Sirolo Il presidente Lanfranco Giacchetti lo ha sottolineato più volte: la nuova variante generale al Piano del Parco del Conero è l'unico vero strumento di gestione del territorio di Ancona, Sirolo, Numana e Camerano. Ad esso dovranno riferirsi i Comuni nella redazione dei piani regolatori. Diciotto mesi per uniformarsi a quello de Parco. Un Piano approvato in extremis dal consiglio regionale, a meno di quattro anni dall'inizio dell'iter dopo una concertazione articolata: con i Comuni e con gli operatori, col pubblico e col privato. E la Regione che ha recepito l'importanza dello strumento di pianificazione che è stato definitivamente approvato. Ora si attendono la pubblicazione sul Bollettino ufficiale e il regolamento attuativo, ed entro sei mesi il Piano sarà operativo. Centomila i metri cubi di urbanizzazione previsti per i prossimi anni nei quattro comuni. E ci sono località che potranno ancora utilizzare il residuo dei Piani regolatori precedenti: tra questi Sirolo, che ancora ha da sfruttare una capacità edificatoria di cinquantamila metri cubi. A Sirolo il nuovo Piano pone dei paletti stralciando alcune zone come San Lorenzo, sotto tutela. Il Piano favorisce turismo e agricoltura e, attraverso le Aree di progetto strategiche, consentirà interventi di riqualificazione: in via La Forma, a Sirolo, dove verranno riconvertiti i vecchi capannoni artigianali; a Portonovo sistemati laghetti e parcheggi e strutture turistiche; a Marcelli dovrà attuarsi l'arretramento delle strutture balneari, che troppo ravvicinate alla battigia rischiano di essere colpite dall'erosione. Il nuovo Piano è stato presentato ieri mattina nella sede del Parco, a Sirolo, dal presidente Giacchetti e dall'assessore regionale Amagliani con il capo dell'equipe dei progettisti della "Promoter", l'architetto Picciafuoco. Presenti i consiglieri del Parco Schiavoni e Moschini. "Un grande obiettivo ha detto Giacchetti , una vittoria dell'ente Parco e di tutti quanti hanno contribuito". L'assessore Amagliani: "L'approvazione in Consiglio Regionale è stato un fatto importante, considerato il valore ambientale, paesaggistico e storico culturale dell'area". Schiavoni ha precisato: "Il Piano recepisce quasi in toto le richieste degli operatori turistici. Turismo, ma anche valorizzazione e riqualificazione. Ora la parola passa ai Comuni". E' il Piano che dà il via alla "tutela attiva, ha rimarcato l'architetto Piacciafuoco - e conferisce un impulso all'attività agricola. Corsia preferenziale ai produttori, a chi vorrà impiantare allevamenti, cantine o altre imprese dedite ai prodotti tipici. Ma anche il turismo culturale trova spazio con le "aree progetto" concordate con la Soprintendenza archeologica per la valorizzazione del patrimonio storico-culturale".