Nei conti dei paesi civili non c'è mai un'entrata che riguarda i condoni edilizi. Sono reati percepiti dall'opinione pubblica come veri e propri oltraggi al patto di convivenza tra cittadini. Nell'Italietta delle case in libertà queste infrazioni non solo sono utili per riempire buchi di bilancio, ma sono anche indicate, al pari di altre, come pratiche «liberali». Se il condono edilizio è inammissibile dappertutto, in una Sardegna che vive del suo paesaggio, assume una valenza ulteriore. Berlusconi non solo dichiara con le sue azioni di governo la remissività verso questa deplorevole violazione delle leggi di tutela paesistica (che in Sardegna sono il frutto faticoso dell'Autonomia), ma offre direttamente un brutto esempio, sfuggendo ai controlli su ciò che succede nella scogliera sotto casa sua. In Sardegna appunto. Ogni uomo di stato di un qualsiasi paese progredito si sarebbe affrettato a rendere note le carte invece di autocertificare nei comizi la qualità delle «migliorie apportate», somministrando versioni incongrue e apponendo il segreto. A distanza di mesi non sappiamo che cosa nascondano i teloni che avvolgono il cantiere in Gallura. Giornali e televisioni locali diffondono ancora immagini e notizie, per il diritto di cronaca esercitato nonostante il cordone di guardie private e pubbliche che continuano a presidiare la sua casa per terra e per mare. Mentre le istituzioni locali governate dalle destre - le stesse che protestano puntigliosamente contro lo Stato centralista (specie a proposito della tutela ambientale) - non hanno detto e non dicono una parola su questo imbarazzante spettacolo. Il nuovo governo della Regione ha deciso, però, di non trascurare il caso. Ed è facile immaginare che vi sia la determinazione di svolgere fino in fondo il proprio compito istituzionale e così far valere le prerogative regionali nella materia del governo e tutela del territorio. La prima mossa decisa dal nuovo assessore all'urbanistica è quella di contestare, con i mezzi che la legge offre, il segreto di stato e di andare a vedere come stanno veramente le cose esaminando i documenti a sua disposizione. Aspettiamo notizie quanto prima mentre per oggi è organizzata, da parte di cittadini sardi e turisti, la prima manifestazione di protesta proprio lì, nel paradiso di Punta Lada. E si potrà osservare come una piantagione di cactus o di agrumi esotici, un anfiteatro, un laghetto con papere e rocce che simulano barche in secca e altri interventi insopportabili sul piano del gusto, c'entrino poco con lo scenario della ruvida macchia gallurese. Ma di orride case e corredi e addobbi insolenti, spesso autorizzati, è piena la Sardegna litoranea. Ogni villeggiante villano pretende la sua dose di ritocchi da apportare a spiagge e scogliere. Berlusconi offre un esempio altolocato, sublimato com'è noto dallo sfarzo autocelebrativo. In grado di influire (ancora e autorevolmente) su quel complesso di figure tipiche del mercato delle vacanze, che echeggiano stili diversi confusamente addizionati: Capri, Disneyland, Ibiza, Miami, Porto Cervo. Ma Berlusconi è convinto di essere nel giusto. Basti pensare a quando ha affermato che le «migliorie da lui apportate nel Parco di Punta Lada presto meta ambita di gite scolastiche - soddisferanno le curiosità scientifiche di numerose scolaresche». Alternativa conclamata a Versailles, Boboli, Capodimonte e Stupinigi.Così il cavaliere porta avanti in tutta fretta i lavori, specie dell'anfiteatro nel parco. Corre voce che dovrà essere inaugurato attorno a Ferragosto. Una serata per la pace. Secondo i bene informati il ricco programma prevede in apertura la presenza di Gianni Baget Bozzo, solo nella cavea, che legge brani tratti dal «De bello gallico». Sembra uno scherzo.