E' il primo museo italiano. Forse proprio per questo spesso al centro di attacchi e polemiche. Il direttore della Galleria degli Uffizi Antonio Natali parla a ruota libera di presente e futuro della principale realtà museale del nostro paese. Ogni volta che vengono pubblicati i dati di Federculture sui musei più visitati al mondo, si scatenano le polemiche. Nel 2008 gli Uffizi sono scesi dal 21 al 23 posto (1.554.256, -3,8). Ancora saldo al primo posto il Louvre con 8 milioni e mezzo di visitatori (2,4). I dati non contestualizzati possono essere forviati. Troppe le considerazioni da fare intorno a una cifra, compresa quella sull'ospitalità di una città. A Firenze non è che il turismo cali perché vengono meno visitatori agli Uffizi, è vero il contrario. Non si spiegherebbe altrimenti il boom del periodo natalizio (11,57 ndr). Il continuo riferimento al Louvre è parimenti forviante. Si tratta di una struttura infinitamente più vasta, un intero sistema di musei, vero museo nazionale di Francia. Che in Italia non abbiamo, perché è la nostra storia ad essere diversa, ed è la distribuzione dei beni artistici così capillare sull'intero territorio nazionale a fare del nostro paese una realtà unica. Se si ragionasse di densità di visitatori, invece che di numeri assoluti, si vedrebbe che gli Uffizi sono ai primi posti nel mondo. Ci si lamenta delle file, dell'esiguità dei servizi accessori, bagni compresi, della poca leggibilità degli allestimenti, delle sale chiuse. Chi gira un po' il mondo sa perfettamente che un luogo ambito ha una fila davanti. Perché non si può andare oltre una certa capienza. Per limitare i disagi, esiste un servizio di prenotazione. Riguardo all'allestimento, ci vuole un minimo di obbiettività che derivi dalla conoscenza. Questo museo è nato nel 1581, voluto da Francesco I, edificato da Giorgio Vasari, è assediato dai cantieri per i Nuovi Uffizi, non si può paragonare a strutture più moderne. Non possiamo mettere le luci nei corridoi, i soffitti sono affrescati, una parete è a finestre, su quella di fronte c'è l'intonaco vasariano. Riguardo alla disposizione delle opere, c'è una ristrettezza che non mi piace, ma la scelta è stata di far vedere più cose possibile. Con i Nuovi Uffizi perseguiamo l'idea di maggior respiro. Anche se saranno esposte pure opere attualmente di scarsa visibilità, come il Sei e Settecento ora nella prima parte del Corridoio Vasariano, accessibile a un numero ristretto di visitatori. La difficoltà del futuro allestimento sarà proprio di ridisegnare tutte le sale; tranne che le prime, progettate da Michelucci, Gardella e Scarpa, tuttora un esempio in ogni manuale di museografia. Riguardo alle sale chiuse, è una leggenda metropolitana. Il personale è scarso, quarantacinque addetti la mattina, altrettanti al pomeriggio, ma in caso di emergenza vengono dirottati sugli Uffizi unità di altre strutture del Polo. Proprio per ovviare a un problema che in passato si era in effetti presentato. Ritiene che il commissariamento dei cantieri deiNuovi Uffizi, voluto dal ministro Bondi, abbia portato a dei risultati? Tutto ciò che porta ad un'accelerazione dei tempi mi trova concorde, senza nulla togliere alla professionalità dei colleghi della sovrintendenza. Il ministro ha annunciato il termine dei lavori nel 2013, ma già a giugno di quest'anno sarà consegnato il primo lotto, l'ala che viene chiamata di Nord Ponente. Sono le sale destinate alla pittura straniera: fiamminga, olandese, francese e spagnola. Il direttore generale alla valorizzazione Mario Resca, proprio con noi, è stato molto tranchant sull'argomento mostre: dovranno essere meno e di maggior qualità. Troppo spesso vengono fatte esclusivamente per consentire alle società che gestiscono i servizi aggiuntivi di aumentareil prezzo del biglietto. Vale anche per gli Uffizi? Condivido pienamente il giudizio. Le mostre devono avere un progetto educativo. Come nel caso de "La città degli Uffizi", che riporta nei luoghi per cui sono nate opere custodite in Galleria. Tastando il polso a un turismo più curioso e meno conformista. Come col sorprendente successo, nel comune di Bagno a Ripoli, de "L'oratorio di Santa Caterina all'Antella e i suoi pittori". Nonostante quasi solo la stampa locale ne abbia parlato, per la mancanza di coraggio dei giornalisti nel proporre ai loro direttori eventi non abbastanza risonanti, sono arrivati visitatori fin da Milano, da Treviso. Purtroppo, con un popolo di telespettatori come quello italiano, è molto più semplice dire "Leonardo o Caravaggio agli Uffizi". Eppure state preparando proprio una mostra dedicata a Caravaggio. Credo sarà una bella cosa. Una mostra importante, su due sedi, noi e la Galleria Palatina: centodieci opere di artisti caravaggeschi da tutta Europa, la possibilità di vedere sei o sette autentici Caravaggio riuniti insieme, oltre ad alcune vere scoperte. Si ritrova il Caravaggio voluto dai Medici, che per la sua pittura, si sta scoprendo, ebbero una vera passione. Il futuro della Galleria, c'è grande fermento. Il governo ha promesso la legge speciale per Firenze, l'amministrazione cittadina vorrebbe partecipare alla gestione, periodicamente si sente ventilare anche di una Fondazione, con ingresso di soggetti privati. Sono disponibile a tutto, ma non vorrei giudicare le imprese senza prima aver capito come saranno articolate. Io sono privo di potere, gli strumenti in mio possesso sono coerenza, coscienza e la legge. Non ho preclusioni, ma finora nessuno ha presentato niente, quando sarà il momento farò le mie valutazioni secondo i miei strumenti.