BENI CONTESI Confiscato l'Atleta di Lisippo. Il Getty va in Cassazione Arianna Di Genova La statua dell'Atleta vittorioso, quella scultura attribuita al greco Lisippo, al centro di una disputa accesissima fra Italia e Stati uniti, non si chiamerà più affettuosamente «Getty Bronze». Perché il Gip di Pesaro ha stabilito, con una sentenza che farà storia in materia di beni contesi e che si avvale di ben trentasette pagine fitte fitte di motivazioni, che l'Atleta deve essere confiscato. La vicenda era approdata in tribunale già nel 2007 per un esposto presentato dall'associazione culturale Le Cento Città alla procura di Pesaro per violazione delle norme doganali e contrabbando. All'inizio, la confisca non era stata concessa, ma nel giugno 2009, il nuovo gip Lorena Mussoni aveva cambiato rotta giuridica, designando l'Atleta «patrimonio indisponibile» e non mollando su nessuna procedura. Fino alla sentenza che ha ribaltato la posizione di forza del Getty, anche se - mentre a Pesaro si stappava lo spumante in strada per la vittoria conseguita quando sembrava perduta - da Los Angeles hanno immediatamente fatto sapere di essere pronti a ricorrere in Cassazione. Il braccio di ferro Italia-Usa su uno dei beni archeologici più celebri ha un passato denso di ombre e di brutali rotture delle trattative. Al suo attivo, ha decenni di beghe e di comportamenti poco etici di molti dirigenti del Getty. Il precedente ministro dei beni culturali, Francesco Rutelli, sulla restituzione di due beni-simbolo come l'Atleta e la Venere Morgantina (trafugata da uno scavo siciliano nel 1979, venne comprata per diciotto milioni di dollari nel 1988 quando al timone dell'istituzione c'era Marion True), si era giocato la partita di qualsiasi accordo con il museo di Malibu. L'aveva spuntata su Afrodite, ma non su Lisippo. Secondo il museo californiano, a tutt'oggi non sarebbe possibile dimostrare la provenienza illegale del reperto. In realtà, la statua scolpita probabilmente da Lisippo (collocabile nel periodo ellenistico, è realizzata con la tecnica della fusione a cera persa) venne ripescata nel 1964 nel tratto di mare a largo di Fano e potrebbe essere arrivata a Paul Getty dopo una «ripulitura» in Svizzera (passaggio consueto per gli acquisti clandestini). Eppure, la scultura rimase in stand by fino alla morte del patriarca del Getty che non si fidò e non elargì nessun soldo. Ma i discendenti, invece, non si fecero problemi e versarono quattro miliardi e settecentocinquanta milioni di vecchie lire per esibire quel giovane corpo levigato nelle sale del loro museo. Secondo l'avvocato dello Stato, Maurizio Fiorilli, da parte americana la malafede ha imperato, con tanto di «occultamento delle prove». Nel corso del dibattimento, ha spiegato il legale, si è potuta visionare la documentazione relativa all'acquisto della statua bronzea. L'anomalia? Nel dossier non compare mai il contratto stipulato in Brasile da Artemisia (la società che lo ha rivenduto al Getty) con i cittadini italiani assolti nel processo svoltosi allora. E soprattutto, non si comprende perché lo Stato italiano non sia stato avvertito della presenza di quel reperto che certo non passava inosservato.
Confiscato l'Atleta di Lisippo. Il Getty va in Cassazione
La statua dell'Atleta vittorioso, attribuita al greco Lisippo, è stata confiscata dal Tribunale di Pesaro. La vicenda è stata aperta nel 2007 per un esposto contro il Getty Museum di Los Angeles. La statua era stata acquistata nel 1964 e potrebbe essere stata acquistata con fondi illeciti. Il Getty ha ricorso in Cassazione contro la sentenza del Tribunale. La sentenza ha stabilito che l'Atleta è patrimonio indisponibile e non può essere confiscato. Il museo californiano ha affermato che non è possibile dimostrare la provenienza illegale del reperto, ma l'avvocato dello Stato ha affermato che la malafede è stata dimostrata.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo