GRUMENTO NOVA - Un sottosuolo ricco, quello della Basilicata. Lo pensano l'Erti e le altre compagnie petrolifere, e lo pensano, già da prima, i molti archeologi che in queste terre hanno trovato autentici tesori. Ora, però, i due interessi separati sembrano aver trovato un momento di saldatura. I comuni della Val d'Agri si sono messi insieme per utilizzare parte delle royalty del petrolio al fine di valorizzare a fini turistici i propri beni archeologici. Capofila del progetto è Grumento Nova, quel paese che in epoca romana era una delle città più grandi dell'Italia meridionale, con oltre 20mila abitanti. Una città oggi in gran parte sepolta, proprio per la mancanza dei fondi necessari all'avvio di una così vasta campagna i scavi. La Basilicata, del resto, è un po' tutta così: basta levar via qualche metro di terra, e i reperti affiorano. Anche in questo l'Eni e il petrolio hanno dato una mano. Sono, infatti, molti i reperti affiorati nel corso della costruzione dell'oleodotto che collega il centro olii di Viaggiano alle raffinerie di Tarante. Statue marmoree, necropoli e corredi funebri, fornaci e gioielli, in uno snodarsi di cento nuovi siti di interesse archeologico. Tanti i reperti portati in superfici (parte dei quali mostrati anche in un'esposizione inaugurata dal Presidente della Repubblica nel 2001), ma tanti «puntai» sul territorio poi abbandonati per le mancanza delle risorse necessarie alle cura dei siti e perché, singolarmente nessuno dei cento ritrovamenti ha una forza tale da attrarre visitatori. Così l'idea dell'associazione Novitalia sposata dai Comuni. A Grumento, sede dell'«antiquarium» una grande esposizione dei reperti, ma tutte le altre realtà collegate «a rete» in un'unica offerta, Sarà possibile, insomma, veder ciò che si è ritrovato, ma andare sui siti dei ritrovamenti, emuli di Indiana Jones. Un'intesa tra enti locali dal nome «Archeologia in Val d'Agri». «Risulta evidente - si legge nel progetto - come il tema archeologico possa costituire, per l'area in esame un importante strumento di valorizzazione e sviluppo compatibile da tener presente nell'indirizzare gli interventi possibili nell'ambito del Piano operativo Val d'Agri». Valorizzare, insomma, ciò che già è stato portato alla luce, più per le ragioni del petrolio che per quelle della cultura.