Il personaggio È in Consiglio dal '97 ma già ai tempi dell'università faceva il militante con Gioventù liberale STA in consiglio comunale da 13 anni, da quel mitico 1997 che regalò al Comune una nidiata di rampantissimi, e allora giovani, esponenti di Forza Italia. Ma la politica, il quarantottenne Camillo Milko Pennisi, la frequenta dai tempi dell'università, dove si è laureato in Giurisprudenza: Gioventù liberale. Una militanza sempre rivendicata con orgoglio e condivisa con altri colleghi arrivati come lui a Palazzo Marino quando divenne sindaco per la prima volta Gabriele Albertini: Giulio Gallera, Paolo Massari, Fabrizio De Pasquale. Ma ben più di loro (oddio, con Massari è sempre stata una bella gara), l'attuale presidente della commissione urbanistica ha incarnato fin dall'inizio il mito della Milano da bere. Occhi azzurri, capelli chiari, sempre in giacca e cravatta, un'assidua frequentazione dei locali alla moda, soprattutto alle Colonne di San Lorenzo, l'aria un po' arrogante, i modi non sempre urbani, una certa propensione alla lite, Pennisi è balzato spesso agli onori della cronaca per questioni - come dire? - caratteriali. Memorabile la lite, fine anni Novanta, scoppiata a Palazzo Marino con Piergianni Prosperini, An, che un giorno sì e l'altro pure non risparmiava battutacce ai virgulti forzisti. I due si fronteggiarono con toni minacciosi in aula, poi risolsero la questione appartandosi nell'allora sala matrimoni. Pennisi tornò al suo posto con una mano sulla guancia arrossata: «Prosperini mi ha dato un ceffone». E l'altro: «Il collega si è appoggiato con forza sulla mia mano». Adesso- quando si dice la nemesi - stanno non solo nello stesso partito, il Pdl, ma entrambi in gattabuia. Si fece notare, Milko, anche quando, presidente della sottocommissione animali, si fece pestare da un gorilla che non lo voleva far entrare in una nota discoteca, nonostante la qualifica esibita: «Sono un consigliere comunale». Il buttafuori rispose spaccandogli il naso. Acqua passata: crescendo, il ragazzo si è un po' calmato, forse grazie anche alle gioie della paternità. Di sicuro risulta meno esuberante da quando gli hanno dato, dopo un posto nel cda della Fondazione Stelline, anche la presidenza della commissione urbanistica. Certo, lui avrebbe preferito fare l'assessore, com'è capitato a molti della prima nidiata azzurra (Gallera, Giovanni Terzi, Alan Rizzi, perfino Massari...), ma nella vita bisogna sapersi accontentare. Lui, e questa è cronaca di oggi, si è accontentato. In Forza Italia prima, e nel Pdl ora, Pennisi rappresenta l'anima laica. All'inizio tra i suoi numi tutelari c'era Paolo Romani, adessoè schierato con la sottofamiglia che fa capo a Guido Podestà e Loris Zaffra. L'ultima volta che ha partecipatoa un vertice di maggioranza sull'argomento bollente del Pgt, con il sindaco e il presidente della Provincia, era una settimana fa. Ieri l'arresto in San Fedele.