CASERTA LAVORI pubblici regalati per anni alle ditte di camorra. Legami intensi tra burocrati e ingegneri dai potenti agganci. E poi l'incalcolabile manna dei rifiuti. Fotografia della Provincia che sta scatenando un altro duello nel centrodestra. Che cosa c'è dietro il braccio di ferro elettorale su Caserta? Il duello durerà ancora mentre il pool antimafia indaga su quel palazzo. CASERTA - La sfiancante contesa che ormai da due mesi oppone il Pdl e l'Udc si gioca tutta sul palazzo di corso Trieste, la Provincia di Caserta, che dovrebbe ispirare più che corse, circospezione. Più che appetiti, cautele. Di natura bipartisan. Lì, negli uffici al primo piano, sono saliti - tra gli altri - gli emissari d'impresa di Giuseppe Setola "'O cecato", (lo stragista dei casalesi, il killer della primavera di sangue del 2008 sul litorale domizio, ormai in carcere) e di suo fratello Pasquale, titolari effettivi della ditta che riceveva commesse per lavori di manutenzione e impiantistica dall'ente pubblico. La loro società era la "General Impianti", gli operai si occupavano di impiantistica e manutenzione in edifici e scuole. Un'inchiesta, che già nel 2009 ha portato al sequestro dell'azienda. Le posizioni di due indagati, l'ex assessore Ferdinando Bosco della giunta di centrosinistra guidata dall'allora presidente Sandro De Franciscis, e il dirigente Antonino Del Prete, sono state stralciate ed inviate da Santa Maria Capua Vetere al pool antimafia di Napoli. Lambito dai sospetti anche l'ex presidente, De Franciscis, che - risulta da un'altra indagine conversando al telefono con il suo alter ego Antony Acconcia, diceva: «Ora mi ricambi il favore e mi copri con la camorra di Casale». Poco dopo, la crisi spirituale e l'addio del presidente alla politica. Per impegnarsi come medico a Lourdes. In quello stesso palazzo si sbroglierà il nodo pesante del nuovo consorzio che si occuperà dei rifiuti, come prevede la legge. A quali criteri sarà improntata quella riorganizzazione, nella terra dei rifiuti che ingrossano la mafia. Nella provincia in cui Nicola Cosentino diceva di un consorzio, secondo i pentiti dei casalesi, «Eco 4 song'io»? Quello degli appalti su Caserta e dei benefici agli amici è uno dei numerosi filoni che la Dda di Napoli sta esaminando. Nella stessa inchiesta, coordinata dal pm Giovanni Conzo e dal procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho, altri rapporti tra quella burocrazia e le aziende in odore di camorra sono stati messi sotto osservazione. Così, nel 2008, il solerte parlamentare di Forza Italia, Coronella, denunciava la gravità della situazione tirando in ballo abusie clientele messe in atto anche dall'Udeur. Prima che Mastella, lasciando Prodi, diventasse alleato di cordata. Coronella non citava, ad esempio, le ascese di alcune società pubbliche: come la promettente Terra di Lavoro, da almeno nove anni retta da un amministratore delegato che è cognato di Nicola Cosentino. Quell'ingegnere si chiama Nicola Diana, ha 48 anni, è nativo di San Cipriano D'Aversa, è il figlio di Costantino (deceduto, fu arrestato nell'operazione Spartacus 1). La sorella dell'ingegnere, Maria, ha sposato Giovanni Cosentino, uno dei proprietari del colosso "Aversana Petroli". Presagendo le acque agitate di queste elezioni e conoscendo le bizze ingrate dei politici, l'ingegner Diana sta cercando di cambiare il suo ruolo in quello di direttore generale. E non lo nasconde ai taccuini. «Intanto, con questa storia che siamo parenti io e Cosentino, immagino sempre dove si va a parare. Ma dov'è il problema? Sono un libero professionista», risponde a Repubblica. Talmente libero da aver preso parte, per anni e fino a pochi giorni fa, alla commissione urbanistica integrata del Comune di Napoli, grazie alle sue «competenze agricole e forestali». «Parliamo di Terra di Lavoro - aggiunge lui - è una società cresciuta bene, ed è giusto non disperdere il lavoro fatto in questi anni. È vero che ho chiesto di attuare una governance più strutturata, è il solo modo per assicurarle un futuro più solido. I nostri conti sono in attivo, e trasparenti». Il paradosso è che la "guerra di Caserta" rischia ora di deflagrare tutta all'interno del Pdl campano. La poltrona, "promessa" ai centristi già nel giugno scorso, al momento di andare alle urne per conquistare le Province di Napoli, Avellino e Salerno, è stata rimessa in discussione da Cosentino, mancato governatore e quindi "costretto" a ripiegare sulla difesa del proprio bacino di consenso. Un braccio di ferro che assorbirà ancora energie. Per giorni, forse settimane. «Bisogna far capire al Pdl campano e a Nicola - spiega pacatamente una voce romana del Pdl - che quella provincia non è territorio extra nazionale». Tant'è che, dopo la fuga in avanti del coordinatore regionale che, a gamba tesa, mercoledì, aveva annunciato che il candidato era Pasquale Giuliano, è intervenuto subito il coordinatore nazionale Fabrizio Cicchitto a stopparlo. La pensano così perfino molti sindaci del casertano che, pur targati Pdl, non accettano le imposizioni del coordinatore. Battaglia nella battaglia, ad esempio, condotta da 15 sindaci capitanati dal chirurgo Carmine Antropoli, che guida la giunta di Capua. «Io ho solo fatto emergere le contraddizioni non risolte nel partito». Ad uso personale: Antropoli ambiva a quella poltrona? «Non mi nascondo, volevo dare un contributo. Ora Cosentino lancia Giuliano. Ma io dico:i parlamentari sono stati eletti per fare quello? E le Province dovrebbero andarea chi amministrae conosce il territorio».