LECCE Chilometri di pareti decorate. Un labirinto d'immagini e di simboli a venti metri sotto il livello del mare. Uno dei posti più suggestivi della Terra. Un santuario, luogo di antichissimi culti, che riporta indietro alla tarda preistoria mediterranea. Un viaggio a ritroso di seimila anni. Tutto questo è la Grotta dei Cervi di Porto Badisco, il più imponente «museo» del Neolitico in Europa. La chiamano la Cappella Sistina della preistoria. A differenza della Cappella Sistina però, non è visitabile. A quarant'anni dalla scoperta - furono gli speleologi del gruppo Pasquale De Lorentiis di Maglie a farla conoscere - è inaccessibile non solo al pubblico, ma anche agli studiosi. E tutto questo per non alterare il delicato microclima che ha permesso finora la conservazione delle pitture. Sono stati anni di contrasti, anche piuttosto accesi. Da una parte chi voleva fare della Grotta dei Cervi una meta turistica, un polo d'attrazione, cosa che avrebbe reso necessaria la realizzazione di opere infrastrutturali nell'area immediatamente circostante; dall'altra chi - in prima fila il gruppo speleologico artefice della scoperta - si è opposto fortemente per salvaguardare l'integrità del sito. Ad appianare i contrasti interviene ora la Provincia di Lecce. «La grotta è inserita in un contesto costiero bellissimo, ed è chiaro che deve rimanere intatta, tuttavia abbiamo il dovere di lavorare per rendere possibile la fruizione di questo patrimonio». L'assicurazione viene da Simona Manca, vicepresidente della Provincia nonché assessora alla Cultura. «Abbiamo una ricchezza enorme, e nessuno lo sa», dice. Entro il mese di garantire l'integrità del sito sono compatibili. Se rendere fruibile vuol dire modificare il territorio circostante con interventi invasivi, non so se ne valga la pena». In quel caso, è possibile che si scelga la fruizione a distanza. Le novità tecnologiche oggi lo rendono possibile. febbraio, su sua convocazione, si riuniranno l'Università del Salento, il Comune di Otranto, la Soprintendenza, l'Azienda di promozione turistica, quel che è rimasto del gruppo speleologico di Maglie, «e tutti gli altri enti e organismi che possano aiutarci a redigere un piano di intervento per la valorizzazione di questo spettacolare sito archeologico». Come? Non è facile. Prima ancora della fruizione, occorre pensare alla tutela. Dovrà essere quello il primo passo, attraverso un attento monitoraggio. Il microclima La conservazione del microclima (temperatura costante attorno ai 18 gradi centigradi, e umidità che oscilla tra il 98 e il 100) dovrà essere alla base di qualsiasi intervento, se si vuole conservare quello straordinario repertorio di dipinti rosso ocra di epoca neolitica che decorano seicento metri di roccia. «Non agiremo per la fruizione ad ogni costo - dice la vicepresidente - Lo studio ci permetterà di capire se l'accesso alla grotta e la necessità di Lo studio Esiste già uno studio per fruire virtualmente della Grotta dei Cervi, e cioè per visitarla pur senza avere la possibilità di accesso. A realizzarlo, è stato il coordinamento Siba dell'Università del Salento in collaborazione con il National Research Council of Canada e la Soprintendenza archeologica della Puglia. Uno studio di grande valore (a coordinarlo è stata la professoressa Virginia Valzano), basti pensare che si è classificato primo a livello nazionale nella categoria «eScience and Technology» dell'Italian eContent Award 2009, e rappresenterà l'Italia a livello internazionale al prestigioso World Summit Award 2011. Ebbene, questo lavoro ha permesso l'acquisizione digitale in 3D delle pitture parietali e degli ambienti della grotta, cui è seguita l'elaborazione dei dati. Cosa significa? Che allo stato attuale esiste un modello tridimensionale ad alta risoluzione, e completo di colore, che consente la fruizione completa della Grotta dei Cervi. E' però, come dire, di proprietà privata. Basterebbe renderlo pubblico, installarlo in un luogo di grande interesse storico e architettonico, come potrebbe essere il Castello di Otranto, e far conoscere al mondo questo patrimonio che il Salento tiene ancora nascosto. Evitando interventi di grosso impatto ambientale.
Otranto, sì al piano per la Grotta dei Cervi
La Grotta dei Cervi di Porto Badisco, in Puglia, è un museo del Neolitico in Europa e viene chiamata la Cappella Sistina della preistoria. È inaccessibile al pubblico e agli studiosi per non alterare il delicato microclima che ha permesso la conservazione delle pitture. La Provincia di Lecce ha deciso di lavorare per rendere possibile la fruizione di questo patrimonio, ma è necessario garantire l'integrità del sito. La Provincia ha convocato un gruppo di enti e organismi per redigere un piano di intervento per la valorizzazione del sito. Il microclima della grotta è delicato e la conservazione delle pitture rosso ocra è fondamentale.
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