CANTU'Dopo cinque anni di studi, polemiche, rinvii (e, non secondario, gli scherzi atroci del destino), il piano di governo del territorio, sembra ormai essere arrivato al "dunque". Con le inevitabili ripercussioni sulla solidità della maggioranza che governa la città, con i due partiti maggiori (Lega Nord e Popolo della libertà) che arrivano all'appuntamento con idee differenti. Da sempre, l'urbanistica è terreno di scontro. Da sempre, l'urbanistica ha messo a dura prova anche le alleanze più stabili. Tanto più in quest'epoca, nella quale i partiti politici, persi i grandi ideali e convertitisi a un pragmatismo spinto, si sono ridotti a essere una semplice rappresentanza d'interessi. Sarà un caso che, negli ultimi anni, i banchi dei consigli comunali registrino una massiccia presenza di architetti, geometri o professionisti a vario titolo coinvolti nel mercato immobiliare, come non era mai successo prima: una logica generale alla quale non si sottrae certo Cantù dove, tra giunta e consiglio comunale, sono oltre una decina i politici non estranei al settore e, soprattutto, che operano in città; in aggiunta agli "interessi forti" che premono dall'esterno. Su chi rappresenta chi, del resto, anche Cantù, ha avuto nel passato recente le sue belle polemiche. La più significativa un paio d'anni fa. All'urbanistica c'era ancora l'assessore Gianmario Airoldi (leghista): disse, in sostanza, che era inutile accapigliarsi su chi fosse più o meno puro, gli interessi concreti stavano da una parte come dall'altra. Airoldi fu rimbeccato da Luca Delfinetti, nel suo breve periodo di segretario della Lega Nord cittadina: non si tiri in ballo il Carroccio a proposito di mercanteggiamenti edilizi. In seguito - espulso dalla Lega e diventato indipendente - Delfinetti corresse: «Un forte interesse immobiliare sta con la Lega, tutti gli altri con il Pdl». Il piano di governo del territorio, dunque, diventa lo snodo fondamentale, l'occasione per coniugare le esigenze e le richieste dei costruttori con quelli dell'intera collettività e le diverse visioni di una città vivibile. Perché sul fatto che una città debba essere vivibile, sono tutti pronti a giurare sui propri figli. Il piano di governo del territorio canturino, dunque. La gestazione è cominciata nel 2005, proprio nell'anno in cui in cui la Regione ha approvato la nuova legge sulla programmazione urbanistica dei Comuni. Cantù, va detto, usciva dall'esperienza negativa del piano regolatore varato nel 1996 e firmato da Federico Oliva, urbanista di primissimo piano che previde la concentrazione in alcuni punti dell'intera edificazione per lasciare quindi molti spazi liberi, cercando di scongiurare un'urbanizzazione diffusa. Filosofia che non faceva i conti con la peculiarità canturina, fatta di tante piccole proprietà e della case-bottega. Quel piano venne così snaturato con una serie di varianti iniziate già con l'amministrazione di Edgardo Arosio. Tra l'altro, la stessa Regione aveva imposto alcuni approfondimenti sui centri storici, sulle aree artigianali e sulla tangenziale. Fu così che, nel 2002, venne affidato al Politecnico di Milano l'incarico di effettuare uno studio sui centri storici. Di supporto, per gli aspetti normativi, ma anche per redigere il piano dei servizi, il Comune ricorse al professor Pierre Alain Croset, affiancato dagli architetti Marco Ortalli e Chiara Rovetta. Il lavoro arriva a compimento nel 2005. Quando inizia la storia del nuovo piano di governo del territorio. Con i primi scontri. Tecnici e politici. Quello tecnico vede da una parte il sindaco Tiziana Sala, che nel precedente mandato si era tenuta la delega all'urbanistica, e dall'altra il dirigente del settore Vitaliano Colombo. E' proprio Colombo a chiedere - in maggio - un "preventivo" a Croset per il nuovo strumento urbanistico. Poi, a dicembre, l'incarico viene invece affidato al professor Roberto Busi, affiancato dall'ingegner Giovanni Viganò e dall'architetto Enrico Cambiaghi, per un importo complessivo di 287 mila euro. «Non ero d'accordo - ricorda oggi Colombo -, perché era un importo superiore di oltre il doppio a quello preventivato da Croset. Da dirigente non volli firmare. E così, l'incarico venne firmato direttamente dal sindaco. Fatto inusuale». Lo scontro politico, invece, vede protagonista il capogruppo di "Lavori in corso" Claudio Bizzozero. Che fa le pulci al disciplinare d'incarico. Contestando il compenso previsto per il professor Busi e gridando alla vergogna: «Si prevede un impegno di sei ore al mese per quindici mesi - tuonava Bizzozero - con un compenso di 78 mila euro. Significa 866 euro all'ora, quasi quanto un operaio specializzato guadagna in un mese». Una polemica che il sindaco Sala liquida come pretestuosa: «Sembra che Bizzozero non sappia che esistono precise tabelle professionali da rispettare». Di quel compenso si è tornato a parlare in questi giorni, nell'ambito della polemica sui costi sostenuti per il nuovo piano di governo del territorio. In particolare, è stato lo stesso Vitaliano Colombo - quando, il mese scorso, Lega e Pdl si scambiavano "cortesie" - a parlare di una spesa complessiva superiore al milione e centomila euro. A partire dall'incarico affidato nel 2002 al Politecnico (54 mila euro) per arrivare alle fatture saldate nel 2008. Cifre contestate dal capogruppo leghista Natale Galetti. E in questi giorni, il municipio fornisce le cifre "ufficiali": 670 mila euro. Dal conteggio sono escluse le spese sostenute prima del 2005 e sono stralciati alcuni studi (un esempio, la mappa dei sottoservizi: fognatura, acquedotto) che - viene spiegato - seppur propedeutici al piano di governo del territorio, vanno oltre la pura programmazione urbanistica e sono comunque utili di per sé. Il lavoro dell'equipe di Busi si conclude nella primavera del 2007. Il sindaco vorrebbe arrivare alla prima approvazione in tempo per le elezioni comunali. Tempi tecnici e freni politici rinviano tutto a dopo le elezioni. Quando Tiziana Sala passa la delega a un assessore esterno, Gianmario Airoldi, comasco e già collaboratore dell'ex ministro della giustizia Roberto Castelli. Airoldi si presenta come il «cane da guardia» contro la speculazione edilizia. Riprende in mano l'intero incartamento (nel frattempo, scaduto l'incarico di Busi, lo studio passa completamente nelle mani dei suoi collaboratori). E' quasi arrivato al "dunque", quando è un tragico destino a mettersi di traverso: nella primavera del 2008, Airoldi scopre di avere una grave malattia, dall'estate è costretto tra casa e ospedale e in dicembre muore. L'urbanistica passa nelle mani di un'altra leghista estranea agli interessi canturini: Alessandra Tabacco, architetto da Sesto San Giovanni. Che riparte quasi da zero. E che, insediandosi, dichiara di volere un'urbanistica partecipata, di voler aprire una discussione con tutte le forze politiche, minoranze comprese. Ed è, oggi, uno degli spauracchi del Pdl: che la Lega Nord possa pensare di approvare il piano di governo del territorio con i voti delle minoranze. Ipotesi esclusa dal sindaco e dalla stessa Tabacco. Il vaticinio l'ha già fatto Giordano Zappa (ex Forza Italia e ora indipendente): «O si fa il piano di governo del territorio o l'amministrazione muore». Dario Cercek
La Provincia
15 Febbraio 2010
CANTU'. La battaglia sull'urbanistica. Disegnare la citta' futura
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