli, presidente di Lucca Holding (la società del Comune che detiene le quote di tutte le altre società partecipate), e Fusi. «L'imprenditore fiorentino - dice Favilla - fa parte della cordata che aveva perduto la gara per la relizzazione del nuovo ospedale, vinta dal gruppo Astaldi. Come sapete, a me preme cambiare l'ubicazione del monoblocco, ora individuata a S. Filippo in una zona inadeguata. Un'ipotesi sulla quale il gruppo Astaldi potrebbe essere d'accordo, a patto che i rivali battuti nella gara non tornino ad agire per vie legali, cercando di bloccare l'assegnazione e di tornare in gioco. Sapendo che Stancanelli conosce Fusi, pensavo che gli potesse chiedere garanzie in questo senso, in modo che poi si potesse davvero cercare di individuare una diversa area per il nuovo ospedale». Anche se colpisce la trascrizione relativa al fatto che l'architetto Giovanni Valentini sia stato "buttato fuori" e che sia possibile prenderne il posto pagando 6 milioni, il sindaco spiega a cosa quel passo possa far riferimento: «Valentini non è stato fatto fuori da nessuno. Semplicemente, come altri imprenditori, ha deciso di uscire dalla Polis e dal Polo Fiere, società in cui deteneva quote. In base a due perizie, la quota nel Polo Fiere è stata valutata circa 6 milioni. «È chiaro che siamo alla ricerca di altri soci privati ed è quindi plausibile che Stancanelli nel corso del colloquio sull'ospedale abbia potuto prospettare anche l'eventualità di un ingresso nella Polo Fiere». Un obiettivo non facile da raggiungere dopo che una recente sentenza impedisce al privato che ha quote in una società pubblico-privata di avere più o meno direttamente in appalto gli interventi immobiliari da questa decisi.