ROMA - Sono otto le regioni italiane (Friuli Venezia Giulia, E.Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania e Basilicata) pronte a scendere in campo contro il condono edilizio deciso dal governo dopo la sentanza della Consulta del 28 giugno e la proroga del condono al 10 dicembre decisa dal Consiglio dei ministri. Le ammnistrazioni «ribelli» hanno già fatto sapere che per dare la possibilità ai cittadini di condonare piccoli abusi, utilizzeranno mini condoni edilizi sulla base di leggi regionali ad hoc, mentre nel caso, delle regioni del nord, verrà scelto un allineamento comune. La Sentenza della Corte Costituzionale pur difendendo infatti «la piena competenza» dello Stato a determinare «in via esclusiva» il condono sulle responsabilità penali relative a costruzioni abusive, ha stabilito la competenza delle Regioni sul condono amministrativo mediante proprie leggi pur rispettose dei principi fondamentali stabiliti dallo Stato. Anche se è presto per conoscere nel dettaglio come si articoleranno i provvedimenti, emergono le prime indicazioni. La Regione Lazio, che è stata tra le promotrici del ricorso alla Corte costituzionale, mantiene la linea di tutela del territorio, preparando un testo di legge per recepire le norme e cercare di offrire un condono il meno ampio possibile. «La nostra intenzione - spiega l'assessore regionale all'Urbanistica e alla Casa, Armando Dionisi- è quella di escludere da qualsiasi possibilità di sanatoria tutto ciò che è stato edificato sulle aree demaniali, quelle sottoposte a vincolo paesaggistico o che ricadono nei parchi naturalistici. Siamo favorevoli ad una legge che non favorisca ulteriori abusi, ad un condono di necessità e che non premi i furbi, che spesso la fanno franca. Riteniamo, perciò, di ammettere solo i piccoli abusi, quelli di comprovata necessita». L'assessore giudica infatti eccessivi i 3000 metri cubi o i 750 a persona e aggiunge: «Penso a non più di 300 metri cubi a persona». Dionisi rivela anche che Roma, con 25 mila domande, è la città con il numero più alto di richieste di sanatoria. «Vareremo un nostro provvedimento legislativo regionale che mette una serie di paletti al condono nazionale. Per l'assessore ai Lavori publici della Marche, Cataldo Modesti, «non è la stessa cosa aver fatto un piccolo abuso in una zona industriale o all'interno di un centro storico», in ogni caso «verranno concordate «con i Comuni, forze sociali e ordini profesionali le modalità per arrivare ad un testo largamente condiviso». La presidente dell'Umbria, Maria Rita Lorenzetti, sottolinea che «i grandi abusi, che sono e restano illeciti penali a amministrativi, verranno perseguiti», ma la legge regionale cercherà anche di disciplinare i piccoli abusi seguita alla ricostruzione post-sismica. «Ridurremo al massimo la possibilità di nuove cubature volumetriche» dichiara l'assessore della Campania Marco Di Lello. Quanto alle differenze con quanto stabilito a livello nazionale, «Noi - dice il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini - non permettiamo di condonare abusi costruiti in zone incendiate, ma anche in terreni non edificabili , addirittura dentro i parchi in alcuni casi».