Balducci, De Santis e i tempi più importanti dei costi Il punto, la domanda a cui rispondere, è una: perché i Nuovi Uffizi da Grande Opera sono diventati una Grande Emergenza? Perché dunque si è reso necessario sostituire i funzionari della soprintendenza che seguivano da anni prima il progetto e poi l'andamento dei lavori? Queste sono le domande che tengono insieme la realtà di un Paese che proprio sui lavori pubblici sembra conoscere solo due velocità. La ricostruzione dell'Aquila. I lavori della Maddalena terminati a un costo e a tempo di record in barba alle vischiose procedure sugli appalti, ai ribassi e dunque alle varianti in corso d'opera richieste come nel caso dei Nuovi Uffizi dalle imprese che rallentano tutto. Da una parte un eccesso e un intreccio di regole. Dall'altra l'opposto: la «logica dei grandi eventi» introdotta nel 2001 (che anche nel caso degli Uffizi non hanno nulla a che fare con la difesa civile) o della grande deroga. Una novità che, per dirla con le parole del gip Rosario Lupo, non solo ha comportato la concentrazione dei poteri in favore del presidente del Consiglio dei Ministri e del commissario di turno nominato, ma anche regole procedimentali agili, deroghe alla legislazione vigente in materia di appalti pubblici, vincoli finanziari attenuati in rapporto a una rilevantissima capacità di spesa. Torniamo alla domanda iniziale. Perché i lavori dei Nuovi Uffizi sono stati commissariati? Perché la soprintendente Paola Grifoni l'estate scorsa è stata trasferita a Bologna? E perché al suo successore Alessandra Marino i Nuovi Uffizi sono stati tolti pochi mesi dopo? I Nuovi Uffizi devono essere completati entro il 2012 in tempo per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Paola Grifoni è stata allontanata dopo due fatti ben precisi. Prima dell'estate scorsa l'ex soprintendente comincia a muoversi per capire come affrontare la questione dei lavori del secondo lotto dei Nuovi Uffizi. Si rivolge al Consiglio superiore dei lavori pubblici presieduto da Angelo Balducci e i primi di luglio Fabio De Santis (entrambi arrestati mercoledì), provveditore interregionale delle opere pubbliche, si presenta con una bozza risolutiva che la Grifoni boccia senza esitazioni. In quella bozza si diceva: fermiamo i lavori del primo lotto, quelli aggiudicati al Consorzio cooperative costruzioni, a marzo 2006 con il massimo del ribasso (43,78), così come sono; giriamo soldi (in cassa all'epoca c'erano ancora 30 milioni dei 49 totali) e opere da completare nel secondo lotto, che si può affidare senza gara all'impresa, e rinegoziamo il ribasso del 43,78 facendolo arrivare al 16. In poche parole, se questa bozza fosse stata approvata, lo Stato avrebbe dovuto tirare fuori nuove risorse che serviranno comunque, perché ad oggi i soldi per i lavori del secondo lotto non ci sono e quasi sicuramente non sarà terminato in due anni da destinare all'impresa. Grifoni bocciò la proposta di De Santis, che fu poi modificata radicalmente. Secondo fatto: il Consorzio lamentò un aumento dei costi pari a 13 milioni di euro, alla soprintendente sembrò un'enormità. Il Comitato tecnico del provveditorato per le opere pubbliche il 15 luglio sposò la linea intransigente della Grifoni. Il 30 luglio i costruttori firmarono per una cifra più bassa, intorno ai sei milioni. Qualcuno in soprintendenza disse: «Abbiamo vinto la battaglia, ma perso la guerra». La Grifoni aveva vinto la battaglia dei costi, pur subendo i continui stop and go dei cantieri. Già pochi giorni dopo la gara ci furono problemi, il cambio di viabilità per i mezzi pesanti in piazza del Grano. L'aumento dei costi e i cantieri partiti con quasi due mesi di ritardo. Tutto figlio del ribasso al 43 e di un progetto mai messo a gara redatto in gran fretta da una commissione di studio voluta dall'ex soprintendente Antonio Paolucci. Troppi rallentamenti, troppe storie, ed ecco il commissariamento. Arriva l'architetto Elisabetta Fabbri che nomina come soggetto attuatore Mauro Della Giovampaola (l'uomo che avrebbe gestito la cassa, anche lui arrestato mercoledì) e come responsabile unico del procedimento Enrico Bentivoglio che per ora entra di striscio nelle pagine dell'inchiesta che ha travolto la Protezione civile e il sistema della grande deroga. Ma perché gli Uffizi sono una grande emergenza? Risponde il commissario Fabbri: «C'era bisogno di fare in fretta, ma guardi che a Firenze non abbiamo applicato deroghe. Troppi poteri al commissario? Sono una figura di coordinamento, in poche ore posso mettere intorno a un tavolo tutti i soprintendenti poi è vero, posso avvalermi di una contabilità speciale che mi consente di accelerare movimenti di denaro. Ho quasi paura a parlarne, ma se un'azienda mi fa milioni di euro di lavori, ha bisogno di liquidità in tempi rapidi». Sempre la storia della doppia velocità. Nel 1997, in tempi di procedure normali, il ministro Walter Veltroni annunciò per il 2000 il taglio del nastro dei Grandi Uffizi. Nel 2004, il soprintendente Paolucci disse che sarebbero stati pronti entro la metà del 2007. Il 24 marzo 2006 (ancora in tempi di procedure normali) quando ci fu la gara la chiusura dei cantieri del primo lotto era fissata per il 2010. Oggi i Nuovi Uffizi sono commissariati anche se la struttura d'emergenza è stata azzoppata e i sindacati, questa volta la Uil, scrivono al Ministro chiedendo una retromarcia per evitare «percorsi speciali che si prestano a zone grigie» e il reintegro dei vecchi funzionari. Due velocità, una storia italiana.