Caro direttore, esercito la professione di dottore commericalista e vivo sul lungomare di Pozzuoli. Desidero vivamente dare un contributo all'argomento che tratta dello scheletro di cemento armato ubicato all'estremità del lungomare. Il soprintendente Gizzi ha esortato, in diverse lettere aperte, il sindaco a non abbattere quello che è da tutti qui considerato uno schiaffo all'ambiente e al paesaggio e non un'opera architettonica di valore. Ora, secondo Gizzi, il fatto che sia stato progettato da un valente architetto, giustificherebbe addirittura il suo completamento. Credo che Gizzi confonda forse il concetto di «ecomostro» e ciò è assolutamente singolare perché egli fa capo a un organo, la soprintendenza, che dovrebbe difendere a spada tratta qualsiasi tentativo di intrusione privata e pubblica nelle zone di primario interesse paesaggistico. Ora, se tale opera è talmente «bella» perché Gizzi non la fa spostare e costruire accanto all'anfiteatro, o a qualche altro sito di interesse archeologico? Provocazioni a parte, il punto è che un'opera non è bella in sé, ma deve essere anche e soprattutto ecocompatibile. Costruire un manufatto di 4 piani sul mare, devastando gli equilibri preesistenti, è un atto di criminalità ecologica da contrastare con ogni mezzo. La gente comune non ha voce, non può fare nulla, assiste inerme alle continue barbarie di amministratori pubblici e soggetti privati che sfruttano incontrastati il territorio e lasciano segni indelebili nel tempo. Nel secolo scorso abbiamo assistito inermi alla costruzione di fabbriche, cantieri, ciminiere, capannoni su quello che era considerato uno dei luoghi più belli dell'antichità, dipinto da Hackert, Pitloo, Gigante e raccontato negli scritti di Goethe e Byron, visitatori estasiati. Della bellezza dei luoghi non rimane che macerie ormai, residuati di industrie dismesse, mare inquinato e non balneabile quasi ovunque, e un sentimento di ferita che tutti noi, abitanti e visitatori, proviamo quando passeggiamo sui tratti di costa del luogo. Per questo dico a Gizzi, e a tutti quelli che si oppongono agli abbattimenti di opere legalmente devastanti, che l'«ecomostro» di via Napoli deve cadere giù, al pari di tutte le stutture che hanno ferito e calpestato il territorio, provocandone un degrado senza limiti e che deve finalmente iniziare un'epoca di riscoperta della bellezza del territorio, accompagnata da un'economia sostenibile che valorizzi il mare e le coste e lasci in eredità ai nostri successori i veri tesori della nostra terra.