È il presidente della commissione Urbanistica. La Moratti: fiducia nei giudici. Il Pd: in Comune c'è una questione morale ERA in corso il consiglio comunale sul Pgt, ieri, quando il consiglieree presidente della commissione Urbanistica Milko Pennisi è stato arrestato con una mazzetta in mano. La notizia ha fatto sospendere la seduta, mentre il sindaco Moratti ha dettato uno stringato comunicato di fiducia nella magistratura, augurandosi che Pennisi «chiarisca la sua posizione». Ma dall'opposizione parte l'accusa: «C'è una questione morale a Palazzo Marino che va affrontata, ora stop alla discussione sul Pgt». È STATO fermato a pochi metri dall'aula di Palazzo Marino, dov'era stato fino a qualche ora prima. L'arresto per concussione del presidente della commissione comunale Urbanistica e consigliere del Pdl Camillo "Milko" Pennisi è entrato ieri nella giornata politica come un terremoto, tanto che la seduta del Consiglio è stata chiusa precipitosamente. Alle quattro del pomeriggio Pennisi aveva risposto all'appello, poi i finanzieri l'hanno preso in piazza San Fedele con i soldi in mano. Il sindaco Letizia Moratti in quel momento era riunita con i capidelegazione della maggioranza per la pre-giunta. Dell'arresto ha saputo per telefono, e man mano che le voci diventavano certezze sono iniziate le consultazioni frenetiche con assessori e dirigenti. In serata è arrivato un suo laconico comunicato: «Ho piena fiducia nella magistratura, mi auguro che il consigliere Pennisi possa chiarire al più presto la sua posizione di fronte alla giustizia». Si spinge oltre l'opposizione, con il capogruppo del Pd Piefrancesco Majorino: «È chiaro che c'è una questione morale nel Comune di Milano che va affrontata». Concetto espresso anche da Basilio Rizzo della Lista Fo: «Il clima e lo sconforto che ho percepito in aula mi ha riportato a tanti anni fa, ai tempi di Tangentopoli». Un paragone respinto dal vicesindaco Riccardo De Corato, per cui Mani pulite «è stato un fenomeno molto più complesso, qui siamo di fronte a un episodio su cui la magistratura farà chiarezza». La seduta ieri è stata interrotta quando il sindaco ha convocato il presidente del Consiglio Manfredi Palmeri e l'assessore all'Urbanistica Carlo Masseroli. Che, pur nella cautela del momento - «umanamente sono molto dispiaciuto» - ha ribadito che l'arresto «non condiziona il Pgt,è una responsabilità nei confronti della città da portare avanti fino in fondo, a maggior ragione ora». Ma proprio su questo punto arriva l'alt di Majorino: «Per riprendere la discussione sul Pgt si devono acquisire prima gli elementi per eliminare i dubbi sul contesto in cui Pennisi operava». Perché ora l'ordine di scuderia nella maggioranza è contenere i danni d'immagine che questa vicenda può fare. Minimizza il capogruppo del Pdl in Regione Paolo Valentini: «La magistratura fa bene a perseguire singoli comportamenti se accerta che siano passibili di pena, ma da quia parlare di una questione morale ce ne passa». Più sfumato il capogruppo della Lega al Pirellone Stefano Galli: «Quando uno viene preso con una busta in mano c'è poco da gridare ai complotti, ma una questione morale c'è a destra come a sinistra». E il capogruppo leghista in Consiglio Matteo Salvini dice secco, alimentando altre polemiche: «Vediamo che cosa è e cosa non è questa storia, ma sicuramente quanto accaduto non è da Comune di Milano, sono cose che ci si aspetta ad altre latitudini». Ma c'è chi mette in fila gli ultimi episodi tra cronaca politica e giudiziaria per fare un'analisi della situazione. È il candidato del centrosinistra al Pirellone Filippo Penati a puntare il dito contro il Pdl: «Dopo il caso Guarischi, l'arresto di Piergianni Prosperini e ora quello di Pennisi si deve aprire una riflessione. Sono garantista fino in fondo, ma o si crede davvero nel teorema della persecuzione verso questo partito, o si apre una questione politica su cosa sta accadendo a Milano». Sconcertato il segretario regionale dell'Udc Luigi Baruffi: «La questione morale esiste, ma è un tema che la politica deve affrontare prima della magistratura». Non fa sconti il candidato dei radicali al Pirellone Marco Cappato: «La cosiddetta questione morale riguarda tutta la partitocrazia, è endemica in un sistema che non può essere definito democratico».