l'irresistibile ascesa di Bertolaso, grazie a norme che ne hanno ampliato i poteri Primo intervento nel paese ai piedi del Monte Rosa minacciato da un laghetto effimero L'ascesa di superGuido comincia con le dimissioni dal Viminale di Claudio Scajola che definì Marco Biagi «un rompicoglioni». Era il 4 luglio 2002. Il 2 marzo precedente, Gianni Letta affidò a super Guido il Comitato operativo della protezione civile; sotto di lui tutti i ministeri, le forze armate e le forze di polizia e di quanti interverrebbero nelle calamità. Passata l'estate, superGuido redarguì comuni, province, comunità montane e regioni, circa le loro competenze di pianificazione e prevenzione. Di fatto si pose al di sopra del Viminale. Sfruttava il prestigio conquistato con un laghetto effimero, formatosi a Macugnaga, paesino ai piedi del monte Rosa. SuperGuido arrivò con una carovana di televisioni e giornalisti, ponti radio, elicotteri e «sei potenti pompe idrovore da 300 litri al secondo». Stagione turistica in malora, per «mettere in sicurezza 9 mila persone» da «milioni di tonnellate d'acqua». Dopo dieci giorni dichiararono d'aver svuotato due milioni di tonnellate d'acqua. Matematiche traballanti. Sei pompe da 300 litri non erano sufficienti per quel risultato. Intanto il metodo s'affina. Il 31 ottobre catastrofico crollo della scuola elementare di San Giuliano, nel Molise. Altro decreto legge che amplia le competenze di superGuido e restringe le possibilità di controllo del suo operato. Con l'art.4 costituisce la propria «struttura organizzativa, utilizzando, se del caso, gli uffici e il personale delle amministrazioni ed enti pubblici in sede locale, ivi compresi quelli militari». Inoltre si spalancano le porte alla «trattativa privata mediante affidamento diretto». Giulio Tremonti, ministro dell'economia, e Antonio Martino, ministro della difesa sonnecchiano. Anche i grandi eventi, come i funerali di Giovanni Paolo II, sono un'altra occasione di espansione delle responsabilità e restrizione dei controlli. A ogni intervento superGuido dichiara le stesse cose: la catastrofe è epocale; ha sbagliato il sindaco o un'autorità periferica; riporteremo la normalità in breve tempo. La vera prevenzione antincendio, cioè l'intervento massiccio con i mezzi aerei fin dal primo allarme, che aveva abbattuto di due terzi gli effetti degli incendi, è cancellata a favore delle squadre antincendio regionali. SuperGuido ha il naso lungo: le cooperative, il volontariato prezzolato e il sottobosco politico saranno lieti e da sinistra non lo attaccheranno. A luglio del 2007 incendio catastrofico sul Gargano. Il servizio regionale di Nichi Vendola latita. Da Roma mandano un elicotterino dopo tre ore; 80 milioni di danni e due morti. Di chi è la colpa secondo superGuido? Disastro epocale e colpa del sindaco di Peschici, ovvio. I rifiuti della Campania, grazie alle forze militari, danno un'altra accelerata al saettante superGuido che concepisce il modello «società per azioni». Il G8, con la Maddalena prima e l'Aquila poi, è il vero colpo di genio. SuperGuido salva la faccia di Berlusconi con gli abruzzesi e, allo stesso tempo, con gli americani alquanto montati in quel momento contro il Cavaliere. Ma è un errore per la sinistra che non gli ha mai perdonato di aver impedito un secondo G8 formato Genova 2001. Capisce che il vento sta girando, da Haiti alza un proclama antiamericano. Spera in un'apertura di credito da sinistra, ma le procure continuano imperterrite. Un generale che ha lavorato con lui e lo conosce molto bene, ne fa l'epitaffio professionale: «Non ha mai rubato una lira. L'ambizione sfrenata e un io sovradimensionato non gli consentono di valutare la scarsa qualità di quanti lo circondano, anzi scelti e valorizzati da lui stesso. Non è dunque adatto a fare il super manager d'una protezione civile tradizionale, tanto meno d'una società per azioni».