Dopo vane trattative pluridecennali, l'Archivio di Giorgio Vasari pare sia stato venduto, alla cifra favolosa di 150 milioni di euro, a un oligarca russo morto misteriosamente: intanto la città si prepara all'anno vasariano del 2011 di Edek Osser Arezzo. La notizia è esplosa il 22 ottobre al Comune di Arezzo: la Soprintendente archivistica della Toscana, Diana Toccafondi, ha comunicato al sindaco che l'archivio Vasari, cittadino illustre di Arezzo, vanto della città, era stato venduto dal suo proprietario, il conte Giovanni Festari, a una holding russa. Il mondo della cultura protesta e invoca l'intervento dello Stato, Arezzo è sotto shock, il sindaco Giovanni Fanfani è indignato, anche perché tenuto all'oscuro da Soprintendenza e Ministero delle trattative in corso. E nel 2011 la città prepara numerose manifestazioni per i 500 anni dalla nascita di Vasari, compresa una grande mostra. Sono sorti subito dubbi e sospetti sulla autenticità e sul significato di questa compravendita. Troppe contraddizioni, troppi misteri. Con un colpo di scena finale (ma forse non l'ultimo): la morte dell'oligarca russo indicato come acquirente, avvenuta il 9 settembre (la stessa data, quasi incredibilmente, della firma dell'atto di vendita) ma trapelata soltanto il 27 ottobre. Prezzo esorbitante La notifica di possibile vendita dell'Archivio è stata recapitata alla Sovrintendenza il 23 settembre, e porta l'enorme cifra di 150 milioni di euro. Una cifra assurda, secondo gli esperti, per un insieme di manoscritti certo importantissimi, ma il cui valore di mercato è di gran lunga inferiore. Anche perché, dagli anni '90, l'archivio non può essere smembrato ed è sottoposto a un «vincolo pertinenziale» del Mibac: non si può muovere dalla sua sede di casa Vasari ad Arezzo. E questo limita in modo drastico il suo valore per chi volesse metterlo a reddito. Da anni il proprietario conte Festari cerca di vendere l'archivio (cfr. n. 277, giu. '08, p. 22). Nel 2006 chiedeva 50 milioni. Sembrava interessata un'università americana, poi la stessa Università di Yale che già possiede tre «filze» dell'archivio sparite, forse rubate, durante la guerra, nel 1944. Festari tentò anche una vendita all'asta. Ci fu poi una trattativa, mai conclusa, con lo Stato. Il perito del ministero lo aveva valutato 2,5 milioni di euro. Nel 2008, per ripianare un debito dei Festari (400mila euro), l'archivio è stato pignorato e ipotecato. Secondo Vittorio Sgarbi, che conosce l'archivio, il suo valore non supera i 15 milioni. L'acquirente russo Il contratto di acquisto è firmato da una holding russa, la Ross Engeneering, parte del Ross Group, per conto di «un carissimo amico» del presidente del CdA Vasilij Stepanov («Corriere della Sera», 28 ottobre). Si tratta di una grande società nata dopo il crollo dell'economia sovietica. Risulta legata alla Gazprom (il colosso che vende gas anche all'Italia) molto vicina al premier Vladimir Putin. La Ross si occupa di costruzioni civili, centri commerciali, alberghi, soprattutto in vista delle Olimpiadi invernali del 2014 a Soci (Mar Nero). La società dispone di grande liquidità, e sarebbe in grado di pagare i 150 milioni di euro. Ma a quale scopo? Perché comprare l'archivio, bloccato da un vincolo, a un prezzo comunque «fuori mercato»? Puro mecenatismo? Tutto comunque pare decadere dopo la morte del fantomatico acquirente. I privati e il vincolo L'autore della vendita, il conte Giovanni Festari, è morto in ottobre, pochi giorni prima che fosse diffusa la notizia. Aveva ereditato l'archivio nel 1985 da una zia, Flora Romano Rasponi Spinelli, lontana discendente di Giorgio Vasari. La casa di Arezzo nella quale sono conservati sotto chiave i documenti è quella dove Vasari è vissuto 500 anni fa. Dal 1911 l'edificio è dello Stato, che l'ha aperto ai visitatori. L'archivio invece è rimasto ai privati. Per superare il problema del «vincolo pertinenziale», dopo intricate vicende giudiziarie, Giovanni Festari e i suoi figli hanno tentato un colpo di mano: nel 2008 volevano portarsi via l'archivio sostenendo che era mal conservato e in degrado e che il vincolo posto dal Mibac non è valido. Ma la validità del vincolo, impugnato dai Festari, è stato confermato in via definitiva dal Tar della Toscana. Il blitz del conte non è quindi riuscito. La questione del vincolo è tuttavia molto delicata, perché su questo si gioca la complessa vicenda. Il sindaco è molto preoccupato: «Temo che il passo successivo sia la richiesta di rimuovere il vincolo perché l'archivio possa viaggiare ed essere esposto, magari all'estero visto che i nuovi proprietari sono russi. Per la città di Arezzo è un'ipotesi inaccettabile». Il ruolo del Mibac Per il Mibac non ci sono dubbi: il bene è vincolato e quindi indisponibile. Non ci sono rischi. Negli ultimi mesi il Ministero è stato informato delle trattative in corso tra Festari e i russi ma ha sempre ritenuto che il vincolo fosse sufficiente a frenare la vendita. Adesso l'esistenza del contratto, la rivolta di Arezzo, l'indignazione del mondo della cultura, potrebbe costringere lo Stato a intervenire per esercitare il diritto di prelazione. In teoria ha 90 giorni di tempo (a partire dal 23 settembre) per mettere sul tavolo i 150 milioni di euro che i russi sembrano disposti a pagare. Ma ogni cosa deve essere ancora chiarita, accertata ed eventualmente impedita. Il Ministro ha disposto una ispezione a casa Vasari per controllare lo stato dell'archivio e accertare che niente sia stato spostato. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Bo [...] [L'articolo integrale è disponibile nell'edizione stampata de Il Giornale dell'Arte]