Diciannove milioni di italiani nell' ultimo anno hanno effettuato donazioni per cause sociali per un valore totale di 1,1 miliardi di euro (2200 miliardi di vecchie lire). E' quanto emerge da alcune ricerche condotte dalla Doxa, in collaborazione con la Renzi Comunicazione, presentate recentemente a Roma. Negli ultimi due anni si è verificato un aumento significativo del numero dei donatori. A luglio del 2001 dichiarava di aver effettuato donazioni il 31 degli italiani con più di 14 anni. A novembre del 2002 la percentuale è salita al 39.Tra i fattori che hanno contribuito alla crescita delle donazioni la ricerca indica il drammatico evento dell'11 settembre 2001, l'aggravarsi dei conflitti esistenti da tempo,le catastrofi che hanno colpito il nostro Paese, in particolare San Giuliano in Molise e Catania e la sua provincia con l'Etna. Il donatore medio è più spesso donna (44), mentre gli uomini sono il 34. Più generose sono le persone di mezza età. La media nazionale è di 60 euro annui ma un quarto dei donatori ha devoluto più di 260 euro. Il quadro che emerge è di un Paese che sa fare quadrato di fronte alle avversità, anche in presenza di un aumento dei prezzi al consumo. Tra i settori privilegiati troviamo la ricerca medica (oltre il 90 degli italiani si dichiara favorevole alla raccolta di fondi in questo settore). La recondita paura di ammalarsi, l'esperienza, comune a molti, di parenti o conoscenti malati sono fra le cause di tanta disponibilità. Infatti il 60 degli italiani ha donato a favore di associazioni che promuovono la ricerca medica. Seguono le donazioni per popolazioni in guerra (18), per l'adozione a distanza (12), per la povertà in Italia (9), per la protezione degli animali (5), per la tutela dell'ambiente (3), per i portatori di handicap (2), e solo l'l per la difesa del patrimonio artistico. Rispetto alla ricerca medica e alle cause umanitarie, la difesa dell'ambiente e la tutela del patrimonio artistico raccolgono comunque una dichiarazione di disponibilità che oscilla tra O 24 e il 30 degli italiani. Tuttavia questa disponibilità non si trasforma in donazioni per due ordini di motivi: molti italiani considerano la tutela dell'ambiente e del patrimonio culturale un compito dello stato piuttosto che una responsabilità diretta dei cittadini; le donazioni per l'arte e la cultura, fino a qualche tempo fa, non erano assistite da agevolazioni fiscali, a differenza degli altri settori. A commento si può aggiungere che aver sostenuto per lungo tempo che la tutela del patrimonio è compito solo dello stato (considerando una pericolosa ingerenza il coinvolgimento dei privati), ha certamente contribuito ad allontanare una qualunque assunzione di responsabilità da parte dei cittadini, pure in presenza di un diffuso volontariato culturale. Nonostante questo quadro la ricerca evidenzia che c'è una fascia di italiani (appunto tra il 24 e il 30) che si dichiara disponibile per donazioni in questi settori. Questo dato chiama in causa tutto il sistema pubblico, che dovrebbe avere una politica che consenta di raccogliere una tale disponibilità, ma anche il sistema delle imprese (a che punto è il rinnovo della convenzione fra il Ministero per i beni e le attività culturali e la Confindustria?). Doxa infatti mette in evidenza che il pubblico dei consumatori apprezza molto le aziende che si impegnano a sostegno di tematiche sociali. C'è consapevolezza che l'aiuto a cause sociali è una delle modalità possibili per pubblicizzarsi e tuttavia si conferma un ampio consenso. Dai dati della ricerca emerge quindi un Paese solidale che è disposto a dare ancora e che, a certe condizioni, concede fiducia alle imprese che si impegnano in tematiche sociali. In questo quadro le recenti iniziative assunte per incentivare fiscalmente imprese e cittadini nelle donazioni a favore dei beni culturali e dello spettacolo, possono trovare terreno favorevole se ci sarà una adeguata campagna di sen-sibilizzazione ma anche se la politica sarà più credibile. Di partecipazione dei cittadini si parla molto ma si fa ancora poco.