L'operazione è del 2004, quando il funzionario era provveditore alle opere pubbliche del Lazio Autorizzò un sontuoso roof garden per il senato, poi demolito L'allora presidente del senato, Marcello Pera, cadde dalle nuvole. Era il giugno del 2004 e sembra che dalle parti di palazzo Madama in pochi si fossero accorti di quello che stava accadendo in cima al palazzo della Minerva, sede della biblioteca del senato. Qui, infatti, volgeva al termine la costruzione di un lussuoso roof garden, una megaveranda di cristallo e acciaio che occupava 150 metri quadrati con vista nientemeno che sul Pantheon. Il costo, a quanto pare, fu di 600 mila euro. Soldi pubblici buttati, però, perché quel gioiellino, sfuggito a Pera, risultò poi del tutto abusivo. E per questo abbattuto dopo qualche mese, con un ulteriore drenaggio del denaro dei contribuenti. Ebbene, il provveditore alle opere pubbliche del Lazio, che all'epoca autorizzò e seguì il progetto, era Angelo Balducci, oggi presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, arrestato nell'ambito dell'inchiesta della procura fiorentina che ha messo a soqquadro la protezione civile di Guido Bertolaso. Una storia, questa della buvette con vista su Roma, che ha dell'incredibile. Quando il caso esplose, nell'estate del 2004, Pera praticamente si stropicciò gli occhi in pubblico. A suo dire non era minimamente a conoscenza della sontuosa opera. Sarà, ma lo stesso presidente del senato, nel 2003, aveva firmato la prefazione del libro «La biblioteca del senato a palazzo della Minerva», che pullula di illustrazioni relative al progetto da mille e una notte. Naturalmente, investito dalle polemiche, Pera interessò gli uffici del senato per porre fine allo scempio. In realtà già si stava muovendo il comune, allora guidato da Walter Veltroni, che attraverso una serie di ispezioni appurò l'abuso edilizio. Balducci, all'epoca, spiegò che per edificare la buvette si era fatto ricorso a una procedura «riservata». È chiaro, serviva speditezza e lontananza da occhi indiscreti. Insomma, è come se il cantiere fosse stato garantito da una sorta di segreto di stato. In particolare lo strumento utilizzato fu l'ormai famigerato decreto legislativo 374, che consente di edificare con abbondanti deroghe a tutto ciò che può frapporsi, piano regolatore e norma urbanistica che sia. Si dà però il caso che il centro di Roma sia sottoposto a rigidi vincoli architettonici. La vicenda finì addirittura nelle mani della magistratura. Pera, dopo aver verificato di persona e aver convocato in fretta e furia una riunione del consiglio di presidenza del senato, prese posizione sulla vicenda. L'opera «va demolita», disse, «perché il Senato non può essere un abusivista qualsiasi». E così ebbe termine questa storia di straordinario abusivismo. Certo, la conclusione creò qualche rammarico. Per esempio quello di Mauro Cutrufo, oggi vicesindaco della capitale e allora uno dei questori di palazzo Madama. Particolarmente soddisfatto dell'opera, nel giugno del 2004 Cutrufo scolpì parole di ottimismo: «Useremo la veranda anche per iniziative culturali come la presentazione di un libro. E poi c'è una vista stupenda».