Scoperte a Enna 37 opere dellartista bagherese realizzate nel 1941 su commissione di Nino Savarese per una rivista rivolta ai contadini I disegni rinvenuti per caso resteranno esposti al Castello di Lombardia dal 21 febbraio al 5 aprile È stato Rocco Lombardo a trovare le illustrazioni in un plico seppellito nella biblioteca A colpirlo sono subito le illustrazioni, alcuni disegni non firmati. Lombardo riconosce il tratto ma non vuole ingannarsi, si strofina gli occhi, legge due, tre volte nome e cognome dellautore cui si accenna nelle pagine dellalmanacco: si tratta proprio di Renato Guttuso. Si precipita allora dalla direttrice della biblioteca comunale, Maria Serrafiore, e i due si mettono subito allopera, passando in rassegna le carpette del Fondo Savarese: trovano così ben trentadue disegni. Le ricerche continuano, lintenzione è quella di farne una grande mostra, assieme ad alcune opere di Guttuso che possiede un notaio ennese, noto collezionista. Ma non se ne fa nulla. Dunque, dopo tre lustri, finalmente, queste opere inedite di Renato Guttuso (trentacinque disegni a china e due oli) verranno esposte il 21 febbraio al Castello di Lombardia di Enna (la mostra sarà inaugurata alle ore 17 e rimarrà aperta al pubblico sino al 5 aprile). Il pittore di Bagheria, nel 1941, venne chiamato dallamico Nino Savarese per rappresentare sul "Lunario" lavvicendarsi delle stagioni, la mitologia della terra siciliana: a lui vengono affidate limmagine stessa della rivista, oggi diremmo il logo, e poi le illustrazioni dei segni zodiacali, altri disegni a corredo di articoli e racconti (come quelli dello stesso Savarese e di Francesco Lanza, che però a quel tempo era già passato a miglior vita) e una teoria di animali domestici, dai cani alle galline alle capre agli immancabili gatti. E di oggetti di uso giornaliero, come gli sgabelli in fusti di ferula o gli arcolai. Colpisce subito la raffigurazione che Guttuso fa dello Zodiaco: tra il sole e la luna campeggia infatti una mano alzata, quella di Cristo, nellatto di benedire. Dei dodici segni zodiacali disegnati, ne sono rimasti otto, realizzati a china con un tratto duro e aspro, dal Toro che irrompe veemente alla Vergine molle e bianca; dal Sagittario, con accanto un uccello colpito dal fucile, al Capricorno col contadino che si riscalda dinanzi al braciere; dai Gemelli sdraiati al Cancro, arricchito da una mano che miete con la falce. Ci sono poi numerose illustrazioni dedicate al lavoro femminile, come ad esempio al telaio. In occasione dellevento, per le edizioni Città Aperta, verrà stampato un volume con la riproduzione dei disegni e un saggio di Fabio Carapezza Guttuso, intitolato "Dalla Cometa al Lunario. La siderale amicizia di Guttuso e Savarese", in cui il direttore degli archivi dellautore di "La Vucciria" ricostruisce con precisione e ricchezza di dettagli il sodalizio tra il pittore e lo scrittore, che determinò poi il coinvolgimento di Guttuso nellimpresa editoriale per anni obliata. Sodalizio che risale al 1938, anno in cui la galleria romana della Cometa, diretta da Libero de Libero, organizzò la prima personale del pittore nella capitale: a scrivere il pezzo di presentazione della mostra sarà proprio lautore di "Gatteria". I due a Roma si frequentano con una certa assiduità, spesso si ritrovano insieme nella terza sala del mitico Caffè Aragno, vero e proprio cenacolo culturale ricco di fermenti, o parlano di pittura, letteratura e di politica nello studio del pittore bagherese, assieme a Mario Alicata, Antonello Trombadori, Luchino Visconti, Alberto Moravia. Sempre nel 1938 Guttuso realizza un ritratto di Savarese, seduto di profilo con un gatto sulle gambe accavallate: cè una sorta di sospensione, quasi di esitazione fantastica sul viso dello scrittore, in perfetta simbiosi col felino che accarezza. Nel 1940 Guttuso raffigura il bellissimo paesaggio della città di Enna in un dipinto realizzato in occasione di una sua visita alla città di Cerere. Appena un anno dopo, dunque, avrebbe visto la luce il "Lunario del contadino siciliano", di cui sera persa del tutto la memoria. Il "Lunario" noto ai più, anche grazie alla recente ristampa anastatica realizzata dalleditore Giuseppe Accascina, è quello siciliano del 1927, diretto da Francesco Lanza e che ebbe vita brevissima. Il primo numero ha un fondo firmato da Savarese, che così prende labbrivio: «Di questi mesi le belle piazze italiane sono folte di campagnuoli per una specie di gran rapporto dellagricoltura e dei mercati. Tra i crocchi fermi, nuovamente nereggianti di cappotti o mantelli o scapolari, passa il venditore del lunario nuovo. Eccone un esemplare». Del "Lunario del contadino siciliano", ultima fatica editoriale dellautore dei "Fatti di Petra", invece, nessuna traccia, sino a quando però viene riesumato, come sè visto, da Lombardo e dalla Serrafiore. «Resuscitare una rivista, dedicata al mondo contadino - scrive Fabio Carapezza Guttuso nel suo saggio - che aveva languito fino a scomparire, sembrerebbe impresa impossibile se un turbine non avesse investito le campagne siciliane. Nel 1939, i grandi feudatari siciliani vengono scossi dal secolare torpore, che avvolgeva i loro sconfinati possedimenti, da una imprevista iniziativa mussoliniana: lAssalto al Latifondo Siciliano». È il 2 gennaio del 1940: viene istituito lEnte di Colonizzazione del Latifondo Siciliano al fine di attuare un progetto ambizioso, cioè obbligare i latifondisti a realizzare, in ciascun podere, una casa colonica, dotata di bestiame e accessori, da affittare per un periodo di venti anni ad una famiglia contadina. Nel primo anno vengono costruiti otto borghi e duemilacinquecentosette case coloniche. Loperazione esige una pubblicazione che sia in grado di valorizzare la cultura contadina, in relazione allintento pedagogico e dimostrativo dellimpresa. Ecco comè nato, nellaprile del 1941, il "Lunario del contadino siciliano", trimestrale a cura dellEnte di Colonizzazione del Latifondo Siciliano, con sede a Palermo, in via Catania, 3, ma stampato a Roma: destinatario del periodico è il colono del latifondo isolano, che dovrà farne «il compagno utile e fedele» della sua fatica, nella nuova possibilità di vita che gli viene offerta grazie al podere assegnato. La rivista ha un formato piccolo, rettangolare: è alta venti centimetri e larga quattordici, e un numero costa una lira. Il direttore si chiama Nallo Mazzocchi Alemanni, economista agrario, direttore responsabile dellEnte di Colonizzazione; Nino Savarese è il redattore. A collaborare, relativamente alla parte letteraria, troviamo, tra gli altri, VannAntò, Giuseppe Cocchiara e Girolamo Giusto. Si rivela preponderante la parte iconografica: una parte, precisa Fabio Carapezza, è affidata agli architetti ed ingegneri che hanno ricevuto lincarico di edificare i Borghi, che illustreranno la rivista con i disegni dei nuovi insediamenti abitativi. Il "Lunario" continuerà ad uscire sino al trimestre aprile-maggio-giugno del 1943: gli ultimi disegni inviati da Guttuso raffigurano spaventapasseri e altri sistemi per mettere al riparo i campi dallincursione dei volatili. Ma ben altre aggressioni stavano per mettere in pericolo le messi isolane, con lo sbarco degli anglo-americani in Sicilia, raccontato da Savarese nella "Cronachetta siciliana dellestate 1943".
la Repubblica
13 Febbraio 2010
Scoperte a Enna 37 opere di Guttuso
SA
Salvatore Ferlita
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