APOCHI giorni dall'inaugurazione della mostra dedicata a Caravaggio alle Scuderie del Quirinale, riemergono da due tele del Maestro dettagli sorprendenti, svelati dai restauri presentati ieri ai Musei Capitolini e a palazzo Montecitorio. Lavori che hanno riacceso le tonalità dell'"Adorazione dei pastori" (1609) e del "San Giovanni Battista" (1602) e che, nei prossimi mesi, restituiranno l'originario splendore a un altro dipinto firmato dal genio lombardo, quello della "Buona Ventura" (1596-'97). Il restauro aperto dell'"Adorazione dei pastori", eseguito sotto gli occhi curiosi e affascinati del pubblico, da Valeria Merlinie Daniela Storti, e presentato ieri alla Camera, ha riservato non poche sorprese. Le quattro figure dei pastori potrebbero, infatti, non essere altro che quattro autoritratti di Caravaggio, colto in diverse età della vita. L'ipotesi è della soprintendente del Polo museale romano Rossella Vodret, studiosa del Merisi (e una delle curatrici della mostra alle Scuderie), che da tempo collabora coi carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio artistico per individuare, attraverso le metodologie di riconoscimento delle fisionomie, tutti gli autoritratti del Maestro. L'opera, conservata nel Museo regionale di Messina, è, insieme alla "Resurrezione di Lazzaro", uno dei lavori più rappresentativi dell'ultima fase della produzione di Caravaggioe resterà esposta fino a domenica a Montecitorio, prima di fare il suo ingresso trionfale alle Scuderie del Quirinale. Ma le rivelazioni non sono mancate nemmeno durante la pulitura del "San Giovanni Battista". «In particolare, è crollata la teoria che il giovinetto rappresentato fosse un Isacco - spiega il restauratore, Nicola Salini - In mezzo alle rocce, sulla sinistra, era stata individuata una striscia di rosso, interpretata come una fiammata di brace, che oggi possiamo invece considerare la prima versione del panneggio poi spostato verso il centro». Il "San Giovanni Battista" resta dunque un quadro tutt'altro che convenzionale: «Mancano gli attributi canonici del Battista - sottolinea Salini - Al posto dell'agnello c'è un montone, che allude al sacrificio di Cristo, così come il tasso rappresenta la Luce di San Giovanni perché le sue foglie erano usate per fabbricare gli stoppini delle lanterne». Anche l'archetipo della figura del Battista, dipinto come un giovinetto nudo steso su una pelliccia mentre abbraccia un montone, ne è uscito "sconvolto": «Si è sempre detto che fosse ispirato alle figure della Cappella Sistina di Michelangelo. Probabilmente, invece, è una citazione della fontana delle tartarughe del Landini di piazza Mattei». A curare l'intervento è stata la Sa.Par srl, la stessa società che, secondo quanto annunciato ieri dal curatore della Pinacoteca dei Musei Capitolini, Sergio Guarino, sponsorizzerà i lavori sulla "Buona Ventura". Il restauro, che sarà eseguito sempre "in diretta", durerà alcuni mesi e in giugno non è escluso che le due opere possano pronte per un'esposizione ravvicinata.