L'associazione contesta l'assessore Di Vincenzo e parla di danni ambientali e economici «Fa presto, l'assessore Di Vincenzo, a dire che sul nuovo porto sono d'accordo Regione, Provincia e Comune. In realtà i tre enti hanno sottoscritto solo la riqualificazione dell'area e la sua riperimetrazione, non il progetto che ancora non c'è». Antonio Cagnacci, Italia Nostra, si fa portavoce di "tanti concittadini" per dire che la struttura ucciderebbe il paese. E questo sia sotto il profilo ambientale ("un braccio di 500 metri e la deviazione di un canale farebbero sparire la poseidonia che per il mare e gli sci rappresenta la vita"), sia sotto quello economico perché, ricorda, «Talamone non è solo il porto e accentrarvi tutte le attività, spopolerebbe il centro abitato». Gli ambientalisti sono d'accordo con la mozione provinciale che vuole sfruttare il più possibile l'esistente anziché costruire ex novo. E che tiene conto delle ditte locali. «Insomma - ribadisce Checcacci - Marras non ha fatto il padrino, ma ci ha ascoltato a aiutato (l'unico) mentre i consiglieri Bisconti e Carbone che ci hanno fatto da tramite». Per il resto, l'esponente di Italia Nostra bacchetta tutti, dalla maggioranza all'opposizione, silente e mai propositiva, fino al Parco e alla soprintendenza, anch'essi muti. Intanto, il pogetto va avanti e Talamone resta nel limbo con la rocca che crolla, le spiagge chiuse da anni per frane. P.T.