La denuncia del presidente del comitato civico Portosalvo L'«anomalia» napoletana si protrae dal 1995 NAPOLI «Ai pomposi annunci di questi giorni da parte degli amministratori locali, sull'avvento del Forum delle Culture e del piano strategico per il recupero del centro storico della città, non corrisponde ancora alcuna iscrizione delle nostre scuole ai programmi dell'educazione dell'Unesco». A denunciare l'imbarazzante situazione è Antonio Pariante, presidente del Comitato civico di Santa Maria di Portosalvo. Ma, andiamo con ordine. L'anomalia napoletana, stando alle considerazioni di Pariante, si protrae ormai da molti anni. Precisamente dal 1995, anno nel quale il centro storico di Napoli venne riconosciuto dall'Unesco «Patrimonio mondiale dell'umanità». E, oggi, a meno di tre anni dal Forum delle Culture, pare proprio che la città sia impreparata ad ospitare adeguatamente l'evento, quantomeno guardando ai giovani. Una posizione, quella di Pariante, in forte contrasto con le «tre c» (conoscenze, competitività e connessioni) esaltate giovedì in occasione della presentazione del piano strategico di Napoli per la valorizzazione del territorio cittadino e della periferia. «Non tralasceremo anche le politiche per il welfare aveva sottolineato l'assessore Oddati realizzeremo infrastrutture pubbliche e private, riqualificheremo il patrimonio edilizio emonumentale». E il piano presenta cifre di tutto rispetto visto che porterà un investimento di circa 3,6 miliardi di euro, redditi per 1,8 miliardi e quasi 39 mila nuovi posti di lavoro per un anno. Agorà Il centro storico di Napoli è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco nel 1995 «Un piano incalza però Pariante che non risponde alle richieste dell'Unesco che, cosa ben diversa, ha chiesto da tempo un adeguato piano di gestione. E per stilarlo arriverà a Napoli una commissione esterna. In poche parole faranno altri il compitino che avremmo dovuto fare noi». Ma, a indignare il presidente del Comitato civico di Santa Maria di Portosalvo è in modo particolare la totale assenza delle scuole napoletane dai programmi di educazione dell'Unesco. Progetti finalizzati a sviluppare tematiche di valenza internazionale o determinate da situazioni locali, applicando metodologie e tecniche innovative e creando gemellaggi con scuole della rete internazionale con le quali scambiare riflessioni, esperienze e materiali pedagogici. Non un caso, in assenza di questa sensibilizzazione verso il valore dei beni culturali e artistici, che in città si siano moltiplicati gli episodi di vandalismo e gli assalti dei writers nei principali luoghi del centro storico. «La verità conclude Pariante è che l'occasione fa gola a tutti. Ma a Napoli manca il minimo buon senso, basti pensare che quest'anno il Museo Madre, esperienza fallimentare a dispeto di musei veri, come il Filangieri, che ad oggi è però chiuso, ha ricevuto dalla Regione un fiananziamento di 3 milioni di euro circa. Sarebbe bastato destinare la metà di questi fondi per la pulizia dei nostri beni artistici, magari coinvolgendo le scuole, per ottenere un risultato mirabile. Ma, evidentemente le priorità erano altre. Ad ogni modo mi domando che senso avrà fare una così cospicua opera di vetrina se i nostri ragazzi arriveranno al 2013 senza neanche sapere cosa sia l'Unesco».