Egregio ministro Bondi, scrivo a lei in qualità di ministro dei Beni culturali a seguito della dichiarazione di intenti della sua collega, ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini a proposito della storia dell'arte. Mi chiamo Riccarda Bernacchi vivo a Lucca e sono un'insegnante precaria di storia dell'arte. Dire precaria è un eufemismo perché le possibilità di insegnare negli istituti superiori, avute fino ad ora, sono state legate a singoli progetti attivati da questa o quella scuola. Ma come rinunciare a insegnare ciò che per cui vivi, per cui respiri, per cui ti sei formata in una delle facoltà più prestigiose di Italia, a Pisa, dove Carlo Ludovico Ragghianti ha deciso di creare il primo dipartimento di Storia delle arti del paese? Certo che non rinunci alle opportunità che si presentano, anzi cerchi di crearle appassionatamente (corsi serali, corsi sperimentali per ragazzi) perché senti che parlare di arte aiuta a migliorare il posto in cui vivi. Sono 'esima' di una graduatoria scolastica che è riaperta solo tre anni fa e per la quale nei moduli richiesti le scuole in cui si insegna storia dell'arte sono già la metà rispetto agli spazi offerti dal foglio. La notizia che storia dell'arte al pari di geografia sarà esclusa dalle scuole superiori mi ha indignato oltremodo. Quelle scuole in cui la disciplina sarà insegnata saranno ancora meno. L'Italia possiede l'80 del patrimonio artistico mondiale, è la patria di artisti di fama internazionale. Una manovra quella annunciata, dico senza ombra di dubbio, che ignora l'esistente, la realtà che quotidianamente calpestiamo camminando: la città di Lucca ne è un esempio con i suoi tesori. Non c'è alcun senso logico in un simile disegno scolastico. Già la situazione delle Soprintendenze, gli enti preposti per la conservazione e la tutela di quel patrimonio, è allo sbando, continuamente alla ribalta dei giornali per la mancanza di concorsi e per il continuo alternarsi di dirigenti che in un così breve periodo del loro incarico non riescono ad attuare alcun tipo di riforma. Com'è possibile che proprio il luogo di formazione della classe dirigente del paese non riesca a dare il giusto peso alla sua storia? L'arte non è secondaria per una nazione: è la sua etichetta, è la sua immagine, è il riflesso della sua società; perfino negli anni più difficili della Seconda guerra mondiale l'Italia è riuscita a porre dei criteri per la valorizzazione di questo patrimonio, era il 1939 quando nasce la legislazione dei beni culturali e oggi a distanza di 71 anni si prospetta un panorama agghiacciante. Invece che promuovere l'arte di questo paese a tutti i livelli d'istruzione, come avviene in altri paesi d'Europa, certo attraverso nuove formule, accattivanti anche per i più piccoli magari che leghino l'aspetto teorico dell'arte a quello pratico, si decide di metterla da parte. Eppure è lo stesso Stato in cui nascerà l'erede del ministro dell'istruzione e quella massima che afferma che si desidera il meglio per i nostri figli dove finisce? Riccarda Bernacchi
SCUOLA - Come si può cancellare la storia dell'arte?
La scrittrice Riccarda Bernacchi, insegnante di storia dell'arte a Lucca, si rivolge al ministro dei Beni culturali, Bondi, per esprimere la sua indignazione per la dichiarazione di intenti del ministro dell'Istruzione, Gelmini, che prevede l'esclusione di storia dell'arte dalle scuole superiori. Bernacchi sostiene che l'arte è fondamentale per la nazione e che la sua esclusione sarebbe un passo falso. Inoltre, lamenta la situazione delle Soprintendenze, che sono state indebolite dalla mancanza di concorsi e da un continuo cambiamento di dirigenti. Bernacchi chiede come sia possibile che il luogo di formazione della classe dirigente del paese non dia peso alla sua storia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo