L'ex assessore Caradonna, silurato a furor di popolo, designato come consigliere di Infrastrutture Lombarde I politici si sono già autoassolti. E chiedono 1,7 milioni di euro ai tecnici COMO L'annuncio solenne è stato ribadito ieri in un solo colpo dai tecnici di Comune di Como, Provincia, Regione e Soprintendenza al termine della Conferenza dei servizi: «Il muro sul lungolago sarà abbattuto entro fine febbraio». Eppure le polemiche legate alla maxiopera non si fermano. L'ultima fiammata in questo senso rischia di approdare in Tribunale, dove potrebbero affrontarsi gli storici progettisti dell'opera contro i dirigenti delle stesse amministrazioni pubbliche che ieri hanno approvato la demolizione dell'ecomostro di cemento (costo previsto 3 milioni e 300 mila). I tre professionisti, esautorati d'imperio dal Comune di Como nel 2005, hanno infatti minacciato di tutelare la propria immagine in Tribunale perché accusati dal pool di dirigenti nero su bianco di «omissioni progettuali» per 1,7 milioni di euro. In tutto questo, però, non si può nemmeno dire che il fronte degli enti pubblici sia compatto e unito. Una prova? Comune e Provincia di Como, a breve, si sfideranno al Tar per una surreale contesa sulla forma delle fioriere realizzate in contemporanea con il muro. Con un dettaglio: quelle stesse fioriere sono destinate all'abbattimento tanto quanto la barriera oscuralago. «Demolito entro febbraio» Il muro dello scandalo costruito sul lungolago di Como. Sarà sostituito da una serie di paratie mobili E mentre architetti, ingegneri e funzionari pubblici minacciano una lotta a suon di carte bollate, è tornato alla ribalta pure l'assessore considerato il «papà delle paratie». Si tratta di Fulvio Caradonna, fino al 2 novembre titolare delle Grandi opere nella giunta e poi travolto dall'insurrezione legata al cantiere: a meno di 100 giorni dalle dimissioni, Caradonna è stato designato nuovo consigliere di amministrazione di Infrastrutture Lombarde. Ossia la società emanazione del Pirellone plenipotenziaria nel campo delle grandi opere. Tra le quali, pure il cantiere delle paratie, almeno per l'aspetto del concorso di idee che dovrà decidere l'aspetto architettonico della futura passeggiata. Inutile dire che il solo accostamento del nome di Caradonna al muro di Como, ha provocato reazioni di ogni tipo. Il Pd ha parlato di «fatto vergognoso», persino l'alleato leghista ha definito «inopportuno» il rientro in scena dell'ex assessore. Il quale, comunque, ha risposto per le rime: «Non devo vergognarmi né chiedere scusa a nessuno. E torno a testa alta». Intanto la prevista inaugurazione della passeggiata entro giugno non ci sarà. Troppi ritardi, come ha confermato il sindaco Stefano Bruni. «La fine dei lavori? Per ora una data non sono in grado di fornirla». La maledizione non è ancora finita, insomma. Lo sa bene, per esempio, la proprietà del prestigioso Hotel Metropole Suisse di piazza Cavour. Dove alcune crepe hanno fatto capolino fuori e dentro la struttura. Il Comune, per monitorarle, si affiderà al Politecnico. Poi non resterà che incrociare le dita.