Comitato anti-autostrada «A rischio 2mila ettari e cento posti di lavoro» «Non è vero che avrà un impatto marginale sull'agricoltura» ORBETELLO. Terre che hanno fatto la storia dell'agricoltura maremmana distrutte per oltre 2000 ettari e più di cento lavoratori ad altissimo rischio. All'assessore Rolando Di Vincenzo che sostiene che il comune di Orbetello verrà toccato solo marginalmente dall'autostrada rispondono i rappresentanti del comitato "Salviamo la Maremma da Fonteblanda all'Albegna", Daniele Zauli e Jacopo Colozza. Il loro, più che un grido di allarme, è un grido di dolore per vedere in futuro ucciso un ambiente meraviglioso e redditizio a favore di una infrastruttura di cui la zona sud, sono convinti, potrebbe fare a meno. Zauli e Colozza si dicono "sconcertati" dalle affermazioni più che ottimiste di Di Vincenzo sull'avvenire dei territori di Fonteblanda, Talamone e Polverosa. E spiegano in modo "sommesso" ma anche puntuale sotto il profilo tecnico perché «l'autostrada proprio nel Comune di Orbetello provocherà i danni maggiori. «Infatti - scrivono rivolgendosi all'ex sindaco - mentre il tracciato corre lungo la direttrice Aurelia-ferrovia in tutti i comuni da Rosignano a Civitavecchia, questo non si verifica nel Comune che lei rappresenta». «Venendo da Grosseto, a ridosso di Fonteblanda, il progetto prevede una grande curva verso l'interno con annesso svincolo dentro l'area contigua del Parco. Bene, da qui fino al rientro in sede nel territorio comunale di Capalbio, l'autostrada attraversa, il suo, il nostro Comune, in un'area che è una delle più belle dell'intera Maremma». E sottolineano, i rappresentanti del comitato, che «qui è ancora perfettamente leggibile il sistema agricolo storico con le coltivazioni estensive, i bovini bradi al pascolo, i lunghi viali che portano ai poderi. L'impatto sarà devastante, un pezzo di memoria del territorio maremmano e italiano cancellato per sempre, ridotto a brandelli tra uno svincolo e una infrastruttura slegata totalmente dal territorio in cui si va ad inserire». E sull'identità "popolare" del comitato, rimarcano all'assessore all'urbanistica che esso «è costituito da un gruppo di cittadini del suo, del nostro, Comune. Semplici cittadini ed aziende agricole, viti-vinicole, agrituristiche». Ed ecco i numeri. «Complessivamente le aziende sono proprietarie di terreni agricoli per un'estensione di oltre 2000 ettari, di cui 500 circa convertiti ai dettami dell'agricoltura biologica, danno lavoro ad oltre 100 dipendenti e sviluppano un consistente indotto». Sono tanti e di grossa qualità, per questo rivendicano il diritto di esprimersi. Per criticare, certo, ma anche per motivare le loro preoccupazioni da esperti. Da qui l'ultima domanda a Di Vincenzo: «vuole provare a sentire anche noi, signor assessore?»