Lo studioso Settis: "Questa storia dovrebbe renderci più rigorosi, invece si vuole l'archeo-condono. E la statua non è di quell'autore" ROMA - «Per prima cosa, vorrei precisare che il bronzo conteso non è secondo me opera di Lisippo». Salvatore Settis, storico dell'archeologia e direttore della Normale di Pisa, interviene sull' affaire Getty, smentendo l'attribuzione corrente. Il professore conosce bene il museo di Malibu che conserva la statua: dal 1994 al 1999 ha diretto il Getty Center for the History of Art and the Humanities di Los Angeles. È anche grazie alle sue sollecitazioni se gli americani hanno cominciato a intraprendere anni fa una politica di restituzioni delle opere d'arte trafugate nel corso del Novecento. Professor Settis, a chi attribuisce la scultura? «Per me non è di Lisippo, ma di uno scultore greco di tradizione lisippea leggermente più tardo». Qual è il valore della sentenza di Fano? Pensa che darà inizio a un nuovo corso nella storia delle restituzioni delle opere? «Vorrei essere cauto perché non ho letto le carte. Nel 2007, in un incontroa Roma, il direttore del Getty mi disse di avere documenti validi per provare che l'esportazione della statua fu legittima. D'altronde, lo stesso museo ha già restituito circa cinquanta opere, tra cui la Venere di Morgantina, che tornerà in Italia entro la fine dell'anno. Evidentemente sul bronzo di Fano credono di avere le carte in regola. Ma questa storia dovrebbe farci riflettere, portarci a essere più rigorosi». Critica la gestione del patrimonio archeologico? «Dal 1909 abbiamo le migliori leggi in materia di tutela dell'archeologia. Tutto ciò che si scava nel nostro sottosuolo appartiene all'Italia. Negli ultimi anni, in fatto di restituzioni da parte di enti stranieri, abbiamo avuto importanti successi. Nonostante questo, gli acquisti incauti continuano.E ci sono ancora parlamentari del Pdl che promuovono proposte di legge per legalizzare il possesso di beni archeologici e quindi la loro vendita. Insomma, l'archeo-condono è ancora una minaccia. Per fortuna, finora i ministri dei Beni culturali che si sono succeduti negli anni hanno sventato gli attacchi».