NEMI - È un recinto quadrato, un vaso incassato nella terra. Sul fondo un reticolo di piccoli mattoni porosi, lungo il bordo un canale sottile dove scorreva l'acqua. Siamo a Nemi, castelli romani, sulla riva settentrionale del lago che la leggenda vuole fosse lo specchio di Diana, la dea della caccia e dei giovani che si affacciavano all'età adulta. Quel vaso, sostiene l'archeologo Filippo Coarelli, potrebbe essere l'alloggiamento dell'albero frai cui rami ce n'era uno che un'altra leggenda racconta fosse d'oro e avesse un potere speciale: la sua storia viene narrata da autori greci e latini e poi giunge fino a James Frazer, l'antropologoe storico delle religioni che intitolò Il ramo d'oro la monumentale opera, scritta fra il 1890 e il 1915, in cui si ragionava di magia, di scienza e dell'origine sacrale della regalità. «Nel santuario di Nemi», scrive Frazer, «cresceva un albero da cui non era lecito spezzare alcun ramo. Soltanto uno schiavo fuggitivo, se ci fosse riuscito, poteva spezzarne uno. In questo caso egli aveva il diritto di battersi col sacerdote e, se l'uccideva, regnava in sua vece col titolo di re del bosco, rex nemorensis ». Frazer racconta culture primitive e rintraccia il ripetersi di alcune costanti negli usi e nei riti di diversi popoli. Il punto di partenza della sua indagine è questo lago di struggente bellezza, al centro di una conca rivestita dai colori duri e intensi di un vulcano spento. Qui Frazer ha soggiornato e ha letto le storie, narrate da Strabone, Pausania, Ovidio e altri ancora, di quel rituale, sanguinario e magico, che affidava a un duello mortale l'investitura del rex nemorensis, sacerdote di Diana e sovrano della comunità (ma un ramo d'oro figura anche nell' Eneide: serve a Enea per scendere nell'Ade). I candidati al duello, per sfidare il possessore del titolo, dovevano impadronirsi del ramo d'oro strappandolo da un albero sacro alla dea. Spiega Coarelli, fino allo scorso anno professore a Perugia, una vastissima bibliografia e scavi in tutto il mondo: «In questo rituale si riconosce una struttura primitiva che richiedeva al re, capo militare oltre che politico e religioso, straordinaria efficienza fisica. Il duello serviva a confermarla e qualora questa fosse venuta meno, il re era destinato a decadere e morire». Una specie di ordalia, dunque: questo luogo sarebbe poi diventato il centro federale della lega latina, dove i rappresentanti delle comunità si riunivano per le grandi occasioni civili e religiose, e da dove scaturiva la stessa originaria identità latina. Al recinto che avrebbe ospitato il ramo d'oro si arriva inerpicandosi su una scarpata che le piogge hanno ridotto a una poltiglia di fango. Coarelli, con Giuseppina Ghini e Francesca Diosono, scava qui da alcuni anni per riportare alla luce quel che resta del santuario dedicato a Diana, circa quattromila metri quadrati di estensione, il più grande del Lazio e, ora si può dire, il più antico. A settembre ha individuato il tempio principale all'interno del santuario.E poi siè spinto in alto, attraverso un varco che interrompe la cinta di possenti mura, percorse da grandi nicchie. Lì ha rinvenuto ambienti con fontane, terrazzamenti, una cisterna e un ninfeo. Ma fra questi reperti e le mura si estendeva un'area dove in epoca medievale c'era stato un crollo. «Abbiamo scavato per mesi, dovevamo togliere enormi blocchi di lava», racconta Coarelli. «La posizione ci diceva che doveva esserci un edificio sacro. Ma venivano fuori solo tantissimi cocci di ceramica, di natura rituale e votiva». Sembrava un buco nell'acqua. Ma l'archeologia è la scienza delle sorprese. Intanto i cocci risalivano alla mediae tarda età del bronzo, fra il XIII e il XII secolo a. C., (i resti più antichi del santuario sono databili al III). E questo contatto con un passato tanto remoto era come mettere le mani in un mondo mitologico: il culto di Diana è anche un culto infernale. Ma poi il vuoto faceva pensare a un luogo lasciato intatto, nel quale vigesse un divieto a costruire per ragioni sacre, per rispetto misto a timore. L'area sembrava avesse contenuto un bosco e l'impressione veniva confermata dalla scoperta del recinto e dal fatto che questo fosse orientato in maniera da essere il punto più eminente di quel fazzoletto di verde. Il raffronto fra l'evidenza archeologica e le fonti letterarie, fino a Frazer, ha spinto Coarelli a formulare un'ipotesi: questo è il bosco in cui si svolgeva il rituale del rex nemorensis e il recinto è l'invaso in cui sorgeva l'albero ritenuto sacro a Diana, l'albero del ramo d'oro. Ora lo scavo è sospeso e l'area è recintata: ma questo non scoraggia strani incursori notturni che su una pietra hanno lasciato una mela circondata da ricci di castagne sistemati a corona, quasi un'offerta votiva. Il culto di Diana in qualche modo sopravvive in curiosi riti fra il magico e il satanico, racconta Coarelli. «I carabinieri sono avvisati», spiega l'archeologo, «ma non è questo il pericolo più grave, piuttosto il fatto che la nostra ricerca è appesa a un filo: se non riusciamo a recuperare finanziamenti non sappiamo davvero come continuare. Qui si tocca con mano l'assoluto disinteresse nel quale affonda il nostro patrimonio». Il vaso
la Repubblica
17 Febbraio 2010
NEMI - "In questo vaso cresceva l'albero con il ramo d'oro". Il mito di Ovidio e Frazer: la scoperta a Nemi
FR
Francesco Erbani
la Repubblica
Nemi è un castello romano sulla riva settentrionale del lago che la leggenda vuole fosse lo specchio di Diana. Un albero sacro, descritto come un albero da cui non era lecito spezzare alcun ramo, era al centro del santuario. Solo uno schiavo fuggitivo poteva spezzare un ramo e, se lo faceva, poteva battersi col sacerdote e regnare in sua vece come re del bosco. Questo rituale, descritto da autori come Strabone e Ovidio, era un duello mortale per l'investitura del rex nemorensis.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
la Repubblica · 29 Mag 2002
Monumenti in vendita? Allarme per Un decreto legge in discussione al senato
la Repubblica · 19 Ott 2002
Se larte finisce ai privati Intervista di Francesco Erbani a Salvatore Settis
la Repubblica · 4 Dic 2002
Ma per l'ambiente nessuna garanzia. Intervista a Gaetano Benedetto del WWF
la Repubblica · 13 Apr 2003
Venezia in metamorfosi verso il "parco turistico"?
la Repubblica · 18 Lug 2003
È allarme per il codice di Urbani
la Repubblica · 20 Gen 2004
Assalto al paesaggio
la Repubblica · 14 Feb 2004
A rischio le soprintendenze di Roma e Pompei
la Repubblica · 11 Mar 2004
I MALI CULTURALI: Guardiani disarmati
la Repubblica · 19 Mar 2004
L'Archeologo frustrato e senza soldi
la Repubblica · 24 Mar 2004
Intervista ad Adriano La Regina. Chi uccide i tesori d'Italia
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
Notiziario Marketpress · 18 Feb 2008
IL PIANO PAESISTICO DEL LAZIO È ONLINE
la Repubblica · 18 Feb 2008
ROMA - Prato finto a Villa Borghese "Un modo per risparmiare"
Il Messaggero · 18 Feb 2008
LATINA: scoperta archeologica lungo la superstrada
Il Mattino · 18 Feb 2008
CAMPANIA - Riapre l'antico ponte sul fiume Garigliano
la Repubblica · 19 Feb 2008
ROMA - Erba di plastica a piazza di Siena arriva lesposto di Legambiente
Il Messaggero · 20 Feb 2008
Tombe romane sulla superstrada: stop ai lavori
ANSA · 19 Feb 2008
RECUPERATI AFFRESCO POMPEIANO E ALTRI MILLE REPERTI
Il Mattino · 20 Feb 2008
CAMPANIA - Il mistero dell'affresco trafugato ad Oplonti
l'Unità · 21 Feb 2008
BENI Allarme al ministero per il nuovo piano incarichi Sovrintendenze? Si fanno e si disfano
la Repubblica · 20 Feb 2008
Bello o pulito? La battaglia del futuro
E Polis Milano · 22 Feb 2008
E la Bit mette in mostra l'Expo gli appelli di Rutelli e la Bonino
la Repubblica · 23 Feb 2008
FIRENZE - MUSEO ARCHEOLOGICO: Da 42 anni la più grande raccolta al mondo di reperti etruschi non trova spazi né fondi
la Repubblica · 23 Feb 2008
LAZIO - Per la riserva di Monte Mario la Regione approva il piano
la Repubblica · 22 Feb 2008
Nella cisterna romana fregi, statue, capitelli e il gran tempio perduto
il Sole 24 Ore · 25 Feb 2008
Vanno superate le nicchie protette di monopolio
Corriere della Sera · 24 Feb 2008
ROMA - CASA BALLA
Corriere della Sera · 26 Feb 2008
Roma - Ex Gerini, Italia Nostra pronta a denunciare
Il Tempo · 29 Feb 2008
Pietralata, dagli scavi Italgas affiora antica strada romana
Corriere della Sera · 29 Feb 2008
Roma. Il metrò frena su 7 stazioni. La via crucis della linea C
Corriere della Sera · 29 Feb 2008
Roma, Metro C. Verso il si, Stefano De Caro: la linea si farà